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Rinunciare ai figli per la carriera: una scelta diffusa
Lo rivela un'indagine condotta in occasione della Festa della Mamma da Adecco, azienda leader nei servizi di gestione delle risorse umane, che analizza i desideri e le aspettative delle lavoratrici italiane a proposito di lavoro, successo, famiglia o vita privata.
La scelta troppo spesso pare ancora un obbligo: su un campione di 2.580 lavoratrici intervistate nel corso dell'indagine, alla domanda "Nella vita cosa vuoi prima di tutto?", il 42,8% dice di voler fare carriera e conciliare la vita familiare ma, in realtà , poche di loro riescono a farlo: chi ci si prova in molti casi in azienda deve accontentarsi di ruoli più lontani dai vertici rispetto a quelli conferiti agli uomini.
Secondo il 63,21% delle intervistate, infatti, sul lavoro primeggiano ancora i colleghi maschi perché le donne spesso devono rinunciare alla scalata al successo per la famiglia.
Il risultato è che le signore che investono sulla propria professione e non sono disposte a mettere da parte la carriera, sono costrette a molte rinunce.
Tra queste c'è anche la maternità , considerata una priorità irrinunciabile solo per il 27,46% delle lavoratrici.
Le donne sono molto determinate a crescere professionalmente: il 28,50% delle intervistate punta alla crescita e al successo professionale, il 27,12% dice di desiderare un buono stipendio, mentre il 29,38% grazie a un lavoro vuole costruirsi una vita indipendente. La determinazione, d'altronde, per il 46,20% del campione proprio la caratteristica in cui le donne sono migliori degli uomini in ambito professionale. Seguono l'attenzione e il rispetto verso i colleghi (31,20%), la creatività (17,76%) e l'onestà .
Fonte: tgcom.mediaset.it
Maternità e lavoro: donne più produttive, ma raddoppia lo stress
Un problema che colpisce 1 lavoratore su 4.
Le donne durante il periodo della gravidanza sono anche preoccupate di quella che sarà la loro ricollocazione a lavoro dopo il parto e i colleghi vedono la loro mole di lavoro raddoppiata.
Basti pensare che in più del 60% dei casi le lavoratrici che vanno in maternità in Asl e ospedali pubblici non vengono sostituite per via dei tagli alla sanità pubblica. E questo diventa un vero problema, perché è comprovato che “i sanitari sottoposti a maggior stress da lavoro correlato commettono anche più errori cliniciâ€, come afferma Giancarlo Sassoli, coordinatore del laboratorio Fiaso e direttore generale della Asl 12 di Viareggio.
E’ quanto emerge dalle rilevazioni dei Laboratori Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere) sul “Benessere organizzativoâ€, nato con il contributo della Boehringer Ingelheim.
Eppure secondo l’indagine della International Personal Management la “riorganizzazione del benessere aziendale†porta a un miglioramento del 30% delle prestazioni individuali, mentre secondo il Rapporto Asfor (Associazione Italiana per la Formazione manageriale) il 27,5% delle aziende italiane forma il proprio management per migliorare il benessere lavorativo e la produttività dei dipendenti e laddove migliora il “clima interno†la produttività cresce del 27% e l’indice di gradimento dei clienti sale del 47%.
Fonte: wellme.it
La tutela della maternità nell'ambito delle libere professioni
Le attività lavorative, che siano di natura autonoma o professionale, hanno indotto la giurisprudenza all’adozione di regole diverse da quelle poste in essere nel mondo dell’attività dipendente, In primis l’astensione dal lavoro, per le lavoratrici dipendenti si attua 3 mesi ante e due post-parto, per le lavoratrici autonome questo obbligo non sussiste, infatti esse possono continuare ad esplicare la loro attività anche durante il periodo di “congedo di maternità â€, e nel contempo percepire dall’Inps o dalla Cassa Professionale, cui appartengono, l’indennità di maternità motivo specifico per cui versano annualmente una quota contestualmente agli altri contributi previdenziali.
E’ doveroso annoverare una storica sentenza che attribuisce la validità dell’indennità di maternità ad una lavoratrice autonoma, nel periodo di congedo, perché la stessa avrà minor tempo da dedicare al suo lavoro, ed è proprio per questo motivo si inserisce l’indennità di maternità . Infatti la Corte costituzionale, chiamata a valutare un caso relativo ad una notaia, (sentenza n.3 del 1998) stabilisce testualmente che l’indennità di maternità “serve ad assicurare alla madre lavoratrice la possibilità di vivere questa fase della sua esistenza senza una radicale riduzione del tenore di vita che il suo lavoro la ha consentito di raggiungere e ad evitare, quindi, che alla maternità si ricolleghi uno stato di bisogno economicoâ€.
Bisogna attendere sino al decreto interministeriale del 12 luglio 2007, che si rifà all’articolo 80 comma 12 della legge 388/2000, che sancisce la tutela prevista per la maternità e gli assegni al nucleo familiare per le lavoratrici iscritte ai fondi separati e stabilisce che essa deve avvenire con medesime modalità previste per il lavoro dipendente, considerando che i versamenti effettuati sono per maternità e CUAF(contributo unificato assegni familiari) come in atto per i lavoratori dipendenti.
Al fine di tutelare in maniera ampia la maternità ricordiamo:
art. 1 del decreto: allarga l’astensione dal lavoro alle donne durante il congedo anche “ai committenti di lavoratrici a progetto e categorie assimilate (co.co.co.) nonché agli associanti in partecipazione, a tutela delle associate in partecipazione iscritte alla gestione separataâ€.
Questa direttiva trova la sua applicazione nei campi delle collaborazioni che in realtà celano veri e propri rapporti lavorativi. La non osservanza di tale obbligo avrebbe invalidato per il settore rosa dei professionisti o autonomi, l’obiettivo raggiunto dalle lavoratrici dipendenti. Tale precisazione è specifica per la condizione di vulnerabilità della lavoratrice autonoma rispetto a coloro che sono tutelate da contratti di lavoro subordinato;
art 2 del decreto, considera le lavoratrici con partita IVA.
In maniera blanda si potrebbe asserire che sia analogo discorso ma da un’accurata visura si evidenzia che l’articolo 2 consente alle libere lavoratrici, iscritte alla gestione separata, l’accesso all’indennità di maternità a patto che l’astensione effettiva dall’attività lavorativa venga attestata mediante certificazione. Tale possibilità non obbliga all’astensione ma relega la corresponsione dell’indennità all’effettiva sospensione lavorativa.
Riepilogando:
alle libere professioniste iscritte alle casse previdenziali spetta l’indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi dopo, a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività , a condizione che vi sia l’inesistenza del diritto a indennità di maternità per qualsiasi altro titolo.
PER ADOZIONE E/O AFFIDAMENTO
L’indennità di maternità compete, sia alla lavoratrice professionista che al lavoratore professionista (sent. C.C. n. 385/2005) anche in presenza di adozione o affidamento a patto che il bambino non abbia superato i sei anni di età al momento dell’inserimento nel nucleo familiare.
Nel caso di adozioni internazionali il diritto (tre mesi successivi all’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato) può essere esercitato anche per i bambini di età compresa tra i sei anni e il compimento della maggiore età ..(sent. C.C. n. 371/2003).
PER INTERRUZIONE DELLA GRAVIDANZA
Qualora si dovesse verificare interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, non prima del terzo mese di gravidanza, spetta l’indennità di maternità per una mensilità .
Qualora l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, avvenisse dopo il compimento del sesto mese, compete l’indennità di maternità per intero.
IL TRATTAMENTO AMMINISTRATIVO
L’indennità di maternità viene assegnata in misura pari all’80% di cinque dodicesimi del solo reddito professionale denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nel secondo anno antecedente a quello dell’evento.
LA SCADENZA E LE MODALITA’ DELLA DOMANDA
La domanda finalizzata all’indennità di maternità deve essere presentata, su apposito modulo predisposto dalla cassa, a decorrere dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro e non oltre il termine categorico di 180 giorni dal parto.
Stesso termine per interruzione della gravidanza, la domanda per avere la prestazione è da presentarsi entro i 180 giorni dalla data dell’evento.
Con il pubblico impiego 30% di chance in più di fare figli
I risultati indicano che avere un impiego pubblico per la donna (ma non per l'uomo nella coppia) aumenta la probabilità di concepire un figlio, perché è un lavoro più sicuro, con scatti di carriera decisi per anzianità e perché ha orari più flessibili e più compatibili con gli impegni familiari. Per lo studio sono stati utilizzati dati su coppie in età fertile inglesi (5083 coppie) e italiane (3012), spiega la sociologa, che ha lavorato all'estero per molti anni, presso atenei in Germania, Spagna, Inghilterra ed è recentemente rientrata in Italia come ricercatrice.
Inoltre, solo le inglesi, ma non le italiane, hanno il 40% in più di chance di fare figli se impiegate part-time o se lavoratrici autonome. In Italia invece le donne che lavorano in modo autonomo non hanno una diversa probabilità di divenire mamme, "forse perché o essendo libere professioniste lavorano troppe ore e quindi non se la sentono di affrontare l'impegno della maternità (o di un altro figlio) - spiega - o perché sono meno tutelate di quelle impiegate nel pubblico". Sia in Inghilterra sia in Italia, aggiunge, "sembrano però esserci più barriere alla maternità nel privato, perché le donne hanno meno tutele e garanzie delle impiegate nel pubblico".
In Italia inoltre, precisa Nazio, le donne del Sud hanno più probabilità di concepire e meno di entrare nel mercato del lavoro rispetto alle donne che vivono nel Centro-Nord. Un'altra 'anomalia' tutta italiana è che le donne che hanno fatto un figlio o tendono a rientrare a lavoro il prima possibile (a fine congedo maternità o nei primi anni del piccolo) o a non rientrare affatto, invece in Inghilterra il rientro nel mercato del lavoro è più facile e avviene più spesso quando il figlio ha superato i due anni. Questi risultati dimostrano che, soprattutto in Italia, le donne nel settore privato e le lavoratrici autonome sono meno tutelate, e che in entrambi i paesi esiste ancora una divisione tradizionale di genere, per cui solo le carriere femminili continuano a influenzare le scelte di maternità , conclude Nazio.
Astensione dal lavoro per maternitÃ
L’astensione obbligatoria riguarda il periodo che intercorre tra i due mesi antecedenti al parto ed i tre mesi successivi. Tale diritto della madre costituisce un obbligo, per i datori di lavoro, sia privati che pubblici.
In alternativa, l'astensione dal lavoro può essere attuata, a scelta dell'interessata, per 1 mese prima del parto e i 4 successivi. In questo caso, è necessaria una "certificazione di flessibilità al congedo di maternità ", attestante che tale scelta non pregiudica la salute della gestante e del bambino, rilasciata da un ginecologo del SSN sia un medico competente per la salute nei luoghi di lavoro.
In caso di parto prematuro, si possono aggiungere ai 3 mesi successivi al parto stesso i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima dell'evento, nel limite massimo di 5 mesi, a condizione che ci sia stata comunque effettiva astensione dal lavoro.
Lo stesso diritto è esteso anche al padre, purché dipendente, nel caso non ne possa usufruire la madre, in quanto non dipendente.
Prima dell’inizio dell’astensione obbligatoria, la lavoratrice deve presentare al datore di lavoro e all’INPS 2 documenti:
- la domanda di corresponsione dell’indennità di maternità , precisando la data di inizio dell’astensione obbligatoria;
- il certificato medico di gravidanza, redatto su un apposito modulo in dotazione alla Asl.
È possibile richiedere alla Direzione provinciale del lavoro l’astensione anticipata dal lavoro fin dall’inizio della gestazione, in caso di:
- gravi complicazioni della gestazione;
- condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
- impossibilità di spostare la lavoratrice a mansioni meno disagevoli.
Astensione facoltativa: sia la lavoratrice madre che il lavoratore padre, anche congiuntamente, hanno diritto ad astenersi dal lavoro, successivamente all’astensione obbligatoria, per un periodo complessivo di 10 mesi, anche non consecutivi, con un limite di sei mesi per ciascun genitore, nei primi otto anni di vita del bambino.
Per tutto il periodo di astensione obbligatoria, la lavoratrice ha diritto ad una indennità giornaliera pari all’80 per cento della retribuzione globale media giornaliera percepita nel periodo precedente a quello in cui ha avuto inizio l’astensione. In tutti i casi di astensione facoltativa, l’importo dell’indennità di maternità è pari al 30 per cento della retribuzione.
Dal punto di vista previdenziale, il periodo di astensione obbligatoria per maternità è considerato utile sia per il diritto che per la misura di tutti i trattamenti pensionistici.
Il datore di lavoro deve concedere alle lavoratrici madri, durante il 1° anno del bambino, 2 permessi di riposo di 1 ora, anche cumulabili durante la giornata.
Entrambi i genitori possono assentarsi anche in caso di malattia del bambino, fino al compimento dell'8° anno di vita. Nei primi 3 anni di vita, non ci sono limiti, mentre dopo, fino all'8° anno, sono concessi 5 giorni all’anno per ciascun genitore.
La madre lavoratrice (o il padre, se può godere dei medesimi diritti) non può essere licenziata, per un periodo che va dall’inizio del periodo di gestazione fino al compimento di 1° anno di età del bambino.
Le donne in gravidanza e le madri fino a 7 mesi dopo il parto sono anche esonerate da compiti gravosi ed insalubri, quali ad esempio il trasporto e sollevamento di pesi.
La materia è regolata dalla legge 1204/1971 e dalla legge legge 53/2000.
Indennità di maternitÃ
L’indennità per astensione obbligatoria è un trattamento economico, sostitutivo della retribuzione, che spetta alle lavoratrici (o ai loro compagni, se esse non possono godere di tale diritto) costrette ad assentarsi dal lavoro a causa dello stato di gravidanza. L’importo dell’indennità è pari all'80 per cento della retribuzione media giornaliera, per i giorni di astensione obbligatoria.
Lavoratrici dipendenti
Hanno diritto all’indennità le lavoratrici dipendenti che si assentano dal lavoro per un periodo di 5 mesi, utilizzabile in forma flessibile a partire dal nono mese di gravidanza. Le lavoratrici che svolgono lavori faticosi o pericolosi e che non possono essere adibite ad altre mansioni possono anticipare, per rischio, il periodo di astensione obbligatoria che precede il parto e posticipare i periodi di astensione obbligatoria successivi al parto. Il periodo di astensione obbligatoria successivo al parto può essere prorogato sino alla fine del 7 mese dopo il parto stesso. In caso di parto prematuro, alla madre viene data la possibilità di recuperare i giorni di assenza obbligatoria persi prima del parto, in modo che la durata del congedo sia sempre di cinque mesi.
L'indennità spetta anche in caso di adozione e affidamento. In questi casi, l’indennità spetta per i 3 mesi successivi all'effettivo ingresso del bambino nella famiglia adottiva o affidataria, a condizione che non abbia superato i 6 anni di età , 18 anni per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali.
In caso di morte o di grave malattia della madre, di abbandono del figlio da parte della stessa o di affidamento esclusivo al padre, l'indennità per astensione obbligatoria dal lavoro spetta al padre lavoratore (capo IV Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità ).
Lavoratrici autonome
L’indennità spetta anche alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, colone, mezzadre, artigiane e commercianti) iscritte nei rispettivi elenchi prima del periodo indennizzabile, in regola con il versamento dei contributi.
Le libere professioniste che richiedono la maternità possono assumere come reddito di riferimento per calcolare l'indennità solo quello professionale, con esclusione di quanto eventualmente percepito per altre attività svolte.
L'indennità di maternità non spetta mai ai padri liberi professionisti. A differenza di quanto avviene per i padri lavoratori dipendenti, che hanno diritto all'astensione dal lavoro ed al relativo sussidio, qualora la madre non possa avvalersene, la legge non prevede analoghe facilitazioni per gli autonomi. La legittimità di tale norma è stata anche ribadita dalla sentenza n. 285 del 28 luglio 2010 della Corte Costituzionale.
In caso di adozione internazionale, le libere professioniste che abbiano adottato un bambino hanno diritto a percepire l’indennità di maternità anche se il minore ha superato i sei anni di età . Tale possibilità è stata introdotta da una sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato incostituzionale la norma che non lo consentiva, ovvero l'articolo 72 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternitÃ
Per le professioniste, il reddito da considerare non è più quello prodotto al momento della presentazione della domanda, bensì quello percepito nel secondo anno precedente l’evento. Viene inoltre introdotto un limite massimo dell'indennità , pari a 5 volte l'importo minimo già prescritto dalla legge, ferma restando la potestà delle singole Casse di stabilire importi più elevati.
Lavoratrici con altre forme contrattuali
Con il decreto interministeriale del 4 aprile 2002 si è disposto che l'indennità di maternità deve essere erogata anche alle lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata dei lavoratori autonomi (collaboratori coordinati e continuativi e libere professioniste). La Circolare Inps numero 93 del 26 maggio 2003 ha poi precisato le modalità di misura e calcolo dell’indennità di maternità a favore di questi soggetti.
Alle mamme lavoratrici precarie spetta l’assegno di maternità dello Stato. Anche alle atlete, "che esercitano attività sportiva anche in modo non esclusivo, a fronte di un compenso in qualsiasi forma corrisposto" deve essere riconosciuto l’indennità di maternità .
Le mamme con contratto di lavoro a tempo determinato hanno anche loro diritto, entro il primo anno di vita dei figli, ad un congedo di tre mesi con retribuzione pari al 30% del reddito percepito. Inoltre, per aiutare le famiglie a conciliare vita e lavoro, viene innalzato il limite d’età dei minori per i quali si può chiedere il congedo parentale: da 8 a 12 anni di età in caso di affidamento e da 12 a 15 anni, in caso di adozione.
Una guida per le donne che vogliono dare una svolta alla carriera
"CAREER GPS: Strategies for Women Navigating the New Corporate Landscape" (GPS per la carriera: strategie per aiutare le donne a navigare nel mondo aziendale) è il nuovo libro di Ella Bell: una rubrica di consigli per le donne che non vogliono rimanere indietro nel mondo del lavoro.
Le donne hanno bisogno di una guida?
"Sì - sottolinea Ella Bell - negli States sappiamo che le donne sono ancora escluse dai network informali più influenti, soffrono dell'assenza di sostenitori (sponsor, ossia donne e uomini che potrebbero aprire loro le porte a nuove opportunità professionali) e che non scalano i gradini della gerarchia aziendale alla stessa velocità delle loro controparti maschili. Tutte le donne, indipendentemente dal livello di carriera, sono afflitte dal problema di gestire la carriera in equilibrio con le altre dimensioni, egualmente importanti, della vita".
"Condurre una vita equilibrata dove la dimensione professionale è allineata a quella personale - sintetizza - è una vera sfida. Non penso che ci siano delle risposte semplici e che dipenda realmente dalla volontà delle stesse donne. Molte donne in carriera hanno imparato la dura lezione di dover mettere da parte le loro aspirazioni di carriera per un periodo determinato, dedicandosi alla famiglia. Altre donne hanno preso la decisione di assumere un aiuto esterno, quale una baby sitter per prendersi cura dei bambini. Altre ancora, hanno la fortuna di poter contare su un circolo famigliare esteso e disponibile ad aiutarle, evitando il ricorso a aiuti esterni". "Qualunque sia la soluzione - osserva - penso che sia importante convincersi del fatto che si può dare spazio alla propria famiglia, ma anche alla carriera, ma che è davvero difficile concentrarsi su entrambe nello stesso tempo, soprattutto senza aiuti adeguati. Ciò che una donna può fare è restare aggiornata sulle migliori pratiche e le ultime tendenze della sua professione. Dovrebbe inoltre coltivare le relazioni con i contatti del suo network professionale. In altre parole, evitare di isolarsi. Infine, non assumere più incarichi di quanti possa svolgere veramente bene. Quando i bambini avranno bisogno di meno cure (cioè via via che cresceranno) allora si può spostare il peso della bilancia verso la carriera".
Lavoro part-time
Il part-time è la soluzione lavorativa adottata da più di un quarto delle donne italiane che non vogliono rinunciare alla vita professionale anche quando aumenta l’impegno in famiglia ed è anche l’unica soluzione possibile per non rinunciare allo stipendio senza penalizzarla.
Una scelta dettata dal desiderio di non rinunciare alla cura dei bambini, ma che spesso la penuria di servizi a favore della famiglia rendono purtroppo obbligata.
In Italia non è ancora molto diffusa come richiesta rispetto ad altri paesi europei perché incontra spesso un rifiuto da parte delle aziende in quanto un’azienda se paga un dipendente vuole averlo a disposizione il massimo del tempo consentito.
Purtroppo quindi il part-time sembra davvero essere un sogno per poche. Difficile da richiedere e ancora più improbabile da ottenere.
Qual è la vostra esperienza in merito?
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www.lavoropermamme.it
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Lavoropermamme.it è un progetto nato con l'idea di creare uno spazio in cui far incontrare domande e offerte di lavoro part time, lavoro flessibile e spunti imprenditoriali.
Gli obiettivi principali sono: dare spazio alle mamme, spesso professioniste qualificate alla ricerca di lavori flessibili e permettere loro di non rinunciare alla soddisfazione professionale ed economica; comunicare alle aziende che cercano una forza lavoro qualificata e più economica, che qui troveranno una risposta alla loro necessità di mantenere il giusto equilibrio tra capacità ed esigenze produttive.
L’esigenza di costruire questa piattaforma di offerte di lavoro part time nasce in quanto molte mamme, non trovando un lavoro adatto alle proprie esigenze di flessibilità , si allontanano dal lavoro per dedicarsi esclusivamente alla famiglia.
Sperando che questo strumento diventi un punto di riferimento per le mamme e per le aziende vi invitiamo ad andare a visitare www.lavoropermamme.it






















