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Mio figlio mangia troppo, che fare?
Come si fa a capire se un bambino è sovrappeso?
Affidiamoci alle curve di crescita e di calcolo del peso che può fornirci il nostro pediatra. E' sufficiente controllare che l'evoluzione della sua curva rientri nella fascia considerata di normalità. Un bambino può sembrare un po' rotondetto in una certa fase di crescita senza per questo diventare obeso. Solo uno specialista potrà giudicarlo.
Quando si può dire che un bambino mangia troppo?
La prima domanda da farsi è: "troppo in rapporto a cosa?" Ci sono piccoli e grandi mangiatori. Quando un bambino si fionda sulla cena e divora tutto ciò che trova, forse è perché non ha mangiato abbastanza a pranzo. Tra fratelli, non è sempre facile fare le giuste dosi – ad esempio per il bimbo più piccolo che vuole mangiare come il fratello più grande -, ma è indispensabile spiegare che le porzioni sono distribuite in base all'età e al livello di attività fisica. Questo non significa che ci siano alimenti vietati. E' una questione di porzioni.
Se non gli vietiamo nulla, come evitare gli eccessi?
Semplicemente contenendoci durante la spesa. Si può comprare il patè per le tartine, ma solo un pochino. E quando finisce, non bisogna precipitarsi a comprarne dell'altro. Evitatiamo i divieti. Non riempiamo la dispensa e il frigo. L'offerta e la disponibilità di alimenti sono fattori che incidono notevolmente nel problema della sovralimentazione. Lasciamo piuttosto della frutta a disposizione in bella mostra. In caso, facciamogliela trovare già sbucciata quando tornano da scuola per dimostrare ai nostri bimbi che abbiamo pensato a loro. E soprattutto, diamo il buon esempio. Se mamma e papà si rilassano con birra e patatine al rientro dal lavoro, perché i nostri bimbi dovrebbero accettare di buon grado la frutta rinunciando agli snack?
Cosa possiamo fare se troviamo pacchetti di biscotti o di patatine sotto al suo letto?
Possiamo spiegare al nostro topolino che la camera non è fatta per mangiare. Si mangia a tavola. E cerchiamo di capire perché rosicchia di nascosto. Non mangia abbastanza durante i pasti? In certe famiglie i pasti sono troppo leggeri. Si annoia? Spesso infatti è la noia che spinge i bambini a mangiare anche se non hanno appetito, magari davanti alla TV, soprattutto se questa è posizionata nella loro cameretta. Di solito la noia scatta quando il bambino è da solo: proviamo a procurargli la compagnia di una babysitter, oppure organizziamoci con i genitori dei suoi compagni di classe per far stare i bimbi insieme a fare i compiti.
DA FARE:
- Prevediamo un menù per diversi giorni, facciamo una lista della spesa basta su questo menù a atteniamoci a quanto deciso.
- Prepariamo la stessa pietanza per tutta la famiglia ma diamo a ciascuno la giusta quantità.
- Mangiamo tutti insieme, e non davanti alla TV.
- Insegniamo ai bambini a presentarsi a tavola quando hanno fame, così da evitare i rosicchiamenti clandestini.
- Camminiamo insieme a loro il più possibile.
DA EVITARE:
- Riempire troppo la dispensa e il frigorifero.
- Proibire o eliminare alcuni alimenti.
- Parlare di dieta tutto il tempo e fare commenti truci sul peso.
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OBESITA': COLPA DEI DIVIETI?
Quanto dovrebbe mangiare un bambino?
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Il problema dell'obesità infantile.
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Le buone abitudini in aiuto dell’obesità infantile
Gli autori di questo studio hanno revisionato 17 lavori sulle abitudini alimentari degli adolescenti arrivando a scoprire che i ragazzi che consumano almeno 3 pasti seduti a tavola insieme ai genitori hanno il 12% di probabilità in meno di essere in sovrappeso, hanno il 20% di probabilità in meno di mangiare cibo spazzatura, hanno il 35% di probabilità in meno di saltare i pasti ed evidenziano il 24% di probabilità in più di mangiare verdure, frutta e cibi sani.
Fonte: Sanihelp.it
Dieta sbilanciata in gravidanza tra le cause dell'obesità infantile
Lo dice una ricerca della Southampton University, nel Regno Unito, pubblicata sulla rivista Diabetes, che prende in esame le abitudini alimentari delle donne in attesa.
Il cosiddetto cibo spazzatura può causare alterazioni del Dna e predisporre il bambino all'obesità, anche se la madre non ha problemi di peso.
Keith Godfrey, uno dei ricercatori, spiega: “la nutrizione della madre durante la gravidanza può causare importanti cambiamenti epigenetici che contribuiscono al rischio della prole di sviluppare l'obesità durante l'infanzia''.
In realtà, anche la costituzione della madre è importante per la salute del piccolo.
Infatti, la mortalità neonatale aumenta in maniera significativa se la donna incinta è obesa.
Ad affermarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Human Reproduction, che ha analizzato l'indice di massa corporea di oltre 40 mila donne in attesa, scoprendo che quelle che mostravano un Bmi (Body mass index) superiore a 30 trasmettevano al bimbo un tasso di mortalità di 16 ogni mille parti, dato che si dimezzava se il Bmi rientrava nella forbice 18,5/24,5.
Lo studio dell'Università di Newcastle ha dimostrato inoltre che la mortalità neonatale aumenta anche se la donna è sotto peso, evidenziando infine un indice di massa corporea ideale di 23.
Ruth Bell, la coordinatrice della ricerca, spiega: “questo dimostra che è necessario dare tutto l'aiuto possibile alle donne per perdere peso prima della gravidanza e dare al bambino le migliori chance di vita".
Del resto, una ricerca precedente del King's College aveva già messo in luce i rischi legati ad un peso eccessivo.
In questo caso ricercatori hanno analizzato i dati di 385 donne obese incinte del loro primo figlio, riscontrando che queste persone rischiavano di più l'eclampsia e le nascite premature rispetto a quanto avveniva per le gestazioni delle donne normopeso.
Scendendo nel dettaglio, le mamme “extralarge” hanno probabilità quasi doppie di partorire un bimbo sottopeso (meno di 2,5 kg alla nascita).
Fonte: Italiasalute.it
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La Dott.ssa Gabriella Morini, ricercatrice dell'Università di Scienze Gastronomiche, ci spiega come l'alimentazione della mamma influenza il gusto del bambino che sta per nascere. |
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PESO ECCESSIVO DEL BAMBINO
Lo allatto ancora al seno, anche se sto cercando di diminuire.
Il pediatra continua a dirmi che lo faccio mangiare troppo, ma non è così, anzi, a parte il latte (dato a richiesta), fa due pasti regolari e poi, niente merendine o fuori pasto.
Vorrei fargli seguire una dieta equilibrata.
Allarme sovrappeso e obesità nella prima infanzia
È questo il risultato principale di una ricerca condotta da GfK Eurisko su duecento pediatri italiani, nell’ambito del Mese della Nutrizione Infantile, un’iniziativa promossa da Mellin, che per il terzo anno consecutivo si propone di favorire l’informazione sulla corretta nutrizione nella prima infanzia.
I numeri emersi dalla ricerca mettono l’accento su un problema spesso sottaciuto: di sovrappeso e obesità nei bambini si parla tanto, ma spesso si ignora che il disturbo cominci nella primissima infanzia, prima dei tre anni.
Per questo, secondo i pediatri è fondamentale “promuovere cultura su questo problema a livello sociale, sensibilizzando le mamme e le famiglie”.
“L’obesità è un problema importante su cui il pediatra appare sensibile e molto coinvolto, anche se non sempre è facile per lui educare la mamma a un corretto stile alimentare e aiutarla a farsi carico del problema”, ha dichiarato Isa Cecchini, direttore del Dipartimento Salute di GfK Eurisko.
“Il cibo infatti rappresenta un elemento fondamentale nella relazione fra mamma e bambino e chiederle di limitarne le richieste non è sempre facile. A questo si aggiunge, a detta dei pediatri intervistati, una scarsa informazione su questo problema e forse anche il pregiudizio legato all’idea che il sovrappeso nei bambini piccoli sia il segno di buona salute”.
Il peso elevato in realtà non è sinonimo di salute neanche nella prima infanzia ed educare a una corretta alimentazione fin dai primi anni di vita è fondamentale per assicurare al bambino un futuro in salute: “L’alimentazione nella prima infanzia può avere un impatto notevolissimo nel contrastare l’epidemia di obesità in età pediatrica”, ha affermato Margherita Caroli, presidente dell’European Child Obesity Group. “E non ha solo effetti metabolici: dalla nascita fino a circa i 3 anni si stabiliscono le abitudini alimentari e si tracciano gli stili di vita”.
Particolarmente delicato è “il secondo semestre di vita, quando si inizia l’alimentazione complementare”, ha aggiunto Caroli.
È quello il periodo in cui “i lattanti possono andare incontro a squilibri alimentari: per esempio, a un eccesso di assunzione di proteine, un fattore di rischio per lo sviluppo di un precoce ‘adiposity rebound’, che a sua volta predispone all’obesità.
In altre parole, prendersi cura dell’alimentazione di un lattante non vuol dire solo stare attenti alla copertura dei bisogni nutrizionali immediati, ma vuole anche dire fornire salute a lungo termine.
Anche in età adulta”.
È questa la ragione per cui “la prevenzione dell’obesità deve essere intrapresa il più precocemente possibile”, ha sottolineato Piercarlo Salari, Pediatra di consultorio a Milano e Vigevano.
“Non è il caso di fare inutili allarmismi, ma la realtà è che in molti casi il sovrappeso trae le sue origini già dai primi anni di vita e in particolare dallo svezzamento: è questo il momento in cui il bambino si cimenta con nuove esperienze di sapori, instaura il proprio rapporto con il cibo e struttura i ritmi della giornata, scanditi dal susseguirsi dei pasti”, ha concluso.
Problemi di salute per bambini obesi
E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati emersi al convegno "Alimentazione, stili di vita e salute dei bambini" promosso da Barilla center for food nutrition durante il quale Claudio Maffeis pediatra dell'universita' di Verona ha affermato che per la prima volta i bambini con eccesso ponderale hanno prospettiva di vita inferiore ai genitori.
Un allarme giustificato dai numeri che vedono la presenza in Italia di oltre un milione e centomila bambini tra i sei e gli undici anni con problemi di obesita' e sovrappeso che rappresentano il 23,6 per cento della classe terza elementare.
Le malattie collegate direttamente all'obesita' sono responsabili - sottolinea la Coldiretti - di ben il 7 per cento dei costi sanitari dell'Unione Europea poiche' l'aumento di peso e' un importante fattore di rischio per molte malattie come i problemi cardiocircolatori, il diabete, l'ipertensione, l'infarto e certi tipi di cancro, sulla base dei dati della Commissione Europea.
Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani - continua la Coldiretti - di conquistare il record della longevita' con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea.
Ma il futuro e' preoccupante per effetto soprattutto del progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate.
Occorre invertire la tendenza promuovendo il consumo di frutta e verdura a casa, nelle scuole e nelle mense anche con l'aiuto dei nuovi distributori automatici snack che si stanno diffondendo e dove e' possibile acquistare frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompi-digiuno per una merenda sana alternativa al "cibo spazzatura".
Treviso: primo parco anti obesita' per bambini
A Treviso ha aperto il primo parco sportivo anti obesita' per bimbi da 0 a 6 anni.
Tra i viali del Primo Sport, questo il suo nome, e' possibile vedere e consultare veri e propri personal trainer, formati dal comitato provinciale del Coni, che spiegano ai bambini quali giochi fare per restare in forma.
I castelli di legno, le scale, il percorso sprint, una riedizione moderna del piu' noto 'percorso di guerra' sono stati realizzati con il contributo dei ricercatori della Facolta' di Scienze Motorie dell'universita' di Verona, che hanno ideato 7 percorsi di sviluppo delle capacita' motorie del bambino, suddivisi in aree tematiche: manualita', mobilita', equilibrio oppure aumento delle capacita' del gioco simbolico. Il tutto tenendo conto delle fasce d'eta' 0-2, 2-4, 4-6 anni.
''Il parco si estende su 2500 metri quadri - afferma Giorgio Buzzavo, amministratore delegato di Verde Sport - ed e' costato tra i 100 e i 120mila euro. Ora l'idea e' quella di aprire altri parchi in altre zone d'Italia, attraverso la creazione di una fondazione e cercando partnership pubblico-privato. Mentre con l'universita' abbiamo in mente di realizzare un progetto di ricerca sullo sviluppo motorio dei bambini''.
Ai piu' grandi, mamme, papa' e nonni che accompagnano i piccoli sportivi viene distribuito un manuale d'uso dei giochi e per la sicurezza degli atleti in erba non c'e' da temere, su di loro veglia un sistema di videosorveglianza con telecamere che, tramite il bluetooth, dialogano direttamente con i telefonini.
Bambini milanesi più magri d’Italia
Da un maxi-studio condotto nel capoluogo lombardo, sulle abitudini alimentari e di vita delle famiglie degli alunni di 109 scuole primarie è emerso che Milano è la città con i bambini e i genitori più magri d’Italia.
Il tasso di obesità è del 3% tra i figli dei laureati, percentuale che sale al 4% fra i figli dei diplomati e raggiunge quota 13% fra i figli di chi non ha alcun titolo di studio.
I bimbi milanesi tra i 6 e gli 11 anni sono più magri dei coetanei: l’80% ha un peso normale, il 10% è in sovrappeso, il 5% è obeso e il 5% sottopeso.
Nel resto d’Italia invece, bambini in sovrappeso in questa fascia d’età sono più del doppio (24%).
Cosa mangiano con più piacere i nostri figli?
La pasta è al primo posto, la carne e i dolci.
Piacciono molto meno verdura, pesce e formaggio.
Il 10% delle famiglie non consuma mai uova.
Scelte diverse emergono anche sul numero dei pasti: il 30% mangia 3 volte al giorno, il 40% 4 volte, il 23% fa 5 pasti.
Obesità infantile, le soluzioni da adottare
Il fenomeno, denunciato a gran voce dai più autorevoli nutrizionisti (in Italia colpisce un bambino su quattro) è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo; in pratica si introducono più calorie di quante se ne consumano.
Si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale; in soprappeso se supera del 10-20%, oppure quando il suo BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea) è maggiore del previsto.
La crescita ponderale del bambino si calcola facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età.
La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile.
Più si supera il valore medio più aumenta il rischio obesità.
Principali fattori di rischio
L’obesità infantile ha una genesi multifattoriale, essendo il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro; in primo luogo una eccessiva/cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare; rari i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali.
Le conseguenze dell’obesità
Tra le conseguenze precoci le più frequenti sono rappresentate da problemi di tipo respiratorio (affaticabilità, apnea notturna), di tipo articolare, dovute al carico meccanico (varismo/valgismo degli arti inferiori, ossia gambe ad arco o ad “X”, dolori articolari, mobilità ridotta, piedi piatti), disturbi dell'apparato digerente, disturbi di carattere psicologico: i bambini grassottelli possono sentirsi a disagio e vergognarsi, fino ad arrivare ad un vero rifiuto del proprio aspetto fisico; spesso sono bambini derisi, vittime di scherzi da parte dei coetanei e a rischio di perdere l’autostima e sviluppare un senso di insicurezza, che li può portare all'isolamento: escono meno di casa, stanno più tempo davanti alla televisione, instaurando un circolo vizioso che li porta ad una iperalimentazione reattiva.
Per quanto riguarda le conseguenze tardive, occorre sottolineare che l’obesità infantile rappresenta un fattore predittivo di obesità nell’età adulta. Oltre ad avere una maggiore predisposizione al sovrappeso/obesità, la persona che è stata cicciottella da piccola, risulta maggiormente esposta a determinate patologie, soprattutto di natura cardiocircolatoria (ipertensione arteriosa, coronaropatie), muscoloscheletrica (insorgenza precoce di artrosi dovuta all’aumento delle sollecitazioni statico-dinamiche sulle articolazioni della colonna e degli arti inferiori, più soggette al carico), conseguenze di tipo metabolico (diabete mellito, ipercolesterolemia ecc), disturbi alimentari, fino allo sviluppo di tumori del tratto gastroenterico.
Da non sottovalutare le conseguenze di tipo psicologico, che possono trascinarsi ed amplificarsi negli anni. Il disturbo può arrivare a stravolgere la vita del soggetto e i suoi rapporti sociali: si comincia col rifiutare gli inviti degli amici fino a chiudersi in se stessi, vittime del proprio problema, che sembra senza via di uscita.
Le soluzioni da adottare
Regola 1: Prevenire
A tale proposito il Ministero della Salute ha predisposto un documento sulle “Strategie di educazione alimentare e nutrizione”, diretto ai pediatri e agli insegnanti, ma di estrema utilità anche per i genitori.
Se il piccolo tende ad aumentare di peso, occorre intervenire subito, senza aspettare che ingrassi troppo.
Non esistono regole rigide, né ricette infallibili, basta adottare semplici accorgimenti comportamentali; soprattutto, una volta sensibilizzati al problema, i genitori non devono mai abbassare la guardia.
Ecco alcuni consigli di natura pratica:
- Abituare il bambino a tre pasti regolari: una colazione non abbondante ma sostanziosa, un pranzo e una cena, intervallati da uno spuntino a metà mattina e una merenda il pomeriggio. Questo gli eviterà i “buchi” tra un pasto e l’altro e lo abituerà a non mangiare fuori orario.
- Non premiare il bambino con troppi spuntini, specialmente se ricchi di zuccheri o comunque ipercalorici come merendine, gelati, bevande gassate, succhi di frutta.
- Non insistere quando il bambino è sazio o non ha molta fame; il piccolo potrebbe mangiare solo per far piacere alla mamma o per non essere sgridato; c’è il rischio di ingenerare in lui un rapporto distorto con il cibo.
- Limitare l’introito proteico, alternando il consumo di carne, uova e formaggi, alimenti che non vanno mai somministrati insieme; preferire le proteine del pesce.
- Abituare il bambino ai giochi all’aperto e all’attività fisica; è importante, per un corretto sviluppo; in movimento brucerà molte calorie.
- Rispettare i ritmi sonno/veglia onde evitare l’instaurarsi di abitudini scorrette (sindrome dell’alimentazione notturna).
Regola 1: Cercare una soluzione al problema già in atto
Quando i chili di troppo sono già evidenti occorre adottare ulteriori misure. Per correre ai ripari il Ministero della Salute ha elaborato delle “Linee guida per la diagnosi e il trattamento dell’obesità infantile” dirette agli esperti del settore. Il pediatra e il dietologo sono infatti le figure più indicate a predisporre un intervento mirato, ma sono i genitori ad avere il ruolo più importante. La consapevolezza del danno che l’obesità può arrecare alla salute del proprio figlio deve, infatti, far riflettere i genitori e portarli ad sradicare comportamenti alimentari e abitudini scorrette consolidate nel tempo. Può essere un compito arduo, ma non impossibile. Occorre puntare sul coinvolgimento e non sui divieti, cercando di non colpevolizzare il piccolo se qualche volta cede alle tentazioni e non fare del peso un’ossessione.
Possono essere utili a riguardo alcuni semplici consigli:
- Innanzitutto svuotare cucina e frigorifero dai cibi tentatori (patatine, merendine, cioccolata, succhi di frutta) e sostituirli con gli alimenti giusti (acqua, tè, frutta, fette biscottate, yogurt).
- Fare del pasto un momento di pausa per stare insieme e parlare (quando si guarda la televisione non ci si accorge di quanto e di cosa si mangia).
- Evitare che il bambino mangi troppo in fretta; così facendo, non si sazia mai e dopo una merendina ne chiede subito un’altra.
- Preferire i cibi fatti in casa ai prodotti confezionati; si calcolano meglio i condimenti e si scelgono le materie prime da utilizzare.
- Eliminare i piatti più elaborati sostituendoli con altri cucinati in modo semplice, senza troppi condimenti; abituare il piccolo ad assumere quotidianamente una quantità discreta di verdure cotte o crude, più ricche di fibre, che riempiono lo stomaco e rallentano l’assimilazione delle sostanze introdotte.
- Moderare le quantità.
- Non associare il cibo all’idea di qualcosa di “speciale”, né usarlo come premio.
- Ridurre il tempo dedicato alla televisione/computer a favore di attività più dinamiche.
- Spronare il bambino a camminare e a fare le scale, piuttosto che prendere l’ascensore.
- Favorire una regolare attività sportiva cercando di assecondare le preferenze del bambino e la sua sensibilità (dalla passeggiata in bici alla partita di calcio, dal nuoto in piscina alla ginnastica in palestra).
- Sottoporre regolarmente il bambino a visite pediatriche di controllo.
A cura del Ministero della Salute
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Il problema dell'obesità infantile.
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