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    Giovedì 26 Aprile 2012 07:52

    La dieta della mamma durante l'allattamento

    Dopo 9 mesi di attesa, finalmente il mio piccolo è nato!

    Il suo arrivo è il momento più bello ed emozionante nella vita di qualsiasi donna e l’allattamento è vissuto come un momento speciale: è un fatto naturale che rende ancora più saldo il rapporto tra una mamma e suo figlio.

    Perché il nostro bimbo possa crescere sano e forte, soprattutto nei primi 3 mesi, la mamma dovrà stare molto attenta alla sua dieta: questo non significa rinunciare totalmente ai nostri cibi preferiti ma sarebbe meglio prestare una maggiore attenzione alla qualità degli alimenti.

    Durante questo particolare periodo, il nostro fabbisogno energetico dovrà tener conto, oltre che della nostra costituzione fisica, anche dell’attività svolta e della quantità di latte prodotto: infatti, 100 g di latte richiedono un dispendio energetico non trascurabile, pari a circa 90 kcal. Ciò significa che una mamma che produce, ad esempio, 750 g di latte al giorno, dovrebbe sommare al suo fabbisogno calorico giornaliero circa 650 kcal. Se si eccede questo apporto calorico la conseguenza è un aumento in peso (difficile poi da smaltire), mentre un apporto calorico inferiore può ridurre la produzione giornaliera di latte.

    La dieta della mamma dovrà comprendere tutti i principi nutritivi di cui l'organismo ha bisogno, suddivisi nei vari pasti. Il concetto di base è quello di cercare di nutrirsi con alimenti facilmente digeribili, di alto valore nutritivo e che non lascino passare nel latte sapori sgradevoli o sostanze dannose.

    Vediamoli insieme.

    - Gli alimenti che sarebbe opportuno assumere tutti i giorni sono: cereali, frutta, verdura, olio extra vergine di oliva e acqua minerale non gasata.

    - gli alimenti da assumere 3-4 volte alla settimana: legumi, carne rossa, frutta secca, pesce. Un discorso a parte meritano i legumi, che sarebbe meglio consumare con moderazione, soprattutto se il nostro bebè soffre di coliche gassose.

    - alimenti da assumere 1-2 volte alla settimana: uova, burro.

    Consideriamo inoltre che la produzione di latte materno incrementa il fabbisogno giornaliero d’acqua: è importante quindi bere a sufficienza (acqua, succhi di frutta e di verdura, brodi, tisane e latte).

    Vi consiglio di prendere l'abitudine di bere ogni volta che vi sedete per allattare.

    Apriamo una piccola parentesi per sfatare la convinzione che bere molto latte possa aiutare a produrne di più: anzi, gli esperti consigliano di non berne affatto, se abbiamo qualche fastidiosa allergia familiare.

    Vi sono altri alimenti che possono fornirci la quantità di calcio necessaria: yogurt, ricotta o formaggi, come il parmigiano, vengono generalmente tollerati anche dai soggetti allergici. La melassa grezza e il tofu, un derivato della soia, sono anch'essi ricchi di calcio come lo sono le mandorle e i semi di sesamo.

    Oltre al riposo e a un'alimentazione equilibrata, anche l'assunzione regolare di tisane, infusi e decotti di alcune piante potrebbe contribuire ad aumentare la portata lattea.

    Speriamo che questi consigli vi possano essere utili!

    In ogni caso, consigliamo sempre di consultare il pediatra in modo da fugare ogni dubbio e intraprendere la giusta terapia.

     

     

    Così si evitano le coliche

    Se il tuo bebè continua a piangere, soprattutto la sera ed in coincidenza con le poppate, è possibile che soffra di coliche gassose (iniziano dalla seconda alla quarta settimana di vita).

    Di questi pianti disperati non si conoscono, purtroppo, né le ragioni né il rimedio ma è opinione diffusa che cambiare il latte della mamma attraverso un cambio di alimentazione possa alleviare questo disturbo:

    Perché sia efficace, è consigliabile evitare il consumo dei seguenti alimenti:

    - castagne;
    - cibi e bevande contenenti sostanze eccitanti, come la caffeina, gli alcolici 
    - alcuni tipi di verdura, come cavoli, peperoni, melanzane, legumi, aglio, cipolla, asparagi e carciofi;
    - la frutta zuccherina;
    - fritti e cibi molto grassi;
    - crostacei e molluschi;

    Tuttavia, l'unico vero alimento la cui eliminazione si è sicuri che possa portare a un miglioramento delle coliche sono i latticini…tentar non nuoce.

     
    Pubblicato in: Alimentazione

    Ultimamente ti senti osservato da tuo figlio mentre mangi? Otto poppate non gli bastano più?

    Niente paura, è solo fame!

    Da questo atteggiamento alcune di noi potranno riconoscere il momento adatto in cui il nostro bambino può passare da un’alimentazione a base di latte a una dieta che comprende anche i cibi solidi.

    Lo svezzamento è un momento molto importante per la crescita e, contrariamente a quanto si pensava in passato, è un passo che il bambino deve compiere da solo: quando questo avviene, il nostro bimbo si trova a dover affrontare il primo vero distacco dalla sua mamma. Il primo passo verso la conquista dell’autonomia.

    Il periodo dello svezzamento si attua in genere dai 5 ai 12 mesi, ma ogni bimbo è diverso. Sarà proprio lui a suggerirci il momento opportuno attraverso una serie di segnali:

    - controllo della testa: il nostro cucciolo deve essere in grado di stare seduto in modo appropriato, anche se è ancora troppo presto per il seggiolino, e di tenere la testa in posizione eretta;
    - coordinazione oculo-manuale: il nostro bimbo riesce ad afferrare un oggetto e a metterlo in bocca. Inoltre, a questo punto, dovrebbe smettere di usare la lingua per spingere il cibo fuori dalla bocca;
    - riflesso della masticazione: la bocca e la lingua dei nostri bimbi lavorano in sincrono con l’apparato digestivo. Per iniziare a consumare cibo solido, i bambini dovrebbero essere in grado di ingerire le pietanze e ingoiarle. Quando questo accade, noi mamme notiamo una diminuzione della salivazione, dovuta alla crescita dei dentini;
    - incremento di peso: la maggior parte dei bambini è pronta a mangiare cibi solidi quando il loro peso corporeo è raddoppiato rispetto alla nascita (al raggiungimento del 4 mese);
    - aumento dell’appetito: il piccolo continua ad avere fame anche dopo 8/10 poppate;
    - curiosità per quello che mangiano mamma e papà;

    L’introduzione di ogni nuovo alimento deve essere graduale, previa consultazione del medico pediatra: aspettiamo qualche giorno prima di inserirne uno nuovo, così che sia più facile individuare eventuali allergie.
    Cerchiamo inoltre di non forzarlo a mangiare, se dimostra di essere inappetente: gli stessi elementi nutritivi sono contenuti in diversi cibi perciò, se proprio il piccolo non ne vuole sapere di un determinato alimento, conviene non insistere e cercare rimpiazzarlo con un altro che abbia gli stessi principi essenziali.

    COME INIZIARE LO SVEZZAMENTO

    Fin dall’inizio è possibile somministrare al bambino la frutta, meglio se grattugiata oppure frullata: la pera in genere è più semplice da preparare e da mangiare perché molto morbida, soprattutto se matura.

    LA PRIMA PAPPA

    Dopo circa 2 settimane è possibile passare alla preparazione del brodo vegetale, la base della prima pappa, che andrà a sostituire la prima poppata più vicina a mezzogiorno: si prepara con verdure fresche di stagione come patate, carote, fagiolini, piselli, spinaci, sedano, carciofi, coste, bietole, zucchine, zucca, cavoli, cavolini di bruxelles e tutte le varietà di insalate. Per il pomodoro invece, che è un alimento a rischio di allergia, è meglio aspettare ancora qualche mese.
    A questa base si possono aggiungere un cucchiaino d’olio e delle farine di cereali, preferibilmente prive di glutine, proteina che in alcuni individui può creare una grave forma di intolleranza (detta celiachia).

    Ricordiamoci che la pappa, soprattutto all’inizio, deve rimanere piuttosto liquida, perché il bambino non è ancora abituato ai cibi troppo consistenti.

    Ogni 2-4 giorni è possibile aggiungere un elemento nuovo alla pappa:
    - si può iniziare con 2-3 cucchiai di passato di verdura, ottenuto triturando la carota e la patata utilizzate per il brodo;
    - la seconda aggiunta, solitamente, consiste in un cucchiaino di formaggio grattugiato;
    - la carne va aggiunta per ultima: da preferire le carni bianche, più facili da digerire (pollo, tacchino, coniglio, agnello). Quelle rosse potranno essere aggiunte in seguito. Inoltre, la carne liofilizzata è più indicata rispetto a quella fresca perché non contiene sale, è cotta a vapore, le fibre sono frammentate, viene controllata la quantità di batteri ed è conservata sottovuoto.

    LA SECONDA PAPPA

    La seconda pappa si può introdurre dopo circa 1-2 mesi dalla prima pappa e andrà a sostituire la poppata della sera: infatti, questa cena fornisce al piccolo tutti gli elementi nutritivi necessari per rimanere senza cibo fino al mattino seguente.

    Al brodo andrà aggiunto il formaggio (grana, parmigiano, crescenza, ricotta, fiocchi di latte o formaggi specifici per l’infanzia) e alimenti contenenti glutine, come la pastina o il semolino.

    Questa seconda pappa si prepara facendo bollire per circa un’ora patate, carote, zucchine, insalata, coste, spinaci e sedani e aggiungendo un cucchiaino di olio, due di parmigiano, uno di pastina o cereali o crema di riso e carne liofilizzata.

     

     

    1) Anticipiamo l'orario delle prime pappe rispetto all'orario della poppate di circa mezz'ora, così facendo eviteremo che nostro figlio sia troppo affamato e si innervosisca di conseguenza. I bambini soprattutto all'inizio ci mettono più tempo e fanno più fatica a mangiare dal cucchiaino: se un bambino ha meno fame mangerà più tranquillo;

    2) compriamo al nostro bimbo un cucchiaino da svezzamento, con il manico lungo e la punta in silicone, per fare in modo che prenda confidenza con la nuova posata senza farsi male;

    3) facciamo in modo che il piccolo abbia sempre davanti il suo piattino perché possa vedere costa sta mangiando, incuriosendolo lo aiuteremo ad avere un rapporto giocoso e divertente con il cibo;

    4)Non preoccupiamoci troppo se mette le mani nel piatto: questa è una tappa fondamentale nella sua scoperta del cibo;

    5) cerchiamo di non vestire il nostro bimbo con abitini troppo eleganti, soprattutto per le prime pappe…eviteremo di macchiarli irrimediabilmente;

    6) facciamogli indossare un bavaglino di gomma o plastificato possibilmente con il lembo ripiegato a tasca in modo da limitare i danni di abitini e mobilio...

     
    Pubblicato in: Alimentazione
    Giovedì 06 Maggio 2010 08:32

    POSSO CONGELARE IL BRODO E IL PASSATO?

    Buongiorno, preparo ogni giorno il brodo vegetale per il mio cucciolo di 6 mesi; posso congelare il brodo? Ma soprattutto posso congelare il passato di verdure dove c'è anche la patata? (Ho sempre saputo che la patata cotta non si può conservare nè in frigo nè tantomeno congelare; è vero?) Grazie

    Pubblicato in: Nutrizionista
    Consulenza scientifica del Dott. Roberto Cornali, Medico Chirurgo, Specializzato in Pediatria

    Lo svezzamento è un momento di massima importanza per lo sviluppo del bambino. Dal punto di vista fisico, passare da un’alimentazione a base di latte a una dieta che comprende anche i cibi solidi, comporta numerosi cambiamenti: l’apparato digerente deve trasformarsi per accogliere i cibi solidi e i muscoli del viso devono imparare i movimenti della masticazione.
    Lo svezzamento, inoltre, è un punto di svolta anche dal punto di vista psicologico: il neonato si trova a dover affrontare il primo vero distacco dalla mamma. In questo primo passo verso l’autonomia è molto importante rispettare i tempi del bambino e permettergli di affrontare i numerosi cambiamenti in modo graduale e circondato da un clima sereno.


    IL MOMENTO ADATTO

    Non esiste un’età standard in cui svezzare un bambino: ognuno ha i suoi tempi e sarà il pediatra a consigliare il momento adatto per iniziare a introdurre i cibi solidi. Di solito lo svezzamento ha inizio intorno ai 6 mesi, ma può cominciare anche più tardi.

    In linea di massima, i pediatri consigliano di iniziare lo svezzamento quando al neonato spuntano i primi dentini, chiaro segno che l’apparato digerente è pronto per ricevere cibi diversi dal latte. È per questo che ad alcuni spuntano prima e ad altri molto dopo. Ci sono poi altri segnali che indicano che il piccolo può essere pronto per iniziare a variare la dieta:
    riesce a star seduto (con un appoggio) e a tenere su la testa;
    continua ad avere fame anche dopo 8/10 poppate;
    il suo peso corporeo è raddoppiato rispetto alla nascita;
    mentre viene allattato si dimostra meno concentrato e viene attratto maggiormente dagli stimoli esterni.

    Ricordiamo, inoltre, che lo svezzamento deve avvenire in maniera molto graduale e deve durare almeno alcuni mesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda infatti di continuare l’allattamento almeno fino al compimento dei due anni.

    Evitiamo di cominciare lo svezzamento se il bambino è appena stato vaccinato o se non sta bene: meglio posticiparlo anche se le malattie sono di lieve entità, mentre in caso di problemi all’apparato digerente, come la diarrea, è meglio rinviarlo di almeno un mese. Anche dal punto di vista psicologico, il bimbo deve essere in una fase priva di stress: niente svezzamento se deve affrontare un viaggio, un trasloco o un cambiamento che lo potrebbe “scombussolareâ€.

    RISVOLTI PSICOLOGICI

    Lo svezzamento coincide con il primo vero distacco dalla madre e rappresenta, perciò, una fase importante dal punto di vista psicologico nella conquista dell’autonomia. Imparare a mangiare è il primo passo per diventare grandi ed è durante questa fase che, secondo gli esperti, si delineano le abitudini alimentari che condizioneranno l’individuo per tutta la vita.

    Quindi è importante affrontare lo svezzamento in modo adeguato e soprattutto senza fretta, per non provocare inutili stress al bambino ma anche alla mamma. Se il piccolo non vuole assaggiare cibi solidi, magari semplicemente non è ancora pronto. Questo è un mondo tutto nuovo per lui, quindi permettiamogli innanzitutto di prendere confidenza con il cibo, lasciando che pasticci con le mani quello che ha nel piatto. Grazie a questa scrupolosa “analisiâ€, il bambino capirà che la pappa non è una nemica e imparerà presto a mangiare senza fare i capricci.

    Questa importante fase di sviluppo psicologico dovrebbe, come tutte le altre del resto, essere accompagnata da un clima sereno e da tanto affetto, così da garantire al piccolo una crescita ottimale. Armatevi perciò di pazienza, di cucchiaino, di ampi bavaglini e magari anche di fogli di giornale per coprire il pavimento intorno al seggiolone: col vostro amore, il bambino affronterà con coraggio la nuova sfida nel mondo dei cibi solidi.

    INTRODURRE GLI ALIMENTI

    L’introduzione di ogni nuovo alimento deve essere graduale e approvata dal medico. Non forziamo il bambino a mangiare cose che non gli vanno: se seguiamo i suoi gusti mangerà più volentieri. Ricordiamo che gli stessi elementi nutritivi sono contenuti in diversi cibi perciò, se proprio il piccolo non ne vuole sapere di un determinato alimento, conviene non insistere e provvedere a rimpiazzarlo con un altro che abbia gli stessi principi essenziali.

    Ogni alimento va introdotto inizialmente in piccole quantità, che andranno aumentate gradualmente. Meglio non utilizzare sale: così il bambino si abituerà a mangiare cibi poco saporiti e, anche da adulto, potrà evitare i problemi che questo condimento comporta soprattutto per i reni e la pressione sanguigna. Per una dieta corretta è meglio non esagerare con la carne, mentre frutta e verdura (in particolare i legumi) fanno bene fin da piccoli. È consigliabile inoltre cuocere i cibi a vapore, evitando così l’utilizzo di troppi grassi.

    Infine, è importante introdurre un alimento per volta e aspettare qualche giorno prima di inserirne uno nuovo, così che sia più facile individuare eventuali allergie. Se in famiglia ci sono persone allergiche a determinati alimenti, è consigliabile introdurre i cibi più “a rischio†solo dopo i 9-10 mesi di età per evitare fenomeni di sensibilizzazione.

    CONSIGLI ALIMENTARI

    Se il bimbo durante lo svezzamento non vuole bere, non forzatelo: il brodo che fa da base alla pappa e l’allattamento provvedono a fornirgli abbastanza liquidi.
    Il brodo di carne non offre vantaggi rispetto a quello vegetale poiché le proteine sono contenute nella carne stessa e non vengono rilasciate nel brodo.
    Le carni bianche contengono meno grassi saturi rispetto a quelle rosse e sono più semplici da sgrassare (il grasso infatti è a parte e non si infiltra nella fibra muscolare).
    Sarebbe meglio non usare il dado, ma se proprio non avete verdure fresche scegliete quelli che non contengono oli vegetali o grassi idrogenati, che possono abituare il bambino a sapori troppo decisi.
    I legumi sono un ottimo alimento poiché contengono una grande quantità di proteine vegetali e sono molto nutrienti. Per evitare i problemi di aria nel pancino bisogna lasciarli in ammollo, cuocerli a lungo e pelarli una volta cotti.
    All’inizio, le verdure vanno passate, ma dopo 1-2 mesi che si è iniziato lo svezzamento è consigliabile frullarle lasciando dei pezzettini di circa 1 mm, così che le fibre restino intatte e l’intestino possa funzionare regolarmente (ricordatevi di far depositare il frullato per 10 minuti per far uscire l’aria).
    Il formaggino all’inizio è utile perché è poco saporito e rende le pappe più morbide; assicuratevi però che non contenga polifosfati e sostituitelo gradualmente con formaggi freschi.
    Le patate sono adatte per addensare le creme di verdure e hanno ottime caratteristiche nutrizionali (bisogna cuocerle con la buccia perché non le perdano).

    LA PRIMA PAPPA

    Di solito si sostituisce per prima la poppata più vicina a mezzogiorno. La prima pappa deve avere come base un brodo vegetale, che è nutriente ma grazie alla presenza dell’acqua risulta facilmente digeribile. Inizialmente il brodo andrà fatto con una carota e una patata, e dopo qualche giorno sarà possibile aggiungere nuove verdure, ovviamente una alla volta, come zucchine, fagiolini, spinaci, lattuga, sedano e zucca. Per il pomodoro invece, che è un alimento a rischio di allergia, è meglio aspettare ancora qualche mese.

    A questa base si possono aggiungere un cucchiaino d’olio e delle farine di cereali, preferibilmente prive di glutine, proteina che in alcuni individui può creare una grave forma di intolleranza (detta celiachia). La pappa comunque deve rimanere piuttosto liquida, perché il bambino all’inizio non è abituato ai cibi troppo consistenti.

    Fin dall’inizio dello svezzamento al bimbo si può dare la frutta, omogeneizzata o grattugiata. Da preferire i frutti che sono a minor rischio di allergia, come la pera, la mela o la banana; gli altri potranno essere inseriti dopo l’anno di vita.

    Ogni 2-4 giorni si può aggiungere un elemento nuovo alla pappa: si può iniziare con 2-3 cucchiai di passato di verdura, ottenuto triturando la carota e la patata utilizzate per il brodo. La seconda aggiunta di solito consiste in un cucchiaino di formaggio grattugiato, mentre la carne va aggiunta per ultima: da preferire le carni bianche, più facili da digerire (pollo, tacchino, coniglio, agnello); quelle rosse potranno essere aggiunte in seguito. La carne liofilizzata è più indicata rispetto a quella fresca perché non contiene sale, è cotta a vapore, le fibre sono frammentate, viene controllata la quantità di batteri ed è conservata sottovuoto.

    LA SECONDA PAPPA

    Dopo 1-2 mesi dalla prima pappa, si può introdurre la seconda, che andrà a sostituire la poppata della sera. Spesso dopo questa fase è possibile eliminare la poppata notturna, poiché questa prima “cena†fornisce abbastanza elementi nutritivi per saziare il piccolo fino al mattino.
    Al brodo, invece della carne, aggiungiamo del formaggio (di solito grana, parmigiano, crescenza, ricotta, fiocchi di latte o formaggi specifici per l’infanzia) e degli alimenti contenenti glutine, come la pastina o il semolino.

    La seconda pappa si prepara facendo bollire per circa un’ora patate, carote, zucchine, insalata, coste, spinaci e sedani e aggiungendo un cucchiaino di olio, due di parmigiano, uno di pastina o cereali o crema di riso e carne liofilizzata.

    Pubblicato in: Alimentazione
    Mercoledì 18 Marzo 2009 01:00

    E se il bambino non mangia?

    Non ho fame, non mi va, non mi piace… quante volte sentiamo queste frasi quando i nostri bimbi sono a tavola! E se il piccolo non mangia, noi mamme ci lasciamo assalire da un mare di ansie e preoccupazioni. Cercare di forzare un bambino a mangiare contro la propria volontà, però, il più delle volte risulta controproducente. E allora, cosa possiamo fare?
    Medici e pediatri tendono a ridimensionare il problema dell’inappetenza infantile, che spesso è solo il frutto di un’ eccessiva apprensione da parte dei genitori nei confronti del cibo. I bambini hanno propri ritmi nell’alimentarsi. Quindi se, a detta del pediatra, il nostro piccolo ha una crescita del tutto normale, dovremmo cercare di evitare inutili ansie e allarmismi, che rischiano solo di rendere più complicato il rapporto che il bambino ha con il cibo.
    Evitiamo di forzare il bambino a mangiare di più e cerchiamo invece di capire quali possano essere le cause all’origine della sua inappetenza.

    Cause fisiche

    Nella vita di un bambino esistono dei periodi in cui è normale che si presenti una diminuzione dell’appetito:
    - durante lo svezzamento: in questa fase le funzioni intestinali del bambino vanno incontro a delle alterazioni ed è abbastanza comune che la crescita rallenti, e di conseguenza che diminuisca anche l’appetito;
    - durante la dentizione: quando iniziano a spuntare i primi dentini, il gonfiore delle gengive e le eventuali linee di febbre possono influire negativamente sull’appetito;
    - intorno ai 18-24 mesi: in questo periodo ci può essere un calo di appetito legato a una diminuzione delle richieste da parte dell’organismo rispetto al primo anno di vita.

    Cause genetiche

    Capita spesso che un bambino inappetente abbia “ereditato†questa caratteristica proprio da uno dei genitori, che a sua volta mostrava segni di inappetenza durante l’infanzia.
    Sviluppo
    In alcuni periodi i bambini tendono a crescere più che altro in altezza, perciò non ci dobbiamo preoccupare se il nostro piccolo in queste fasi non aumenta di peso.
    Malattia
    Influenza, bronchiti o altre malattie possono causare una diminuzione dell’appetito, anche in fase di incubazione. Di solito il bambino riprende a mangiare normalmente una volta guarito.

    Cause psicosomatiche

    A volte l’inappetenza è il modo in cui un bambino manifesta una situazione di ansia o di disagio, sia legata all’ambito familiare che esterna (come ad esempio problemi di socializzazione con i coetanei o un brutto voto preso a scuola). In questo caso è del tutto inutile forzare il bambino a mangiare, poiché per risolvere l’inappetenza è necessario comprendere ed eliminare il problema psicologico o emotivo che turba il nostro piccolo.

    Abitudini da evitare

    A volte siamo proprio noi genitori a causare, involontariamente, l’inappetenza dei nostri piccoli. I bambini sono particolarmente sensibili all’ambiente che li circonda e possono reagire a situazioni di tensione in famiglia con la perdita dell’appetito.
    Inoltre, pasti a orari irregolari possono influire negativamente sull’appetito dei più piccoli. Da evitare anche bibite gassate e spuntini fuori pasto per cercare di compensare il fatto che i bimbi mangiano poco a pranzo e cena.
    Infine, bisogna evitare di forzare il bambino a mangiare contro la propria volontà: il piccolo potrebbe spaventarsi davanti a un’eccessiva pressione (anche se esercitata a fin di bene) e rifiutare il cibo con maggiore determinazione.

    CONSIGLI PER AFFRONTARE L’INAPPETENZA

    - Controlli periodici dal pediatra per assicurarci che nostro figlio cresca in modo regolare ci potranno aiutare a ridurre le nostre ansie, oltre che a identificare eventuali problemi.
    - Evitiamo castighi e minacce se il piccolo non vuole mangiare.
    - Garantire un’atmosfera allegra e rilassata mentre si è a tavola invoglierà il bambino a mangiare.
    - Il dialogo tra bambino e genitori è da favorire alla TV, che andrebbe eliminata durante i pasti.
    - Rispettiamo orari regolari per i pasti.
    - Cerchiamo di variare il menù del bambino e di presentargli le vivande in modi diversi così da stimolare la sua curiosità.
    - Andiamo incontro ai suoi gusti, “nascondendo†gli alimenti che non gradisce in piccole quantità insieme a vivande ch invece gli piacciono.
    - Rispettiamo i suoi tempi: è controproducente mettergli fretta perché il cibo diventa “freddoâ€.
    - Offriamo piccole porzioni al bimbo inappetente, che si può scoraggiare davanti a un piatto troppo pieno.
    - Evitiamo stuzzichini e spuntini fuori pasto che rovinano l’appetito.
    - Cerchiamo di non distrarre il bambino mentre mangia pulendolo in continuazione.
    - Da evitare anche giochi e storielle inventati apposta per farlo mangiare. Il rischio è che poi il piccolo pretenda che vi inventiate qualcosa di nuovo tutti i giorni e si rifiuti di mangiare senza il “teatrino†a cui è abituato.
    Pubblicato in: Alimentazione

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