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    Marzia Mirabella, pedagogista conduttrice di ABC Nido e ScuolaABC Pedagogia, ci svela i segreti per comprendere le fasi del bambino nel raggiungimento dell'indipendenza 

    Come cambia il bambino dai due anni in poi

    Nel secondo anno di vita il bambino, piĂą indipendente anche dal punto di vista motorio, comincia ad esplorare il mondo a lui circostante: è consapevole di potersi allontanare dalla mamma e dal papĂ  ed è fortemente incuriosito dal mondo; nello stesso tempo, ha bisogno di tornare alla sua base sicura, deve sapere che la mamma c’è e che in qualsiasi momento può soddisfare le sue esigenze di accudimento. E’ stato J.Bowlby a parlare di Base Sicura (J. Bowlby, Una base sicura, Raffaello Corina Ed) e a mio parere questo termine rende molto bene l’idea di un luogo sicuro, caldo e sempre disponibile dove rifugiarsi al bisogno! Questo binomio, tra accudimento ed esplorazione è strettamente collegato a quello tra Codice Materno (basato su accudimento e  protezione) e Codice Paterno (basato su esplorazione, regole, avventura). Quando parliamo di codice materno e paterno, non ci riferiamo nello specifico alla mamma e al papĂ , ma a dei ruoli fondamentali nel nucleo familiare. E non si parla nemmeno di un aspetto piĂą importante dell’altro, piuttosto di un continuum, tipo un bilanciere, lungo il quale questi due aspetti si muovono, abbastanza fluidamente, a seconda dell’esigenza e dell’etĂ  del bambino. Un esempio pratico di co-presenza dei due codici potrebbe essere il seguente: un bambino che protesta ogni sera quando i genitori gli dicono che è ora di andare a letto; in questa circostanza, abbiamo la Regola (che deve essere esplicitata al bambino e mantenuta) e abbiamo la protesta del bambino che non vuole andare a letto. Il codice paterno si manifesta con il mantenimento della regola nonostante la protesta, quello materno si esplicita attraverso l’ascolto della protesta del bambino e la sua comprensione. Il messaggio che dovrebbe arrivare al bambino potrebbe essere: “so che questa regola ti fa arrabbiare, lo capisco, mi dispiace, ma è la regola e occorre rispettarla”.

    Il desiderio di indipendenza

    Il desiderio di indipendenza, in seguito di autonomia, rappresenta un passaggio sano e necessario perché il bambino diventi un adulto sano e consapevole. A partire dal 2° anno di vita, infatti, si verifica una sorta di esplosione della sensorialità: se proviamo a metterci nei panni di un bambino di questa età, possiamo immaginare l’enorme quantità di stimoli, interessi, luci, suoni che egli sperimenta, con un bagaglio di competenze fisiche, emotive e mentali sempre più raffinato. Il bambino scopre di avere occhi per vedere, orecchie per ascoltare, bocca per assaggiare, mani per toccare e naso per annusare,gambe per camminare, correre, saltare.

    In questo percorso, è fondamentale la dimensione del Linguaggio, non solo verbale, ma anche non verbale, quindi fatto di sguardi, risposte, echi. Dobbiamo cercare di utilizzare da subito con il nostro bambino un linguaggio corretto e semplice, senza vezzeggiativi, diminutivi, in modo che quando sarà pronto ad esprimersi anche verbalmente lo farà già in modo corretto.

    Compito importante di noi adulti è sostenere lo sviluppo del linguaggio, stimolare l’espressione verbale del bambino e l’eplicitazione di ciò che sente. Aiutiamolo a diventare una persona autonoma e consapevole di se stesso e degli altri.

    Marzia Mirabella
    Pedagogista
    ABC Scuola – ABC Pedagogia

     
    1) Per aiutarlo a imparare a parlare leggete un libro insieme tutte le sere e invitate vostro figlio a ripetere i suoni e le parole nuove che gli leggete.
    2) La musica è un alleato prezioso: cantare semplici canzoncine lo aiuterà a memorizzare e a ripetere parole e frasi.
     
    Pubblicato in: Psicologia
    Venerdì 03 Dicembre 2010 10:03

    LE REGOLE

    Ho un bambino di tre anni che ha gia frequentato due anni di asilo nido.
    Ora frequenta la materna dalle suore in regime di "Montessori".
    Il carattere di mio figlio è a volte docile quando gioca da solo a casa.
    E' un bambino a mio avviso molto vivace e pieno di fantasia, ma so che a questa etĂ  bisogna cominciare a dare le regole.
    Per lavarsi i denti alla mattina e la sera, vado avanti a "ricatti".
    Ogni qualvolta che fa una cosa che non si deve fare gli spiego perche non si deve fare. E lui mi ascolta. Ma poi torna a insistere nella sua maniera.
    Insomma è testardo nel dna.
    Il problema è a scuola.
    In due mesi di scuola la maestra mi dice che in classe lavora, ma quando sono nel salone dove si ascoltano le poesia lui disturba gli altri bambini e non sta seduto ad ascoltare.
    Devo gettare la spugna perche questa scuola è troppo impegnativa per lui?
    O devo dedurre che lui è un bambino iperattivo?
    Pubblicato in: Sviluppo e crescita
    Lunedì 10 Maggio 2010 10:01

    Come diventare buoni genitori

    Negli anni recenti la vita familiare è cambiata enormemente. Le famiglie degli ultimi venti o trent’anni sono molto diverse da quelle attuali, e non si vuole sostenere che quanto accadeva nel passato era meglio, ma sicuramente era molto diverso. Fin dai primi giorni di vita del bambino i genitori gli creavano intorno una specie di guscio protettivo e più tardivamente il bambino si apriva agli stimoli del mondo esterno. La madre dedicava molto del suo tempo all’accudimento del figlio, il padre si occupava del sostentamento economico della famiglia. I bambini conducevano una loro vita separata da quella dei genitori: non uscivano con loro la sera, e solo raramente partecipavano ai loro viaggi e spostamenti. Era un’esistenza da bambini!

    Oggi non è più così. Il nuovo padre è un uomo che sa prendersi cura dei figli, per la donna è un compagno, a volte un collega e soprattutto un sostegno. Sa cambiare i pannolini, si sveglia di notte. Ma il rischio è che questa figura diventi troppo androgina, un padre senza mascolinità. Cosa accade nelle famiglie di oggi quando nasce un bambino? Fin dalla sua comparsa il neonato entra immediatamente nella corrente familiare, entrambi i genitori si occupano di lui e non esiste più il guscio protettivo che c’era in passato, adesso deve fare i conti con mille stimoli. Non esistono più le rigide regole del passato, ma ogni giorni ci si deve regolare nel rapporto con l’altro, è una negoziazione continua. I genitori devono trovare un accordo con il lattante cercando di capire ciò che vuole comunicare, si discute con il bambino di 2 anni per convincerlo a fare la pipì nel vasino, occorre pregarlo per andare a letto. I bambini seguono i genitori dovunque: li accompagnano nelle uscite serali, si addormentano nei divani delle sale di attesa degli aeroporti, si alzano presto al mattino per andare al nido dove rimarranno fino a tardi, per essere poi presi magari da genitori di altri bambini che svolgono a turno questa incombenza. Quando sono più grandi, iniziano una vita da piccoli manager: mattina a scuola, pranzo di corsa perché c’è la lezione di musica, poi alle 5 la palestra e via dicendo. A sera genitori e figli sono esausti, e non c’è più tempo per la condivisione e per il dialogo.

    Ma tutto questa sarĂ  positivo?

    Se la rigida autorità dei genitori del passato era fonte di sofferenza, forse oggi i genitori corrono il rischio opposto: quello di non stabilire sufficienti regole di cui i bambini, ma anche gli stessi genitori, hanno bisogno. I bambini imparano a vivere secondo un ritmo frenetico che rispecchia il mondo degli adulti. I bambini sono tuttavia troppo poco protetti dall’autorità dei genitori, in particolare i padri: avendo rinunciato al ruolo tradizionale, non sanno ancora trovare la strada nuova da percorrere e spesso la loro funzione si sovrappone a quella delle madri. E la mancanza di un’autorità paterna che stabilisca le norme si risente soprattutto durante l’adolescenza dei figli, che a questo punto rischiano di ballare da soli, privi della necessaria cornice familiare.

    E’ necessario oggi aiutare i genitori a capire come parlare con i figli, come contrattare se il bambino si ostina a non collaborare, come intervenire se il bambino si oppone, eventualmente facendo anche la voce grossa.

    L’aspetto che oggi preoccupa maggiormente i genitori, riguarda proprio le regole: quando è opportuno imporsi? fino a che punto?

    Educare i figli è uno dei compiti più difficili, e i genitori possono trovarsi destabilizzati e sentirsi sopraffatti dalle problematiche dei loro figli.

    I genitori si occupano della gestione quotidiana dei figli che è fatta di condivisioni, confronti, regole, trasgressioni, conflitti, momenti di serenitĂ , comportamenti che possono segnalare un disagio (come il bullismo), le difficoltĂ  di interazione con i coetanei, le problematiche scolastiche, i comportamenti “di abuso” in adolescenza (utilizzo di sostanze stupefacenti, rapporti sessuali non protetti, fumo, alcol). 

    Come intervenire?

    I genitori solitamente oscillano fra due metodi educativi: quello AUTORITARIO e quello PERMISSIVO, ma entrambi questi metodi hanno dei limiti e non favoriscono la crescita e lo sviluppo della responsabilità nei figli. Un metodo relativamente recente, ma già molto conosciuto in tutto il mondo, per educare i figli con metodo empatico, è quello suggerito da Thomas Gordon. I corsi che adottano il metodo, aiutano i genitori ad essere sempre più AUTOREVOLI.

    Cosa vuol dire essere Genitori Efficaci?

    Il metodo Gordon offre strumenti pratici e concreti che aiutano i genitori nella relazione quotidiana con i propri figli, con l'obiettivo di diventare più efficaci nel supportarli, nell’accogliere i loro problemi e nello stabilire e far rispettare regole di comportamento. Diminuisce così il rischio che i figli sfuggano ai loro impegni scolastici o domestici, rifiutino la famiglia con i suoi valori e ideali e sviluppino comportamenti a rischio. Un’educazione familiare che applica il metodo proposto da Gordon ha dimostrato avere un’influenza positiva nella crescita dei figli, soprattutto per quello che riguarda la stabilità emotiva e la maturità cognitiva.

    Per diventare genitori autorevoli bisogna…

    1. Saper migliorare la qualità dell’ascolto rivolto ai figli, in modo che si sentano maggiormente compresi;
    2. Stabilire norme di comportamento;
    3. Riconoscere ed evitare i comportamenti che ostacolano la comunicazione con i figli;
    4. Modificare insieme ai figli l'ambiente domestico in modo da ridurre i problemi riguardanti la vita in comune;
    5. Favorire la discussione e l'interazione con i figli;
    6. Risolvere i conflitti in modo che tutte le parti in causa si sentano rispettate;
    7. Evitare le conseguenze negative del permissivismo, senza cadere in comportamenti autoritari;
    8. Aiutare i figli a diventare persone fiduciose ed autonome, contribuendo allo sviluppo della loro autostima e fiducia in se stessi;
    9. Supportare i figli nelle scelte e nelle decisioni importanti che riguardano la loro vita.

     

    Essere genitori è davvero un’impresa ardua, forse è il mestiere più difficile che si possa immaginare di poter svolgere, soprattutto ai nostri giorni. Altrettanto difficile è dipingere un prototipo di genitore perfetto in quanto strutturarlo entro alcuni termini significherebbe privarlo di tutte quelle caratteristiche umane e imperfette da cui l’uomo stesso viene soggiogato. Nonostante ciò, le coordinate di uno psicologo possono risultare utili a tutti quei genitori che si chiedono continuamente se sono o meno dei buoni genitori e cosa possono fare per migliorarsi al fine di assicurare al proprio figlio uno sviluppo sano.

     

    Paola Catalano

    Pubblicato in: Famiglia
    Mercoledì 01 Aprile 2009 01:00

    Emergenza capricci: come farsi ubbidire?

    Capricci, urla, pianti disperati: sono lo spauracchio di tutti i genitori. In cuore nostro, speriamo che il nostro frugoletto resti per sempre dolce e ubbidiente, ma l’avvicinarsi dei cosiddetti “terribili 2 anni” vanifica la maggior parte delle nostre speranze.
    A quest’età, il piccolo inizia a esplorare la propria autonomia, testando i limiti che gli vengono imposti. E’ una fase importantissima per la costruzione della personalità e noi genitori dobbiamo aiutarlo a trovare la sua strada.
    Questo processo di autoformazione durerà finché i nostri cuccioli diventeranno degli adulti. Quindi armiamoci di pazienza e prepariamoci ad affrontare questa sfida che porterà i nostri bambini ad apprendere le regole per vivere all’interno della società.
    Innanzitutto, bisogna stabilire quali sono le regole che andranno sempre rispettate. Cerchiamo di non esagerare con il numero dei divieti, perché un bambino a cui viene negato il permesso di fare praticamente qualsiasi cosa, prima o poi si sentirà costretto a ribellarsi.
    Una volta fissate le regole fondamentali, dobbiamo essere coerenti e farle sempre rispettare. Rischiamo solo di confondere il bambino se un giorno gli vietiamo una cosa e il giorno dopo gliela lasciamo fare, magari perché ci siamo stancati dei suoi capricci. I limiti “invalicabili” devono sempre essere chiaramente definiti.
    Non basta imporre delle regole avvalendoci del nostro ruolo di genitori e pretendere che il piccolo ubbidisca solo perché siamo adulti. E’ importante spiegare fin dall’inizio il motivo per cui una cosa si può fare e l’altra no. Così il bambino capirà che la regola non nasce da un nostro capriccio, ma da una necessità fondata.
    Le regole devono essere il più possibile precise, per essere sicuri che le capisca. Perciò evitiamo di dire “rimetti in ordine la tua stanza”, ma preferiamo “rimetti i tuoi giochi nel cesto”.
    A volte, la disobbedienza è un’arma che i bambini utilizzano per ricevere maggiori attenzioni. Perciò è importante gratificare il bimbo con molti complimenti quando si comporta bene, così che non si senta obbligato a infrangere le regole per farsi notare.
    Se si comporta male, non diciamogli che è “cattivo”, o il piccolo finirà per crederci davvero, comportandosi di conseguenza.
    Infine, se gli diamo un po’ di autonomia – magari lasciando che si vesta o si lavi da solo – sarà più propenso a ubbidire ad altre regole.

    SKY

    Un programma interessante e piacevole da seguire, che potrà dare indicazioni educative molto utili anche a chi non abbia problemi particolarmente seri con i propri figli, ma che come tutti può aver bisogno di qualche consiglio e dritta pedagogica.

     
    Pubblicato in: Crescendo

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