Fino a che punto dobbiamo preoccuparci di quello che diamo da mangiare ai nostri figli? Quando rischiamo di esagerare? Uno studio dell’università di Southampton commissionato dall’Agenzia per la sicurezza alimentare inglese e pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet ci mette chiaramente in guardia.
Pericolose aggiunte
Di questa ricerca hanno parlato anche diversi quotidiani italiani. Tra cui la Stampa che ha titolato “I coloranti che avvelenano i bambini: Merendine e bevande sotto accusa – L’Inghilterra ha denunciato le sostanze pericolose e l’UE inizia gli studi per metterle al bando”
L’uomo (e anche il bambino) è ciò che mangia. Questa affermazione del filosofo Feuerbach assume qui un realistico sapore.La situazione però non è drammatica: basta che noi dedichiamo un po’ più di attenzione alle cose che mettiamo in tavola per noi e per i nostri figli. E’ vero che le incombenze quotidiane spesso non ci lasciano un minuto di tempo, ma su quello che mangiamo è fondamentale stare attenti. Attraverso la scelta e la qualità dei cibi possiamo migliorare la salute nostra e quella dei nostri cari.
Leggere le etichette
La lettura delle etichette è molto istruttiva ed è un diritto del consumatore, anche se a volte il corpo tipografico dei caratteri con cui è stampato l’elenco degli ingredienti è talmente minuscolo che dovremmo portarci al mercato in negozio o al supermercato una bella lente di ingrandimento. Ma alcune sigle, quelle per esempio pubblicate dalla Stampa (E102, E104, E110, E122, E124, E129, E211) e bandite in molti paesi, sono facilmente riconoscibili per cui iniziamo ad abituare la vista a riconoscerle. In particolare, potrebbe essere l’interazione tra più sostanze ad essere dannosa per i bambini, rendendoli apparentemente più aggressivi e iperattivi.
Pane quotidiano
Facciamo per esempio un accenno al pane. Che c’è di più semplice? Ma avete provato a scoprire gli ingredienti con cui può essere fatto il pane? Se ci provate, vi renderete conto che non è facile trovare pane composto solo di acqua, semplice farina di frumento e lievito di birra. La cosa più comune che ci si può trovare dentro è lo strutto. Provate a pensare: Se lo mangiate tutti i giorni alla fine dell’anno avrete consumato qualche chilo di strutto industriale. Anche per questo vale la pena soffermarsi sulle etichette e scegliere i prodotti semplici, fatti alla vecchia maniera.
C’è merendina e merendina:
La ricerca inglese ci ammonisce. Possiamo andare nel negozio di prodotti biologici o no, possiamo frequentare anche al supermarket lo scaffale dei prodotti naturali. Ma non è necessario. Nei supermercati si trovano anche prodotti certificati con il minimo ricorso, durante la produzione e lo stoccaggio, a pesticidi, fitofarmaci o conservanti.Ma diamo la precedenza a una semplice procedura. Anche in questo caso, leggiamo sempre l’etichetta e potremo così facilmente orientarci. Per stare meglio non c’è sempre bisogno del più certificato biologico: basta il buonsenso e meno additivi.
Cosa scegliere
Quando scegliamo una bella merenda per i nostri bambini, basta preferire i cibi e le bevande che non contengono coloranti, additivi, conservati, miglioratori del gusto, rigeneratori, grassi, e via elencando. Pane e marmellata? Va benissimo: pane comune e marmellata senza aggiuntivi. Bevande? Meglio non colorate come se fossero di plastica, o addizionate come micidiali cocktail di preparati chimici. Il bimbo protesta perché vuole lo snack? Abituiamolo a un po’ più di rigore. Noi risparmieremo e lui guadagnerà in salute.
Meritiamoci una buona merenda.
Merenda (dal latino merere cioè meritare, secondo il Devoto-Oli) è un momento della giornata che i bambini aspettano con impazienza. Meglio che sia sana, no? I nostri figli, appunto, se la meritano.
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La Dott.ssa Gabriella Morini, ricercatrice dell'UniversitĂ di Scienze Gastronomiche, spiega ai genitori come convincere un bambino a provare gli alimenti che spesso i piccoli rifiutano.
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