Secondo Jacques Mehler e Agnes Melinda Kovà cs, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, “crescere in una famiglia in cui si parla più di una lingua conferisce al bambino un vantaggio cognitivo: accresce infatti alcune funzioni cognitive, le cosiddette funzioni esecutive. Ovvero quei processi fondamentali per eseguire ciascun tipo di compito, non solo verbale. Determinanti per gestire e pianificare attività , che permettono di coordinare delle azioni e inibirne delle altre, spostando l’attenzione da un aspetto a un altro a seconda del compito da eseguire. Come, per esempio, inibire le tecniche proprie della discesa libera per praticare con successo lo sci di fondoâ€.
Prosegue Mehler, direttore del Laboratorio Linguaggio, cognizione e sviluppo della Sissa, figura di spicco internazionale negli studi sull’apprendimento linguistico:“Ancora prima di iniziare a parlare, un bambino che è esposto a due idiomi fin dalla nascita sa distinguere la lingua materna da quella paterna e riesce ad apprendere regolarità linguistiche più velocemente di un bambino monolingue. Il cervello di un bambino esposto a due lingue, infatti, è più duttile perché è allenato a distinguere gli stimoli verbali della lingua paterna da quelli della lingua materna, senza che le due lingue interferiscano tra loro. Questo non significa che sia più intelligente, ma come un maestro di scacchi è più veloce di un neofita nel memorizzare diverse configurazioni sulla scacchiera, così un bilingue è in grado di acquisire più velocemente e distinguere diverse strutture linguistiche rispetto a un coetaneo monolingue. Perché è allenato a farlo. E il suo sviluppo cognitivo ne trae vantaggio. Insomma, se un bambino cresce fin dalla culla in un ambiente bilingue apprenderà in maniera naturale due differenti idiomi grazie a una proprietà generale del cervello, la plasticità . E grazie alla ricchezza dell’ambiente linguistico, migliorano alcuni meccanismi di apprendimento. Il bilinguismo infatti è positivo per lo sviluppo cognitivo. Ma ciò non vuol dire che bisogna forzare l’apprendimento di una seconda lingua per rendere tutti i bambini dei bilinguiâ€.
Si è arrivati a queste conclusioni grazie ad alcuni test realizzati con bambini di 12 mesi –metà bilingui e metà monolingui. Ai bambini sono stati presentati stimoli verbali diversi, e in base al tipo di parola compariva un pupazzo su un lato di uno schermo. “Abbiamo constatato – commenta Mehler – che il bambino bilingue apprende con maggiore facilità due strutture linguistiche simultaneamente e riesce a reagire al cambiamento di situazione. I bambini cresciuti in un ambiente bilingue si sono rivelati infatti più capaci dei loro coetanei monolingui nel prevedere il lato dello schermo dove sarebbe comparso il pupazzo subito dopo aver ascoltato gli stimoli sonoriâ€.
In conclusione, i bambini bilingui sarebbero più bravi a selezionare gli stimoli, prendendo in considerazione solo ciò che ha importanza in un determinato contesto. E’ come se si dovesse spegnere l’interruttore di una lingua e accendere l’altra al fine di parlare quella più appropriata allo scopo. Per chi cresce imparando due lingue, passare da una all´altra è naturale. “I bambini che crescono in una famiglia in cui si parla più di una lingua, riescono a monitorare più velocemente differenti stimoli linguistici ancora prima di imparare a parlare, e così riescono ad apprendere le proprietà fondamentali della lingua di entrambi i genitori. Così da poter gestire senza difficoltà due idiomi diversi. Infatti†- conclude Mehler – “anche se un bambino bilingue grosso modo deve imparare il doppio dei vocaboli rispetto a un suo coetaneo monolingue, perché deve apprendere due lingue anziché una, non manifesta alcun ritardo nello sviluppo delle capacità linguistiche. E produrrà le sue prime parole come i bambini monolingui: la prima parola indicativamente intorno a un anno, fino a produrne una quindicina intorno ai diciotto mesi di vitaâ€.
Fonte: marketpress.info
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Gli anni migliori per l'apprendimento di una lingua straniera vanno dalla nascita ai 7/8 anni di età del bambino.
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