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  • Esame del sangue in gravidanza

    Durante l'intero decorso della gravidanza vengono richiesti esami del sangue indispensabili per tenere sotto controllo la salute della futura mamma e del feto. Il tipo di esami e la frequenza variano spesso da caso a caso e solo il ginecologo è in grado di stabilire quali siano quelli necessari per la gestante.

    Come viene effettuato l'esame del sangue

    Il prelievo viene solitamente effettuato da una vena alla piega del gomito, sull’avambraccio o sul dorso della mano.
    La quantità di sangue estratto dipende dal numero di analisi che si devono eseguire, ma in ogni caso si tratta sempre di una quantità molto piccola; il prelievo, in genere, viene eseguito a stomaco vuoto (con digiuno di 8-10 ore), di preferenza alla mattina, per evitare che le sostanze contenute nel cibo ingerito alterino il normale equilibrio del sangue. La composizione del pasto che precede il digiuno deve essere quella abituale, evitando sia gli eccessi sia le restrizioni.
    Se durante il digiuno si dovesse avvertire la sensazione di sete, si possono assumere 1-2 bicchieri di acqua.
    Durante il periodo di attesa fino al momento del prelievo, è bene rimanere il più possibile tranquilli e si deve assolutamente evitare di fumare.

    In base al decreto Ministeriale del 10 settembre '98 tutti gli esami del sangue per gli accertamenti preconcezionali sono a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale e non prevedono il pagamento di alcun ticket. Sono considerate prestazioni specialistiche necessarie per tutelare la maternità responsabile. Per usufruire dell'esenzione è sufficiente l'impegnativa del proprio medico di base o quella di un ginecologo.

    I test vanno poi effettuati in un laboratorio d'analisi pubblico o convenzionato.

    Gruppo sanguigno con identificazione del fattore Rh

    Serve a definire la presenza o meno dell'Rh, una caratteristica dei globuli rossi.

    Se la futura mamma ha un Rh negativo e il partner lo ha positivo può crearsi una incompatibilità tra il sangue materno e quello del feto (nel caso erediti l'Rh paterno): quando il sangue della futura mamma viene a contatto con quello del feto, produce degli anticorpi che distruggono i globuli rossi del bambino.
    Il problema non si verifica quasi mai al primo parto, perché, grazie alla placenta, il sangue materno non incontra mai quello fetale. Subito dopo il parto è però necessario eseguire un'iniezione di immunoglobuline (anticorpi) anti-fattore Rh positivo, che protegge un'eventuale gravidanza successiva.
    Se invece la mamma non ha eseguito questa profilassi dopo una precedente gravidanza o un aborto, esiste un rischio elevato di contrarre una grave malattia chiamata eritroblastosi fetale o ittero emolitico del neonato.

    Viene ripetuto ad ogni prelievo.

    Test di Coombs indiretto

    Solo per la futura mamma che ha un Rh negativo.
    Dosa la presenza o meno nel sangue di anticorpi contro l'Rh positivo e valuta indirettamente anche il rischio di "rigetto" di un feto con la stessa caratteristica nei globuli rossi.
    Di fronte ad una gravida con Rh negativo con Coombs indiretto negativo è opportuno ripetere il test mensilmente nel corso della gestazione.
    Nei casi di gravida di gruppo O ed Rh positivo, il test di Coombs deve essere ripetuto nelle ultime settimane di gravidanza.

    Emocromo completo

    Analizza le caratteristiche e il numero dei globuli rossi, dei globuli bianchi, la quantità di emoglobina presente e le dimensioni dei globuli rossi per identificare se ci sono alterazioni che fanno sospettare che la futura mamma sia portatrice sana (e quindi senza alcun sintomo) di malattie genetiche del sangue (per esempio la talassemia). In caso di positività, il test è esteso anche al partner.
    Serve comunque ad evidenziare la presenza di stati anemici, di fronte ai quali consigliare diete opportune e/o supplementazione di ferro o acido folico.

    Glicemia

    Valuta la quantità di zuccheri (glucosio) presenti nel sangue, dato che serve ad identificare donne intolleranti ai carboidrati o leggere forme di diabete non riconosciute prima della gravidanza.
    Questo valore serve anche da riferimento per valutare se nel corso dell'attesa si manifesta una forma particolare di diabete, detto gestazionale.
    Il test va ripetuto tre volte nel corso della gravidanza.
    Nei casi in cui invece siano presenti storie personali, familiari od ostetriche di diabete e/o ipertensione è opportuno richedere anche una curva da carico orale di glucosio, ed una esecuzione di creatininemia, acido urico e clearance della creatinina.

    Azotemia e creatininemia

    Valutano la quantità presente nel sangue di azoto e di creatinina, prodotti di rifiuto dell'organismo, che vengono filtrati ed eliminati dai reni. Se la loro concentrazione aumenta, significa che i reni non funzionano come dovrebbero. L'esame viene ripetuto in genere tre volte nel corso della gravidanza.

    Virus rosolia anticorpi o Rubeo test

    Serve a scoprire se la futura mamma ha già fatto la rosolia nel passato (ed è quindi immune e non rischia di passarla al feto), se l'infezione è in atto (e il concepimento è a rischio e va rimandato), o se non ha mai contratto la malattia. In questo caso, alla donna viene consigliata la vaccinazione antirosolia.
    Da effettuarsi almeno tre mesi prima di concepire.
    E' indispensabile eseguire la determinazione sia delle IgG, sia delle IgM.

    Toxoplasma anticorpi o toxotest

    Rileva la presenza di anticorpi contro la toxoplasmosi.
    Se la futura mamma ha già fatto la toxoplasmosi non c'è alcun rischio che la trasmetta al feto.
    Se l'esito del test è negativo, la futura mamma deve invece mettere in atto misure igieniche (come evitare di mangiare la carne cruda o poco cotta o gli insaccati, lavare molto accuratamente la frutta e la verdura, usare guanti per il giardinaggio, evitare il contatto con i gatti) per tutta la gravidanza per evitare di infettarsi e deve ripetere il test mensilmente.
    Anche nel caso del Toxo test è importante determinare IgG ed IgM.

    Treponema pallidum anticorpi (TPHA) e VDRL

    Valuta se la futura mamma e il partner sono affetti dalla sifilide, una malattia venerea molto diffusa a trasmissione sessuale che può essere passata anche al feto.
    I rischi vengono azzerati con cure effettuate da entrambi i partner prima del concepimento.
    Se l'esame è normale non viene più ripetuto a meno che non si abbia il sospetto di un contagio insorto successivamente.

    Sideremia e percentuale di transferrina insatura

    Permettono di evidenziare un eventuale carenza di ferro nel sangue. Questo minerale è infatti necessario ai globuli rossi per trasportare l'ossigeno.
    In gravidanza l'anemia da carenza di ferro è molto frequente.
    In presenza di una carenza di ferro è consigliabile eseguire una terapia con ferro, oltre ad una dieta adeguata.

    Bilirubina e transaminasi (GOT o AST e GPT o ALT)

    Sono utili a valutare la funzionalità epatica.
    Non sono comunque esami indispensabili e non tutti i ginecologi li richiedono.
    Servono più che altro a diagnosticare il cosiddetto ittero da stasi biliare, una repentina colorazione giallastra della cute dovuta ad una certa "pigrizia" del fegato materno ad eliminare la bile.

    PT, PTT

    Il tempo di protrombina (PT) e' la misura del tempo necessario alla formazione del coagulo di fibrina quando al plasma citrato del paziente si aggiungono tromboplastina e calcio. E' utilizzato principalmente per il controllo di terapie anticoagulanti orali. Puo' essere aumentato in caso di carenza o alterazione congenita dei fattori V, VIII, X, protrombina, epatopatie, deficit di vitamina K, CID, malattie autoimmuni, paraproteinemie, amiloidosi.
    Il tempo di tromboplastina parziale (PTT) e' il tempo necessario alla formazione del coagulo di fibrina quando il plasma citrato viene ricalcificato. E' utilizzato per il controllo dell'effetto della terapia con eparina. E' aumentato nell'emofilia A (fattore VIII) e B (fattore X) ed altri difetti di sintesi dei fattori della coagulazione, nelle epatopatie, nei deficit di vitamina K, CID, malattie autoimmuni, paraproteinemie, amiloidosi.

    Ferritina

    La funzione primaria della ferritina è quella di accumulare il ferro intracellulare, costituendo una riserva di ferro rapidamente mobilizzabile.
    Nella normalita', i livelli medi, lievemente più elevati alla nascita, si abbassano durante l'infanzia fino al raggiungimento della pubertà.
    Valori inferiori alla norma indicano, con sicurezza, carenza di ferro e permettono la diagnosi differenziale tra anemia sideropenica ed anemia dovuta ad altre cause.

    Fibrinogeno

    Il fibrinogeno e' un fattore essenziale della coagulazione.
    Viene sintetizzato dal fegato e dal reticolo endoteliale.
    Per mezzo della trombina si trasforma in fibrina per un processo di polimerizzazione, intervendo nella formazione del coagulo.

    Colinesterasi

    La colinesterasi e' un'enzima complesso.
    Si trova nel sangue, nel fegato e nel pancreas dove viene prodotta.
    La sua sintesi e' strettamente legata con la sintesi dell'albumina, per cui questo enzima e' ritenuto un indice sensibile dell'efficienza protidoproteica della cellula epatica.
    E' aumentata nell'ipertiroidismo, diabete mellito, sindrome nefrosica, obesita'.
    E' diminuita nelle epatopatie acute e croniche, infarto miocardico, infezioni acute, anemia, neoplasie, tossicosi gravidica, dermatomiosite.

    Citomegalovirus (CMV)

    Rileva la presenza nel sangue di anticorpi contro il citomegalovirus.
    Il citomegalovirus è la causa più frequente di infezioni intrauterine.
    In gravidanza l'eliminazione virale aumenta con il progredire dell'epoca gestazionale.
    L'infezione può essere trasmessa al feto sia per passaggio trasplacentare che per contatto durante il parto ed e' causa di malformazioni congenite.
    Fattori di rischio sono una giovane età della madre, la promiscuità sessuale, la scarsa igiene, il contatto prolungato con bambini piccoli.
    Se la mamma presenta IgG positive e IgM negative all'inizio della gravidanza, il test non si ripete più, mentre si ripete mensilmente se non c'è immunità (assenza di anticorpi in quantità protettiva).

    HCV

    Si tratta del test per vedere se la madre ha anticorpi contro il virus dell'epatite C.
    Se positivo, si dovrebbe eseguire anche il dosaggio del genoma del virus (HCV-RNA), per vedere se oltre agli anticorpi c'è anche il virus. In caso di risultato positivo, esiste il pericolo, anche se con frequenza piuttosto bassa, di contagio al feto. Molti medici non richiedono questo test, perché comunque non esiste un possibile rimedio. Altri lo richiedono, perché alcuni studi dimostrano che se il bambino non viene allattato al seno il rischio di contagio è inferiore.

    Virus immunodeficienza acquisita (HIV) anticorpi

    Valuta se i futuri genitori sono positivi nei confronti del virus dell'Aids: in questo caso possono passare la sieropositività anche al piccolo.
    Sapendolo in anticipo, si possono mettere in atto alcune misure (parto cesareo, terapia antiretrovirale, allattamento artificiale) per ridurre il rischio di trasmissione dalla mamma al piccolo. Attraverso queste misure il rischio di contagio per il feto si abbassa molto (non più del 5% contro il 15-20% senza queste precauzioni).
    Per eseguirlo è necessario il consenso informato.
    Si esegue solo all'inizio della gravidanza.

    Esami sierologici per l'epatite virale (HbsAg)

    Indica la presenza nel sangue dell'antigene dell'epatite B.
    Se le transaminasi sono normali, significa che la donna è portatrice sana della malattia, ma che comunque è in grado di infettare il feto al momento del parto.
    Di fronte a madri HbsAg positive è fondamentale sottoporre il neonato allo stesso controllo: ciò consente di eseguire la sieroprofilassi e la vaccinazione durante i primi giorni di vita (verranno somministrate le immunoglobuline specifiche).
    L'esame va eseguito solo una volta durante la gravidanza.


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