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  • Drew Barrymore è incinta Girava da tempo la notizia che Drew Barrymore…


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    Altro che Generazione mille euro!

    Al giorno d'oggi, con la diminuzione dei redditi e i contratti di lavoro precari, voler diventare mamme sembra un'impresa non da poco.

    Alcuni studi (tra i quali quello di F. Modena e F, Sabatini, I Would if I Could. Precarious Employment and Childbearing Intentions in Italy) dimostrano come il lavoro precario costituisca un reale disincentivo alla decisione di mettere al mondo un figlio, almeno fino oltre i 34 anni. Dai 34 anni in poi, tale disincentivo verrebbe mitigato dalla consapevolezza che l’ “orologio biologico†sta per scadere.

    Le donne precarie in Italia sono tantissime. Un esercito invisibile.
    Secondo una recente indagine Ires-CGIL, il 75% circa dei contratti precari è “firmato†da donne; solo il 19% delle donne tra 25 e 34 anni con un contratto “flessibile†decide di mettere al mondo un figlio - contro il 31% delle donne con un contratto a tempo indeterminato.

    Eppure esistono donne che il coraggio di formare una famiglia l'hanno avuto. Come?

    Reinventandosi, cambiando lavoro e mettendosi in proprio. Magari usando il web per avviare un business da casa e poter dedicare più tempo ai loro bambini e a se stesse. Ma è giusto? Questa si può considerare una soluzione?

    Qualche debole segnale di cambiamento c'è.

    Un aiuto sembra arrivare dalla politica: la nuova legge sul lavoro prevede un aumento dei controlli sui licenziamenti nei primi tre anni di vita di un figlio, proprio per evitare il fenomeno delle “dimissioni in biancoâ€.

    Un'altra novità della riforma sarebbe l'obbligatorietà dei congedi di paternità: i neopapà hanno 3 giorni di permesso pagato dall'azienda in cui possono fare le veci della mamma. E' una grandissima conquista che, sulla scia dei daddy days inglesi, è segnale di un evidente cambiamento di mentalità nella società contemporanea: avere un figlio non riguarda solo la donna, ma anche l'uomo.

    Aliquote rosa è la proposta di due economisti, Alberto Alesina e Andrea Ichino, accolta in due progetti di legge: prevede meno tasse per le aziende e uno stipendio leggermente superiore a parità di posizione per le donne lavoratrici.

    Le stesse aziende stanno cercando di far fronte a questa situazione: alcune danno alle mamme la possibilità di lavorare da casa un giorno alla settimana, altre dotano il luogo di lavoro di minimarket, asilo e lavanderia, altre ancora forniscono un mese in più di maternità retribuita.

    Anche il web si sta mobilitando, proprio per rendere più semplice la vita di noi mamme: sorgono siti e piattaforme scaturite dalla necessità di alcune donne che, divenute madri e trovatesi spesso da sole ad affrontare situazioni lavorative prive di tutele, inadeguatezza dei servizi offerti dalla comunità, impegni quotidiani rispetto alla casa, al bambino e alla cura di sé, hanno deciso di impegnarsi in un progetto di autoaiuto rivolto ad altre madri con analoghi problemi.

    Ve ne segnaliamo alcuni:

    www.associazionebusinessmum.it
    www.workingmothersitaly.com
    www.mammaelavoro.it
    www.pariopportunita.gov.it/
    www.lacarrierarosa.it

    Pubblicato in: Famiglia

    Festa della mamma lavoratrice? Assolutamente si! Abbiamo incontrato Patrizia Eremita, fondatrice di mamma&Lavoro che ci ha raccontato come è iniziata la sua avventura e le soluzioni che cerca di offrire ogni giorno a tutte le mamme acrobate che ogni giorno si destreggiano fra figli e lavoro: “Tutto è cominciato quasi 4 anni fa, quando è nato il mio "giovanotto".  Venivo da anni di lavoro intenso e ricco di soddisfazioni professionali, convinta che le lamentele sulla difficoltà di gestire famiglia e lavoro fossero il risultato di mamme esagerate, poco pratiche e portate ad atteggiarsi a vittime. Ho capito sulla mia pelle che mi sbagliavo: le mamme italiane devono letteralmente fare i salti mortali per far funzionare tutto al meglio, le loro lamentele sono più che fondate. È nata così l'idea di creare un portale sulla conciliazione vita e lavoro e molto altroâ€.

    Mamma&Lavoro vuole essere uno spazio di informazione, condivisione e orientamento riguardo a temi come lavoro, maternità e salute. Siamo on line da 2 anni e in questo breve periodo il sito   si è trasformato in aggregatore per mamme interessate agli argomenti più disparati (dalla puericultura alla cucina, dalla lettura alla Formazione). Ma siamo solo all'inizio: ora intendiamo proporci come serio interlocutore alle aziende, per offrire servizi volti ad ottimizzare, favorire e potenziare il reinserimento lavorativo delle mamme.

    Grazie a collaborazioni e partnership mamma&Lavoro propone momenti formativi e si propone anche di fare da Patner per le Aziende virtuose che credono nel welfare in azienda e nel benessere dei dipendenti.

    WORKSHOP SULLA COMUNICAZIONE AUTENTICA

    Per la Festa della mamma stiamo organizzando un Workshop in collaborazione con una Coach certificata. Aspettiamo tante donne e Mamme al prossimo incontro: Workshop sulla Comunicazione Autentica†in calendario per Venerdì 11 Maggio: tutte le informazioni qui (http://www.mammaelavoro.it/corsi-coaching-mamme.html).

    Una mattinata dedicata a tutte le donne che ogni giorno conciliano tanti impegni di vita personale e professionale e desiderano semplificare la loro vita migliorando la qualità della loro comunicazione in famiglia o al lavoro. Coaching e strumenti di sviluppo personale per gestire più efficacemente le situazioni che tolgono energia, sperimentando nuovi modi di essere in relazione con l’altro.

    QUANDO : venerdì 11 Maggio dalle 09.30 alle 13.00

    DOVE : A Milano, Via Correggio 19, c/o Correggio 19, Networking @ Work

    Il Workshop è a numero chiuso.

    Per saperne di più:

    http://www.mammapiu.com/site/calendario/
    http://www.mammaelavoro.it/corsi-coaching-mamme.html

    Iscrizioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

    Pubblicato in: Eventi e concorsi
    Mercoledì 02 Maggio 2012 15:52

    Le aziende ideali per mamma e papà

    Bambini in azienda, è possibile?

    Sembra di sì. Questa è la notizia apparsa recentemente sul Corriere.it.

    Infatti, da qualche anno a questa parte si stanno diffondendo in Italia gli asili aziendali. “I primi in Italia nacquero negli anni 50; tra questi, gli asili della Olivetti a Ivrea e della Falck a Sesto San Giovanni. Negli ultimi dieci anni diverse medie e grandi aziende, soprattutto nelle città del Centro-Nord, si sono dotate di strutture per l’ accoglienza dei figli dei dipendenti – ci comunica il giornalista che si è occupato del caso - da un lato, la responsabilità sociale d' azienda, nel solco tracciato dalle prime esperienze di imprenditoria «illuminata»; dall' altro, una maggiore soddisfazione dei lavoratori e la possibilità per l' azienda di non perdere forza lavoro competente alla nascita di un figlioâ€.

    Diverse sono le aziende che partecipano all’iniziativa: il centro d'infanzia della Geox può accogliere 70 bambini e comprende un atelier di pittura e due aree verdi, la Selex Sistemi Integrati ospita un asilo e una scuola materna nel quartier generale a Roma; d'estate, invece, i ragazzi dai sette ai quindici anni possono partecipare a soggiorni studio interamente in inglese. Cariparma dispone di un asilo a risparmio energetico e quello della Tod’s, uno dei primi sorti in Italia, ospita 30 bambini dai tre ai sei anni e offre lezioni di musica e inglese, uscite didattiche e visite pediatriche.

    Particolarmente innovativo è il babysitting on demand offerto ai dipendenti della sede di Milano di Luxottica.

    Si tratta di vere e proprie società d’avanguardia, che hanno compiuto passi da gigante sul piano di una conciliazione lavoro-famiglia.

    Fonte: Corriere.it
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Dal 1 aprile è entrata in vigore la nuova normativa che regola le modalità di richiesta dell’astensione anticipata dal lavoro in caso di gravidanza a rischio.
    Il DL 5/2012, prevede che le donne in gravidanza si rivolgano direttamente alla Asl di competenza per avviare le pratiche e inoltrare le domande.
    SI dovranno quindi presentare le certificazioni rilasciate dal un ginecologo appartenente al Servizio Sanitario Pubblico, dove risulti l’effettiva esistenza di rischi per la salute di madre e feto e l’impossibilità di proseguire con l’attività lavorativa fino all’inizio del periodo di astensione obbligatoria.
    Sarà poi l’Azienda Sanitaria Locale, una volta presa in esame la documentazione presentata, a rilasciare un’apposita autorizzazione che certifichi l’interdizione al lavoro.
    La nuova normativa riguarda solo le donne in gravidanza che siano regolarmente assunte da aziende private o enti pubblici.
    Nel caso in cui il certificato medico che attesta la gravidanza a rischio sia rilasciato da un ginecologo privato, sarà la Asl a richiedere alla gestante un’ulteriore visita di controllo da effettuare presso la struttura pubblica.
    Entro sette giorni dalla richiesta l’azienda sanitaria provvederà al rilascio del provvedimento di astensione anticipata dal lavoro, qualora ne ricorrano le condizioni.

    Fonte: Il Sole 24 Ore
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi al tavolo con le parti sociali, ha presentato una bozza delle linee guida sulla modulazione e la flessibilità degli orari di lavoro e i regimi contrattuali per aiutare le mamme (ma anche i padri e a quanti in casa devono assistere genitori anziani, coniugi o parenti stretti malati) per conciliare lavoro e famiglia.

    Il ministro auspica un’intesa al prossimo incontro, fissato per il 7 marzo, alla vigilia della festa delle donne, una data emblematica e non casuale.

    Critica però la Cgil, che esprime forti perplessità e preoccupazioni.

    Via libera, invece, da Cisl, Uil e Ugl.

    Fra le possibilità previste, l’impiego del telelavoro in alternativa ai congedi; orari flessibili in entrata e in uscita per madri e padri entro i primi 3 anni del bambino; la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro a tempo pieno in parziale per i primi 5 anni del bimbo o per assistere genitori e familiari in rilevanti esigenze cura e la possibilità di orari concentrati.
    Indicato poi l’impegno, al rientro della maternità, di assegnare la lavoratrice alle stesse mansioni o comunque a mansioni che non vanifichino la professionalità e l’esperienza acquisite.
    Queste misure che usufruirebbero della detassazione al 10%, come il salario di produttività.

    Fonte: IlGiornale.it
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Lunedì 07 Giugno 2010 11:39

    Donne e lavoro: i problemi non mancano

    Secondo una ricerca di Valore D, “una maggiore rappresentanza femminile produce maggiore redditività e migliore salute organizzativaâ€. La situazione lavorativa italiana sembra però tenere poco conto di questi risultati.

    Il nostro Paese si posiziona all’ultimo posto per quanto riguarda l’occupazione femminile, molto staccato dalla media europea. Una tendenza negativa purtroppo destinata a crescere con la recente situazione economica sfavorevole.

    Per non parlare poi dei numeri delle donne “al potereâ€: solo il 4% del consiglio di amministrazione delle principali società italiane è composto dal “gentil sessoâ€. Eppure varie ricerche, tra cui quella condotta da Mckinsey per l’associazione Valore D su 900 manager di ambo i sessi, attestano che le donne, in molti casi, sono più preparate e valide dei colleghi maschi. Tra i meriti ad esse riconosciute: una visione più ampia, l’alta capacità di motivare; il fatto di operare secondo le orme del consenso e non di potere.

    Ma quali sono quindi i motivi della predominanza maschile nel mondo lavorativo? Secondo Monica D’ascenzo, giornalista de Il Sole 24 Ore e autrice del libro Donne sull’orlo della crisi economica, se per accedere alle posizioni più alte ci fosse un concorso, le donne sarebbero molte di più.

    Questa teoria viene appoggiata anche da Carlo Dell’Aringa, professore ordinario di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano, secondo il quale “dove viene riconosciuto il merito le donne primeggiano. Un esempio su tutti è la facoltà di medicina, dove per entrarvi bisogna superare un test di accesso. Le ragazze sono il 60% degli iscritti. Ma non solo. Mediamente, negli esami, hanno una votazione di un punto e mezzo superiore a quella dei colleghi maschi e di due punti nel voto di laureaâ€.

    Sull’occupazione femminile influiscono negativamente anche fattori culturali. Innanzitutto, nella nostra società, è quasi sempre la donna ad occuparsi dei figli o dei genitori anziani.

    In secondo luogo, la carenza di strutture di supporto alla maternità rende difficile affrontare il doppio compito di madre e lavoratrice. In Italia, infatti, solo il 6% dei bambini sotto i 3 anni accede al nido (rispetto al 44% di Norvegia, al 40% della Svezia, al 26% della Francia) e le donne del nostro Paese dedicano a casa e famiglia tra il 20 e il 45% di tempo in più rispetto alle colleghe di queste nazioni.

    Ma la situazione può essere migliorata, partendo direttamente dalle donne stesse, che dovrebbero educare i figli maschi e femmine nello stesso modo. E’ importante farsi aiutare nei lavori domestici in egual modo dai bambini di entrambi i sessi, senza fare distinzione.

    Altro escamotage potrebbe essere l’applicazione di una tassazione più leggera a favore delle donne o le quote di genere. “L’80 per cento delle intervistate da Valore D - sottolinea Dell’arringa – si dice favorevole a quest’ultimo strumento. Senza l’intervento della legge il cambiamento – sostengono le interpellate - sarebbe troppo lento. Dubito però che il Parlamento riuscirà ad approvare uno dei sei disegni legge inoltrati a tal proposito. Le parlamentari – conclude la giornalista – sono solo il 20%â€.

    Favorevole alle quote anche Alessandra Perrazzelli. “Ci devono essere – commenta – procedimenti temporanei d’urgenzaâ€. Scettico invece il professor Dell’aringa. “Possono essere utili per forzare il cambiamento ma non vanno viste come soluzioni. Esse, infatti, non sono gratis. Un medico, ad esempio, deve essere scelto in base alle sue capacità e non in base al genere di appartenenza. Le quote, se usate male, - spiega Dell’aringa – possono portare ad inefficienze che ricadrebbero, in taluni casi a caro prezzo, anche sul consumatoreâ€.

     

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    Pubblicato in: Famiglia
    Martedì 23 Marzo 2010 12:22

    Il diritti del padre

    LEGGE 8 marzo 2000, n.53
    Disposizioni per il sostegno della maternita' e della paternita', per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta'.

    Per la prima volta viene riconosciuto al padre il diritto di usufruire del congedo, indipendentemente dalla situazione della madre.

    Mentre finora il padre poteva utilizzare il congedo solo nel caso in cui la madre di suo figlio era una lavoratrice subordinata che vi rinunciava, con la nuova legge ha un proprio diritto al congedo, a prescindere dalla situazione della madre.
    Questo significa che la madre può essere una lavoratrice autonoma, libera professionista, collaboratrice, casalinga, studentessa, disoccupata ecc.

    La durata massima del congedo del padre è di 6 mesi, elevabile a 7 (se la madre non supera i 4 mesi).

    Si può scegliere di utilizzare questo congedo mentre l'altro genitore usufruisce di un altro (esempio: congedo parentale del padre e riposi giornalieri della madre, ma anche congedo parentale del padre e congedo di maternità).
    Quindi il padre può scegliere di restare a casa quando il bambino è appena nato, e la madre è in maternità obbligatoria.

    Nel caso in cui la madre abbia già goduto dei 6 mesi di astensione facoltativa, il padre può utilizzare, se il figlio non ha ancora 8 anni, la parte supplementare di mesi prevista dalla legge.

    Se il padre è - o diventa - un single gli spettano per intero i 10 mesi.

    I congedi di paternità

    Il congedo di paternità è la possibilità che la legge concede, al padre lavoratore subordinato, di utilizzare la parte di astensione obbligatoria successiva alla nascita (3 mesi, e cioè fino al giorno del compimento del terzo mese di età).
    Questo è possibile solo in alcuni casi: morte della madre, grave infermità della madre, abbandono del figlio da parte della madre, affidamento esclusivo al padre del figlio. Successivamente al congedo di paternità, il padre può godere del congedo parentale alle condizioni stabilite.
    E' da osservare che, tranne nel caso di grave infermità della madre, siamo in presenza di genitore single, con conseguente diritto a 10 mesi di congedo.

    Qualche conto

    Sono estesi al padre lavoratore alcuni dei diritti e delle tutele tradizionalmente riconosciute alla madre: la computabilità nell'anzianità di servizio del congedo di paternità; il diritto alla copertura economica del congedo (80% della retribuzione); il divieto di licenziamento durante il congedo di paternità e fino a 1 anno di vita del figlio.

    Come si richiedono i congedi

    Per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti è sufficiente avvisare il datore di lavoro 15 giorni prima. In questo caso il datore di lavoro non potrà rifiutarsi di concedere il congedo.
    La legge non lo precisa, ma si ritiene che i 15 giorni di preavviso siano da intendere come giorni di calendario, e non come giorni effettivamente lavorati. Laddove la richiesta non sia stata consegnata entro i 15 giorni previsti, il datore di lavoro può negare un congedo parentale.
    Per le lavoratrici autonome, invece, è necessario avvisare l'Inps e sospendere l'attività lavorativa.

    Come si utilizzano i congedi

    Il congedo può essere utilizzato per intero o per frazioni di tempo. Non è stabilita una durata minima, ma è necessaria l'alternanza tra congedo e ripresa dell'attività lavorativa. Si possono utilizzare i congedi anche un giorno alla volta, stabilendo ad esempio che non si lavorerà per un giorno alla settimana, fino a raggiungere il tetto massimo al quale si ha diritto.
    Il datore di lavoro deve comunque essere sempre avvisato, anche se si resterà a casa solo per uno o due giorni.
    Durante l'astensione facoltativa i giorni di ferie non maturano. E' possibile però, limitatamente al primo anno di vita del figlio, godere di periodi di congedo parentale e, al rientro dal lavoro, dei riposi giornalieri.
    Pubblicato in: Felicemente papà
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:44

    Congedo di maternità

    Vediamo assieme quali sono i diritti e le opportunità per le mamme lavoratrici dipendenti

    Esami prenatali

    Le lavoratrici gestanti hanno diritto ad assentarsi durante l’orario di lavoro per sottoporsi ad esami prenatali da effettuarsi in tali orari.
    La lavoratrice deve presentare:
    - specifica domanda, nella quale devono essere indicati data e ora degli esami con dichiarazione che gli stessi non sono effettuabili fuori dall’orario di lavoro;
    - documentazione giustificativa, rilasciata dalla struttura cui la lavoratrice si è rivolta dalla quale risulti la data e l’orario di effettuazione degli esami.
    Le ore di assenza per esami prenatali vengono retribuite normalmente e non si cumulano con le assenze per malattia.

    Congedo di maternità

    Condizioni
    - Le lavoratrici dipendenti devono avere un rapporto di lavoro in essere con diritto a retribuzione.
    - Le lavoratrici domestiche devono aver versato almeno un anno di contributi nei due anni precedenti il periodo di assenza obbligatoria almeno 6 mesi di contributi nell’anno precedente.
    - Le lavoratrici agricole devono aver effettuato minimo 51 giornate di lavoro nell’anno precedente il periodo di assenza obbligatoria.
    Modifiche consentite
    - Le lavoratrici dipendenti hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei 4 mesi successivi purché ciò non comporti pregiudizi alla salute della madre e del nascituro. Tale condizione deve essere attestata dal medico del Ssn o dal medico competente sul luogo di lavoro.
    - Le lavoratrici che svolgono lavori faticosi o pericolosi (e che non possono essere adibite ad altre mansioni) e quelle che soffrono di particolari patologie, possono anticipare il periodo di astensione obbligatoria precedente il parto, su autorizzazione della Direzione Provinciale del Lavoro; per motivi analoghi, la Direzione Provinciale del Lavoro ha anche la facoltà di posticipare il ritorno della madre al lavoro fino al 7° mese successivo al parto.
    - Se il parto avviene in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti di astensione obbligatoria prima del parto si aggiungono al periodo di astensione obbligatoria successivo al parto.
    Adempimenti
    Le lavoratrici devono presentare prima del congedo di maternità:
    - certificato medico attestante il loro stato di gravidanza al datore di lavoro;
    - domanda all’Inps e al datore di lavoro con modulo “Mod.MATâ€
    Dopo il parto:
    - certificato di nascita/assistenza al parto al datore di lavoro, entro 30 giorni dall’evento.
    Indennità economica
    L’indennità è sostitutiva della retribuzione e corrisponde all’80% della retribuzione (alcuni contratto collettivi prevedono un’integrazione fino al raggiungimento del 100%).

    Riposi giornalieri

    La madre può fruire di 2 ore di riposo giornaliero durante il primo anno di vita del bambino:
    - se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore giornaliere, il riposo è di 1 ora;
    - se la lavoratrice fruisce dell’asilo nido o di altra struttura istituita dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze, i periodi di riposo sono ridotti alla metà.
    L’estensione dei riposi spetta al padre:
    - in alternativa alla madre che non se ne avvalga;
    - quando il figlio è affidato al solo padre;
    - quando la madre non è lavoratrice dipendente e quindi non ha diritto ai permessi.
    Tali riposi non sono previsti per le lavoratrici domestiche e a domicilio.
    In caso di parto gemellare o plurimo i riposi vengono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere contemporaneamente utilizzate anche dal padre.
    Fonte: Provincia di Novara, Consigliera di Parità – Ministero del Lavoro
    Clicca qui per maggiori informazioni e per scaricare il pdf
    Pubblicato in: Gravidanza
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:11

    Lavoro e gravidanza

    La tutela e il sostegno economico della maternità sono previsti per tutte le mamme, lavoratrici o non, appartenenti a famiglie a basso reddito o meno.



    La tutela delle mamme non lavoratrici

    Gli aiuti economici per chi ha diritto
    La tutela della maternità è un principio fondamentale sancito dall’Art. 37 della nostra Costituzione: la legge italiana garantisce la protezione della salute della madre e il diritto del bambino a un’adeguata assistenza.

    E gli aiuti economici ci sono ma quello che è complesso per il singolo è capire a che cosa si ha diritto e da chi, perchè gli operatori coinvolti sono molteplici (Stato, INPS, comuni, a volte anche le regioni). E le modalità in cui operano sono varie (assegni familiari, congedi, tutele, detrazioni...).

    La tutela delle non lavoratrici avviene in due forme:
    - assegni statali
    - assegni comunali

    L’assegno di maternità dello Stato
    E’ un assegno erogato dallo Stato alle madri che non hanno diritto ad altri trattamenti di maternità.
    Ne hanno diritto:
    - Le madri che si siano dimesse volontariamente dal lavoro durante la gravidanza ed abbiano almeno 3 mesi di contributi nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia in caso di adozione).
    - Le madri che precedentemente abbiano avuto diritto a una prestazione Inps (ad esempio per malattia o per disoccupazione) per aver lavorato almeno 3 mesi negli ultimi 9 mesi.
    La domanda va presentata alla sede Inps più vicina che, in caso manchino i requisiti, trasmette la richiesta al comune di riferimento.

    Gli assegni comunali
    Vengono erogati a condizione che la mamma non abbia diritto ad altri trattamenti e l’ISE – Indicatore della Situazione Economica - non superi i limiti di reddito stabiliti; la domanda va presentata in comune e, in caso di assegnazione, l’erogazione è a carico dell’INPS.

    La tutela delle madri disoccupate è, invece, assimilabile a quella delle lavoratrici (paragrafo successivo) purchè tra la data di sospensione del lavoro e quella di congedo di maternità non siano trascorsi più di 60 giorni. Sono parimenti assimilabili anche le persone cui spetti l’indennità di disoccupazione, il trattamento di integrazione salariale, siano in mobilità o abbiano lavorato per datori non soggetti all’assicurazione contro la disoccupazione.

    La tutela delle mamme lavoratrici

    Chi ha diritto al periodo di maternità
    Indennità di maternità
    E’ l’indennità sostitutiva della retribuzione per le lavoratrici assenti dal lavoro per gravidanza e puerperio. L’indennità economica nel periodo di astensione obbligatoria è pari all’80% della retribuzione media giornaliera per i giorni di astensione obbligatoria (ma molti contratti collettivi prevedono l’integrazione al 100% a carico del datore di lavoro).
    Ne hanno diritto

    1. Le lavoratrici dipendenti che si assentano dal lavoro per un periodo di 5 mesi utilizzabile in forma flessibile a partire dal settimo mese di gravidanza.
    2. Le lavoratrici che svolgono lavori faticosi o pericolosi e che non possono essere adibite ad altre mansioni possono anticipare per rischio il periodo di astensione obbligatoria che precede il parto e posticipare i periodi di astensione obbligatoria successivi al parto. Il periodo di astensione obbligatoria successivo al parto può essere prorogato sino alla fine del 7° mese dopo il parto.
    3. In caso di parto prematuro, alla madre viene data la possibilità di recuperare i giorni di assenza obbligatoria persi prima del parto, in modo che la durata del congedo sia sempre di cinque mesi.
    4. Spetta anche in caso di adozione e affidamento. In questi casi l’indennità spetta per i 3 mesi successivi all’effettivo ingresso del bambino nella famiglia adottiva o affidataria (purchè non abbiano superato i 6 anni, i 18 in caso di adozioni internazionali).
    5. In caso di morte o di grave malattia della madre, di abbandono del figlio da parte della stessa o di affidamento esclusivo al padre, l’indennità per astensione obbligatoria dal lavoro spetta al padre lavoratore.
    6. Le lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, colone, mezzadre, artigiane e commercianti) iscritte nei rispettivi elenchi prima del periodo indennizzabile, in regola con il versamento dei contributi.
    7. Le libere professioniste: il reddito da prendere in riferimento per il calcolo all’indennità è solo quello professionale, con esclusione di quanto eventualmente percepito per altre attività svolte. Il reddito da considerare è quello percepito nel secondo anno precedente l’evento.
    8. Le lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata dei lavoratori autonomi (collaboratori coordinati e continuativi e libere professioniste).
    9. Le mamme-atlete, che esercitano attività sportiva anche in modo non esclusivo, a fronte di un compenso in qualsiasi forma corrisposto deve essere riconosciuto l’indennità di maternità.
    Gravidanza con problemi
    La lavoratrice è obbligata ad astenersi dal lavoro in qualsiasi periodo che precede la data del parto, se la gravidanza si presenta problematica. In questo periodo la lavoratrice è messa sotto ispettorato e il trattamento economico è pari all’80% della retribuzione.
    Maternità flessibile
    Esiste un criterio di flessibilità nella utilizzazione del periodo di maternità obbligatorio. Anziché articolare l’assenza nei due mesi precedenti il parto e nei tre mesi successivi, la madre può decidere di astenersi dal lavoro il mese prima del parto e nei successivi quattro mesi. Condizione necessaria perché la lavoratrice in gestazione possa godere della maternità flessibile è la presentazione di un certificato del ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, che attesti la mancanza di pregiudizio alla salute della gestante e del bambino. In caso di situazione pregiudizievole, alla lavoratrice non è consentito lo spostamento ad altre mansioni o la modifica delle condizioni e dell’orario di lavoro. La domanda per lavorare oltre il settimo mese di gravidanza va presentata al datore di lavoro e all’istituto di previdenza che eroga il trattamento di maternità, corredata dalle certificazioni sanitarie, purché queste siano acquisite dalla donna nel settimo mese di gravidanza rilasciata dal medicospecialista (ostetrico-ginecologo) del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato. Resta ferma in cinque mesi la durata complessiva dell’astensione obbligatoria.

    Congedo parentale, astensione facoltativa
    Nei primi otto anni di vita del bambino il padre e la madre, lavoratori dipendenti, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente, ma per un periodo complessivo non superiore agli 11 mesi.
    Ciò è previsto anche in caso di adozione o affidamento.
    Il padre può usufruire del congedo anche nel periodo di astensione obbligatoria o dei congedi per allattamento della madre.
    Anche le lavoratrici autonome possono usufruire del congedo parentale, ma solo per tre mesi entro il primo anno di età del bambino e con l’obbligo di astensione dal lavoro.
    La legge finanziaria ha previsto, a partire dal 1° gennaio 2007, anche per le lavoratrici parasubordinate che non siano titolari di pensione e non iscritte ad altre forme previdenziali obbligatorie, la possibilità di usufruire di congedi parentali di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.
    L’indennità, pari al 30% dello stipendio o della retribuzione convenzionale, spetta per un periodo massimo, complessivo tra i genitori, di sei mesi, entro il terzo anno di età del bambino (in caso di adozione o affidamento, entro tre anni dall’ingresso in famiglia).
    In caso di superamento dei sei mesi (e fino all’ottavo anno di età del bambino), l’indennità spetta a condizione che il reddito individuale del genitore richiedente non superi due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo pensionistico in vigore a quella data.(per il 2007 questo tetto è pari a 14.174,55 euro).
    La domanda, su modulo AST.FAC (disponibile presso le sedi Inps e sul sito dell’Istituto, nella sezione moduli) va presentata all’Inps e al datore di lavoro.Le indennità sono pagate dal datore di lavoro, che è poi rimborsato dall’Inps con il conguaglio dei contributi.

    Riposi orari
    Ne ha diritto la madre durante il primo anno di vita del bambino: sono di due ore al giorno se l’orario di lavoro è pari o superiore a 6 ore giornaliere. Se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore giornaliere è previsto un permesso di 1 ora al giorno. Spettano anche al padre, in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvale, e sono previsti anche in caso di adozione e affidamento. Spettano al padre anche nel caso in cui la madre non è lavoratrice dipendente (ad esempio lavoratrice autonoma, libera professionista). In caso di parto plurimo le ore sono raddoppiate. Non hanno diritto ai permessi orari le lavoratrici domestiche, a domicilio e le lavoratrici autonome.


    Malattia del bambino
    In caso di malattia del bambino bisogna distinguere sempre i due periodi prima dei tre anni e dopo i tre anni: nel primo periodo il lavoratore non viene retribuito ma ha diritto alla contribuzione figurativa, nel secondo caso non viene retribuito e ha diritto ad una copertura contributiva ridotta.


    Tutela delle famiglie a basso reddito


    Per aiutare le famiglie in difficoltà
    Gli assegni familiari, erogati dall’Inps, hanno l’obiettivo di aiutare le famiglie dei lavoratori a basso reddito. L’ammontare dell’assegno è variabile, secondo la numerosità del nucleo familiare e il reddito complessivo conseguito dal 1 luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno successivo.

    Ne hanno diritto
    - Le famiglie dei lavoratori dipendenti, dei pensionati da lavoro dipendente e dei parasubordinati (i Co.Co.Co: contratti di collaborazione coordinata e continuativa);
    - Le famiglie dei lavoratori autonomi, dei pensionati da lavoro autonomo, dei coltivatori diretti, dei mezzadri e dei coloni.

    Gli assegni diminuiscono in modo scalare in funzione ai redditi familiari, al numero e alle età dei figli. Per tutti i redditi familiari fino a 12.499 euro gli importi previsti sono così distribuiti:
    - 1.650 euro l’anno per nuclei con un figlio. Le variazioni iniziano dai redditi superiori a 12.500 euro per i quali l’importo diminuisce di 9,3 euro per ogni 100 euro di maggior reddito familiare fino a 25.799. Dai 25.800 decresce di 1,2 euro per ogni 100 euro di maggior reddito fino ad azzerarsi per i redditi di 61.000 l’anno.
    - 3.100 euro l’anno per nuclei con due figli. Dai 12.500 euro l’importo decresce di 13 euro per ogni 100 euro di reddito familiare in più fino a 29.999. Dai 30.000 l’importo diminuisce di 2,3 euro fino a zero per redditi familiari superiori a 66.500 euro.
    - 4.500 euro l’anno per nuclei con tre figli. L’assegno diminuisce dai 12.500 euro, diminuendo di 11,5 euro per ogni 100 euro reddito familiare in più, fino a 34.999 euro. Dai 35.000 euro l’importo decresce di 4,4 euro per ogni 100 euro di reddito familiare in più fino ad azzerarsi per redditi superiori a 78.700 euro. Gli importi e il diritto di accesso sono gli stessi per i nuclei familiari che hanno entrambi i genitori che uno solo.
    Assegno per nucleo familiare con tre figli e un genitore
    - Spetta ai nuclei familiari con tre figli minori e un solo genitore
    - Un assegno di 800 euro per i redditi fino a 14.499, che a partire dai 14.500 decresce di 8,6 euro per ogni 100 euro di reddito familiare in più.

    Figli in Finanziaria

    Come tutelare i diritti della maternità
    Congedi per maternità e parentali: Per sei mesi e fino all’ottavo anno di vita del bambino, la legge riconosce un’indennità, senza condizioni di reddito, per un periodo di astensione facoltativa massimo complessivo tra i genitori di 11 mesi. Lo stesso periodo viene anche coperto da contribuzione figurativa.

    La Finanziaria 2008 rafforza le tutele anche ai lavoratori flessibili e estende il ricorso ai congedi parentali, per rispondere ai profondi cambiamenti che hanno caratterizzato il mondo del lavoro negli ultimi anni.
    In pratica
    A. I congedi sono stati estesi a tutte le categorie di lavoratori, autonomi e subordinati, (compresi i lavoratori a termine, a progetto, a tempo determinato, ecc.) e anche nei casi di adozione e di affido, (cinque mesi a casa con l’80% dello stipendio per il genitore che adotta o prende in affidamento un bambino, come nel caso di maternità naturale) in questi casi senza limiti di età dei figli.
    B. La piena attuazione dei principi di eguaglianza di genere e di pari opportunità tra uomini e donne nella materia dei congedi, attraverso meccanismi di rimodulazione o di alternanza tra lavoratrice e lavoratore.
    C. L’introduzione di meccanismi di flessibilità per consentire di usufruire dei congedi parentali nei periodi di effettiva necessità personale o familiare, anche con il frazionamento orario. Ad esempio, superando il limite degli 8 anni di età del bambino, oggi previsto, per usufruire del congedo parentale; oppure offrendo la possibilità alla lavoratrice che abbia scelto di usufruire del congedo di maternità con la formula 1 mese prima del parto 4 mesi dopo il parto di usufruire del 4 mese in modo anche non continuato e con possibilità di frazionamento; o ancora prevedendo la possibilità che anche la nonna lavoratrice o il nonno lavoratore possano richiedere il congedo parentale per la cura dei nipoti.
    D. La possibilità per le lavoratrici madri - nel caso di decesso del bambino all’atto della nascita o durante il periodo di astensione obbligatoria - di riprendere anticipatamente l’attività lavorativa. Oggi non si può rientrare al lavoro se non sono decorsi i 5 mesi dell’astensione obbligatoria.

    L’unica condizione che si pone è l’accertamento che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della lavoratrice.

    Bonus mamme che lavorano
    E’ la novità più importante e consiste nella detrazione di 150 € per tutte le mamme che lavorano, indipendentemente dalla tipologia di reddito (precario e non). il maggior sconto per i figli a carico, di 150 € appunto, spetterà alle madri che posseggono uno o più redditi da lavoro e figli fiscalmente a carico e sarà riconosciuto per molte tipologie di lavoro.
    Nello specifico potranno usufruirne:
    1. mamme con lavoro dipendente
    2. mamme con lavoro dipendente a domicilio (badanti, colf, baby sitter…)
    3. lavoratrici socie di cooperative
    4. mamme impiegate in Lavori Socialmente Utili (Lsu)
    5. lavoratrici autonome occupate in professioni abituali e non (quindi, anche coloro che esercitano una professione autonoma in modo non abituale)
    6. mamme che percepiscono un reddito derivante da rapporti di collaborazione con Enti statali e società private
    7. mamma che percepiscono redditi d’impresa con contabilità semplificata
    Per maggiori informazioni sull’argomento www.governo.it
    Concorsi e formazione
    La possibilità per le lavoratrici madri di partecipare, se ciò non rappresenta un rischio per la loro salute, ai concorsi pubblici, alle procedure selettive interne, ai corsi di formazione o riqualificazione professionale, anche nel periodo del congedo di maternità. In pratica, si vuole che le Amministrazioni, tengano conto dello stato di gravidanza delle concorrenti prevedendo, ad esempio, sessioni successive dei corsi, come già accade per tutti coloro che sono impossibilitati a partecipare per motivi di salute attestati da idonea certificazione. Anche in questo caso si ritiene necessario verificare che una siffatta opzione non arrechi pregiudizio alla salute della lavoratrice.
    L’estensione del divieto di licenziamento anche al periodo di affidamento preadottivo, oggi previsto solo nei casi di adozione e affidamento, con una durata pari a quella prevista complessivamente per i genitori biologici (21 mesi).
    Il riconoscimento del part-time per la cura dei figli, come di un vero e proprio diritto soggettivo. La madre lavoratrice o il padre lavoratore potrà trasformare il proprio rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time, in misura non superiore al 50 per cento e per una durata massima di 12 mesi, per la cura di ciascun figlio minore, con preavviso al datore di lavoro di almeno tre mesi. L’obiettivo è quello di favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

    Carta della famiglia

    La norma prevede l’istituzione di una Carta della famiglia destinata alle famiglie con almeno tre figli, sia italiane che straniere regolarmente residenti in Italia, che pagheranno solo il costo di emissione. La Carta darà diritto ad usufruire di sconti sull’acquisto di beni e servizi e riduzioni tariffarie, concordati con i soggetti pubblici o privati che contribuiranno all’iniziativa.
    Le aziende pubbliche e private potranno pubblicizzare a scopo promozionale i vantaggi offerti alle famiglie e avranno il riconoscimento di azienda Amica della famiglia
    L’elenco dei partner che aderiranno all’iniziativa praticando agevolazioni superiori a quelle ordinariamente previste sul mercato sarà pubblicato sul sito del Dipartimento delle politiche per la famiglia.

    Asili nido
    Viene prorogata la detrazione fiscale del 19% per le spese, fino a 632 euro per ogni figlio, sostenute dalle famiglie per gli asili nido (a conti fatti l’importo massimo della detrazione è di 120 euro).


    Bonus figli sportivi
    In linea con quanto previsto dalla scorsa finanziaria, la manovra 2008 consentirà alle famiglie di detrarre fino a 210€ l’anno per l’iscrizione dei minori alle attività sportive ed alle palestre. Le detrazioni riguardano i ragazzi dai 5 ai 18 anni che decidano di iscriversi o abbonarsi ad associazioni sportive, palestre, piscine e altre strutture destinate alla pratica sportiva dilettantistica.
    Le modalità per accedere ai previsti alleggerimenti fiscali sono semplici e riguardano la consueta dichiarazione Irpef. I costi sostenuti potranno infatti essere indicati nella dichiarazione dei redditi per le persone fisiche (IRPEF) 2008 e saranno detratti nella misura del 19% delle spese complessivamente sostenute, fino ad un massimo di 210€ l’anno. La detrazione, che va fatta valere in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi (modello 730, modello UNICO), va calcolata su un importo complessivo non superiore a 1.500 euro per ogni periodo d’imposta. Qualunque sia la somma erogata, per fruire dell’agevolazione il versamento deve essere eseguito tramite banca, posta, carte di credito, bancomat, carte prepagate, assegni bancari e circolari non trasferibili intestati all’associazione destinataria. L’agevolazione spetta anche quando l’erogazione è effettuata in favore di società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro. Nel dettaglio, la spesa deve essere certificata da bollettino bancario o postale, da fattura, ricevuta o quietanza di pagamento che rechino chiaramente quanto segue: l’indicazione completa della ditta; la causale del pagamento; l’attività sportiva esercitata; l’importo corrisposto per la prestazione resa; i dati anagrafici del praticante l’attività sportiva e del codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento.

    Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza
    Si è insediato a Palazzo Chigi il nuovo Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. La prima riunione è stata presieduta dai Ministri delle Politiche per la Famiglia, Rosy Bindi, e della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero. Compito dell’Osservatorio è quello di predisporre il Piano di azione per l’infanzia e l’adolescenza, un programma di lavoro per la realizzazione di interventi sul piano culturale, normativo ed amministrativo a favore dei minori, che si realizzerà con la partecipazione attiva della società civile in raccordo anche con l’Unione Europea.

    Il lavoro del Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia e l’adolescenza è presieduto da Francesco Paolo Occhiogrosso, presidente del Tribunale per i minorenni di Bari, con il coordinamento tecnico-scientifico del sociologo Valerio Belotti partirà dal 2008.


    Conferenza Unificata tra Governo, Regioni e autonomie locali in materia di servizi socio educativi per la prima infanzia
    E’ stata firmata il 26 settembre in Conferenza Unificata l’intesa tra il Governo, le Regioni e le autonomie locali in materia di servizi socio educativi per la prima infanzia. L’intesa è finalizzata alla creazione di una rete integrata, estesa, qualificata e differenziata in tutto il territorio nazionale di asili nido, servizi integrativi e servizi innovativi nei luoghi di lavoro, volti a promuovere il benessere e lo sviluppo dei bambini, il sostegno del ruolo educativo dei genitori e la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura. Per il triennio 2007-2009 sono stati stanziati 604 milioni di euro, le Regioni e le autonomie locali concorreranno al finanziamento del piano per un impegno economico non inferiore del 30% delle risorse ripartite. Tra gli obiettivi anche l’attenuazione del forte squilibrio tra il nord e il sud del paese ed una complessiva crescita del sistema nazionale verso standard europei, in vista del raggiungimento, entro il 2010, dell’obiettivo della copertura territoriale del 33 % fissato dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000.


    Detrazioni dal reddito per figli a carico
    La normativa attuale prevede:
    1. una detrazione per i figli a carico di 800€ (900 per quelli sotto ai 3 anni) che decresce con l’aumentare del reddito.
    2. una maggiorazione di 220€ per i figli disabili
    3. un ulteriore sconto di 200€ per ciascun bambino per i nuclei familiari numerosi (con più di tre figli).
    Lo sconto, che si applica a partire dal mese di nascita del bimbo, va diviso al 50% tra i genitori o attribuito a quello con il reddito più elevato.

    Per approfondire queste e altre informazioni e per verificare i contributi previsti per i nuovi nati e le loro famiglie www.inps.it
    In particolare, Assegno per il nucleo familiare
    Maternità, congedo, congedo parentale: la guida completa dell’INPS
    Pubblicato in: Gravidanza
    Martedì 06 Ottobre 2009 17:00

    Mamme che lavorano

    A volte è una necessità, altre una scelta, ma tornare al lavoro dopo la nascita di un figlio è un mestiere per supermamme

    Un mestiere difficile

    Negli Stati Uniti, le mamme che riprendono a lavorare dopo la nascita di un figlio vengono chiamate mums at work, letteralmente mamme al lavoro. Questa definizione, però, è anche un gioco di parole: men at work, infatti, è la scritta che si trova sui cartelli che segnalano la presenza di cantieri e di operai. Un po’ come dire che il lavoro della mum at work è un mestiere davvero pesante e faticoso.
    Conciliare la vita lavorativa con la gestione familiare (che ora comprende anche la presenza di un piccolo nuovo arrivato super esigente) non è cosa da poco. Bisogna trasformarsi in equilibriste per dedicare il giusto tempo a ogni cosa, in campionesse di corsa ad ostacoli per riuscire a fare tutto in tempo superando ogni imprevisto che ci si para davanti, in manager di altissimo livello per gestire e organizzare sia la famiglia che il lavoro. Insomma, la mum at work è una vera e propria superwoman.

    Il ritorno al lavoro

    Molte mamme decidono di restare a casa con i figli per dedicarsi totalmente alla famiglia, ma questo non è sempre possibile. Negli anni ’70, la libertà di scelta per la donna consisteva nel poter intraprendere una carriera e una vita al di fuori della vita casalinga e del ruolo che da sempre la costringeva tra le mura domestiche. Nella società odierna, invece, la vera libertà consiste nel poter scegliere di restare a casa per dedicarsi totalmente alla famiglia e al ruolo di madre. I figli sono il migliore investimento a lungo termine e stare con loro a tempo pieno per aiutarli a crescere è un’esperienza unica. Le mamme moderne, però, raramente possono concedersi questo privilegio: uno stipendio solo, infatti, non basta quasi mai.
    Ma non è solo una questione economica. Molte mamme, infatti, decidono liberamente di tornare al lavoro per motivi che vanno al di là della necessità di portare a casa un secondo stipendio. Passione per il proprio lavoro, desiderio di realizzarsi in un campo che esula dalla vita familiare, voglia di mettersi alla prova e di conquistarsi un posto nel mondo come lavoratrice e donna in carriera - sono solo alcuni dei motivi che spingono le mamme a tornare al lavoro.

    Gestire il senso di colpa

    Una volta presa la nostra decisione, certe che rituffarci nel mondo del lavoro sia la scelta migliore per noi e per la nostra famiglia, potremmo trovarci a dover affrontare un nemico subdolo: il senso di colpa. E’ del tutto normale sentirsi in colpa al pensiero che il nostro cucciolo adorato dovrà trascorrere tante ore senza la sua mamma, ma dobbiamo imparare a gestire questo sentimento. La qualità del tempo trascorso con nostro figlio, infatti, è molto più importante della quantità. Perciò, se saremo attente a dedicare al nostro piccolo tutte le attenzioni e l’affetto di cui ha bisogno nelle ore che trascorriamo con lui, il bimbo si abituerà presto all’idea che la mamma di giorno è al lavoro, ma che poi la sera e nei weekend è tutta per lui.
    Un po’ di senso di colpa, inoltre, potrebbe insorgere anche nei confronti della nostra vita privata. Il rischio che si corre, infatti, è quello di farsi assorbire totalmente dai molti impegni derivanti dalla complicata gestione parallela di famiglia e lavoro, trascurando così i nostri interessi personali, gli hobby e gli amici. L’unico modo per vivere questa situazione in modo sereno, è quello di scendere a patti con noi stesse. Anche le supermamme hanno bisogno di un po’ di tempo per sé stesse e non dobbiamo permettere al nostro senso del dovere di privarci di quelle cose che ci fanno stare bene. Una mamma felice è una mamma migliore, perciò cerchiamo di ritagliarci un po’ di tempo tutto per noi: il papà, i nonni o qualche amica saranno sicuramente felici di darci una mano.
    Cerchi un lavoro adatto a te, che ti consenta di lavorare quando vuoi e stare a casa per goderti i tuoi figli? Diventa promoter Easybaby!
    Pubblicato in: Famiglia

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