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Le cellule staminali nel latte materno
Il latte materno può diventare una nuova fonte di cellule staminali?
Secondo Medela questo è possibile.
Durante il 7° International Breastfeeding and Lactation Symposium di Medela, un team di ricercatori, tra cui la Dott.ssa Foteini Hassiotou, ricercatrice presso l'University of Western Australia, hanno presentato i risultati di una ricerca avviata nel 2007 e volta a dimostrare la possibilità “di estrarre dal latte materno vere e proprie cellule staminali multipotenti quindi in grado di trasformarsi in molte cellule diverseâ€.
L'importanza di questa scoperta è senza precedenti: trovare una nuova riserva di cellule di questo tipo nell'individuo adulto consentirebbe agli scienziati di portare avanti i loro studi senza fare i conti con il problema etico riguardante l'utilizzo di cellule embrionali, considerate molto più potenti di quelle adulte.
La Dott.ssa Hassiotou, vincitrice del premio AusBiotech-GSK Excellence Award 2011 proprio per questa scoperta, ha dichiarato: “Grazie al sostegno di Medela è stato possibile effettuare ulteriori passi avanti nel campo della ricerca, dimostrando ancora una volta come il latte materno non sia solo un semplice nutrimento per il bambino. Queste staminali possono diventare cellule di tessuto osseo, cartilagineo, adipose, pancreatiche, epatiche, neuroni. E' proprio questo il loro valore: stimolandole opportunamente in provetta è possibile ‘trasformarle’ in cellule specializzate di diversa e svariata natura. D'altra parte ancora molte domande rimangono insolute, in particolare stiamo ancora studiando il ruolo di tali cellule nei bambini allattati al seno.â€
L'ottenimento di questi risultati è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione esistente tra Medela e lo Human Lactation Research Group. Negli ultimi anni, le scoperte scientifiche sono state molte e rilevanti: sono state acquisite nuove conoscenze sull'anatomia del seno ed è stato individuato il reale meccanismo di suzione del neonato. Il team, coordinato dal Professor Peter Hartmann lavora nel campo delle cellule staminali da oltre cinque anni.
“Siamo lieti dei risultati raggiunti dai ricercatori dello Human Lactation Research Group – afferma Daniele Natali, Managing Director di Medela Italia - L'esistenza di cellule staminali nel latte materno è senz'altro una scoperta affascinante che apre nuove prospettive in ambito clinico, siamo ansiosi di sapere quale sarà il contributo che queste cellule potranno avere nello sviluppo del bambino.â€
Fonte: Medela
Farmaci: le mamme possono assumerli durante l’allattamento del bambino?
Questi sono i risultati della ricerca effettuata dal Dottor Tom Hale, Professore di Pediatria e Vicedirettore della Ricerca alla Texas Tech University School of Medicine, e presentata al 7° International Breastfeeding and Lactation Symposium di Medela tenutosi a Vienna, il 20-21 aprile 2012.
In occasione di questo incontro è emerso che la maggior parte dei farmaci che nel foglietto illustrativo sconsigliano l’assunzione del prodotto a mamme in gravidanza o che stanno allattando il proprio bambino, in molti casi, agiscono in questo modo “per carenza di valutazioni approfondite sui possibili effetti collaterali che ad una reale pericolosità â€.
Inizialmente le ricerche avevano messo in luce che “non tutti i farmaci devono necessariamente essere interrotti e che sono spesso disponibili valide alternative, in particolare per terapie fondamentali nel post-parto come anti-depressivi ed anti-psicoticiâ€.
Il Dott. Hale aveva spiegato che “il numero di farmaci in circolazione aumenta considerevolmente ogni anno e ciò rende particolarmente complesso tenersi al passo nel campo dell’allattamento al seno, soprattutto perché, quando vengono immessi sul mercato, i nuovi farmaci tendono a non disporre di informazioni sulle interazioni con l’allattamentoâ€.
Queste riflessioni hanno spinto i ricercatori a studiare il meccanismo di trasferimento nel latte dei farmaci, ipotizzando che prima o poi tutte le mamme che allattano al seno si troveranno a dover assumere delle medicine.
L’obiettivo era quello di “valutare l’impatto della presenza del farmaco nel latte sul neonato in base alla sua età (prematuro vs. primi mesi di vita), al volume del latte (colostro, fase dell’allattamento esclusivo, fasi tardive dell’allattamento) ed al tipo di farmacoâ€. Oggetto dell’analisi sono stati gli anticoncezionali e gli antibiotici e si è cercato di effettuare una valutazione a proposito delle possibilità di trasmissione “di patologie virali come l’influenza e l’epatite rispetto ai relativi vacciniâ€.
Una specifica ricerca ha inoltre riguardato l’effetto dei farmaci sulla produzione di latte.
Daniele Natali, Managing Director Medela Italia, ha commentato: “E’ importante che le mamme ricevano informazioni chiare ed accurate sui farmaci sconsigliati durante l’allattamento per poter continuare ad allattare al seno il proprio bambino in tutta sicurezza. Quella del rapporto tra farmaci ed allattamento è un’area di ricerca che riveste una notevole importanza sia per le mamme che per gli operatori sanitariâ€.
Fonte: Medela
La dieta della mamma durante l'allattamento
Il suo arrivo è il momento più bello ed emozionante nella vita di qualsiasi donna e l’allattamento è vissuto come un momento speciale: è un fatto naturale che rende ancora più saldo il rapporto tra una mamma e suo figlio.
Perché il nostro bimbo possa crescere sano e forte, soprattutto nei primi 3 mesi, la mamma dovrà stare molto attenta alla sua dieta: questo non significa rinunciare totalmente ai nostri cibi preferiti ma sarebbe meglio prestare una maggiore attenzione alla qualità degli alimenti.
Durante questo particolare periodo, il nostro fabbisogno energetico dovrà tener conto, oltre che della nostra costituzione fisica, anche dell’attività svolta e della quantità di latte prodotto: infatti, 100 g di latte richiedono un dispendio energetico non trascurabile, pari a circa 90 kcal. Ciò significa che una mamma che produce, ad esempio, 750 g di latte al giorno, dovrebbe sommare al suo fabbisogno calorico giornaliero circa 650 kcal. Se si eccede questo apporto calorico la conseguenza è un aumento in peso (difficile poi da smaltire), mentre un apporto calorico inferiore può ridurre la produzione giornaliera di latte.
La dieta della mamma dovrà comprendere tutti i principi nutritivi di cui l'organismo ha bisogno, suddivisi nei vari pasti. Il concetto di base è quello di cercare di nutrirsi con alimenti facilmente digeribili, di alto valore nutritivo e che non lascino passare nel latte sapori sgradevoli o sostanze dannose.
Vediamoli insieme.
- Gli alimenti che sarebbe opportuno assumere tutti i giorni sono: cereali, frutta, verdura, olio extra vergine di oliva e acqua minerale non gasata.
- gli alimenti da assumere 3-4 volte alla settimana: legumi, carne rossa, frutta secca, pesce. Un discorso a parte meritano i legumi, che sarebbe meglio consumare con moderazione, soprattutto se il nostro bebè soffre di coliche gassose.
- alimenti da assumere 1-2 volte alla settimana: uova, burro.
Consideriamo inoltre che la produzione di latte materno incrementa il fabbisogno giornaliero d’acqua: è importante quindi bere a sufficienza (acqua, succhi di frutta e di verdura, brodi, tisane e latte).
Vi consiglio di prendere l'abitudine di bere ogni volta che vi sedete per allattare.
Apriamo una piccola parentesi per sfatare la convinzione che bere molto latte possa aiutare a produrne di più: anzi, gli esperti consigliano di non berne affatto, se abbiamo qualche fastidiosa allergia familiare.
Vi sono altri alimenti che possono fornirci la quantità di calcio necessaria: yogurt, ricotta o formaggi, come il parmigiano, vengono generalmente tollerati anche dai soggetti allergici. La melassa grezza e il tofu, un derivato della soia, sono anch'essi ricchi di calcio come lo sono le mandorle e i semi di sesamo.
Oltre al riposo e a un'alimentazione equilibrata, anche l'assunzione regolare di tisane, infusi e decotti di alcune piante potrebbe contribuire ad aumentare la portata lattea.
Speriamo che questi consigli vi possano essere utili!
In ogni caso, consigliamo sempre di consultare il pediatra in modo da fugare ogni dubbio e intraprendere la giusta terapia.
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L'alimentazione corretta dei bambini: latte di crescita o latte vaccino?
E’ questa la domanda che si pongono molte mamme, finito il periodo dell’allattamento al seno.
Proprio di questo argomento si è occupata La Stampa, in un articolo pubblicato nei giorni scorsi. L’autore si interrogava sull’effettiva utilità del latte di crescita per la salute del bambino, avanzando la possibilità che si trattasse unicamente di una strategia di marketing.
“Prima di tutto è appurato che si tratta di un prodotto industriale al cento per cento, perché in natura non esiste così formulato: fra farina di riso, lecitina di soia, amido di patate, olio di pesce, vaniglia, saccarosio, vitamine e sali minerali – ci racconta il giornalista - il latte sembra diventare l'ingrediente meno rilevante. In secondo luogo il latte di crescita viene venduto come migliore perché meno ricco di proteine del latte normale e dunque più adatto a prevenire l'obesità .â€
Quest’ultima affermazione sarebbe smentita dal Bfr, l'Ente Governativo tedesco che si occupa della sicurezza degli alimenti, poiché “non sembra esserci una correlazione evidente fra la presenza di proteine nel latte e la tendenza a diventare obesiâ€.
Saccarosio, fruttosio e glucosio, secondo La Stampa, non solo alterano le abitudini alimentari dei bambini, ma, come emerso da un'indagine condotta nel 2009 da Altroconsumo, “portano con sé i rischi di un consumo eccessivo di dolci. Stesso discorso per sali minerali, vitamine, carboidrati complessi e additivi vari: il bambino rischia di assumerne troppi a discapito di altri micronutrienti importanti presenti nel latte vaccinoâ€.
Un altro elemento che potrebbe farci propendere per il latte vaccino, a discapito del latte di crescita, è il costo troppo elevato di quest’ultimo, “più del doppio del latte vaccinoâ€.
“Non c'è ombra di dubbio – conclude il giornalista - meglio un buon bicchiere di latte vaccino associato ad una dieta sana ed equilibrata per far crescere in modo sano i nostri figliâ€.
Fonte: La Stampa.it






















