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  • Principali fattori di rischio lavorativo della donna in gravidanza

    In questi ultimi trent’anni la normativa italiana ha posto particolare attenzione alla tutela delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza grazie anche al contributo di numerosi studi epidemiologici che hanno evidenziato come molti fattori nocivi, presenti in ambiente lavorativo e di vita, possano influire sulla salute della donna e del bambino durante la gravidanza.

    Per favorire una maggior tutela della gravidanza sono stati riassunti i principali contenuti dell’attuale normativa mirati alla tutela della gravidanza (D.Lgs. n.151 del 26/03/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”).
    La normativa in questione prevede che il datore di lavoro individui mansioni non pregiudizievoli per la salute della gravida e del nascituro, modificando, ove possibile, le condizioni o l’orario di lavoro.
    Il decreto prevede inoltre che il datore di lavoro informi le lavoratrici ed i loro rappresentanti per la sicurezza sui rischi per la gravidanza presenti nell’ambiente di lavoro e sulle misure di prevenzione adottate per prevenirli.

    - Esposizione ad agenti chimici: fumi, gas, polveri, vernici, diluenti, oli, piombo, mercurio, diserbanti, disinfettanti, detergenti, ecc.

    - Esposizione ad agenti fisici: esposizione a urti o colpi, vibrazioni, lavori con macchine scuotenti.
    L’esposizione regolare a colpi, come urti improvvisi o vibrazioni a bassa frequenza, o movimenti eccessivi possono accrescere il rischio di un aborto spontaneo; inoltre una lunga esposizione a vibrazioni che interessano il corpo intero può accrescere il rischio di parto prematuro o la nascita di neonati sotto peso.
    Le lavoratrici gestanti non devono essere esposte ad attivitĂ  che comportano rischi dovuti ad una vibrazione e che coinvolga il corpo intero, soprattutto a basse frequenze, microtraumi, scuotimenti, colpi, oppure urti.
    Colpi, vibrazioni meccaniche o movimenti sono, infine, ricompresi anche tra i rischi che vanno valutati nel DVR e sono previsti nell’Allegato C, lett. A.1.a), in quanto agenti fisici che comportano lesioni del feto e/o rischiano di provocare il distacco della placenta.
    I rischi analizzati possono essere presenti nel lavoro delle magazziniere, delle addette alle pulizie, delle autiste, delle informatrici medico scientifiche, delle addette alla vigilanza, ronda e scorta, delle carrelliste e trattoriste, ecc.

    Altro agente fisico da considerare è il microclima sfavorevole (troppo caldo o freddo).
    Durante la gravidanza le donne sopportano meno il calore ed è più facile che svengano o che risentano dello stress da calore.
    Il lavoro a temperature molto fredde può essere pregiudizievole per la salute di gestanti, nascituro e puerpere.
    I rischi aumentano in caso di esposizione a sbalzi improvvisi di temperatura.

    Altro agente fisico da considerare è il rumore (> a 80 dBA).
    L’esposizioni prolungata a rumori forti può determinare un aumento della pressione sanguigna e un senso di stanchezza; si ipotizza una vasocostrizione arteriolare che potrebbe essere responsabile di una diminuizione del flusso placentare. Evidenze sperimentali suggeriscono che una esposizione prolungata del nascituro a rumori forti durante la gravidanza può avere un effetto sulle sue capacità uditive dopo la nascita.

    Altri agenti fisici da considerare sono le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti.
    A seguito dell’azione delle radiazioni sul prodotto del concepimento, si possono osservare sia la morte fetale, sia alterazioni delle sviluppo con rischio di malformazioni.

    - Esposizione ad agenti biologici: esposizione a materiali biologici (sangue, urine,ecc.) umani o animali; da valutare la possibilità di contrarre malattie infettive a contatto con particolari strati di popolazione in relazione all’ipersuscettibilità del soggetto (insufficiente copertura anticorpale verso il virus della rosolia, verso il toxoplasma, terapia immunosopressiva in atto, immunodepressione, ecc.) o ad epidemie in corso (es.epidemia di morbillo, varicella, cytomegalovirus, quinta malattia, ecc.).

    - Fattori legati all’organizzazione del lavoro: dovrà essere valutato il rischio da movimentazione manuale di carichi anche leggeri (massimo 5 Kg, 1 volta all’ora)
    La movimentazione manuale di carichi pesanti è ritenuta rischiosa per la gravidanza in quanto può causare lesioni al feto ed anche un parto prematuro.
    Il rischio dipende dallo sforzo, che è correlato al peso del carico da movimentare, dal modo in cui questo viene sollevato e dalla frequenza con cui avviene il sollevamento durante l’orario di lavoro.
    il rischio da movimentazione manuale dei carichi in gravidanza è presente in molte attività: addette agli allestimenti degli scaffali nei supermercati, magazziniere, addette ai banconi di macelleria, salumeria, ecc, archiviste, addette alle pulizie, educatrici d’infanzia che sollevano i bambini che accudiscono, per non parlare delle facchine e delle badanti di persone non autosufficienti che sollevano pesi molto elevati e per cui in genere sussiste il diritto ad essere adibite ad altre mansioni o ottenere, in caso contrario, l’astensione fino a sette mesi dopo il parto.
    Altri fattori di rischio sono i movimenti ripetitivi degli arti superiori, i ritmi di lavoro stressanti, posture obbligate o incongrue, fatica mentale e fisica.

    - Lavori di assistenza e cura nei reparti di malattie infettive, nervose o mentali tra cui anche SERT, istituti di assistenza ad handicappati psichici e mentali, comunitĂ  terapeutiche, centri diurni, ecc.

    - Lavoro su scale o impalcature fisse o mobili: anche il lavoro in postazioni sopraelevate è potenzialmente pericoloso per le lavoratrici gestanti per cui il datore di lavoro deve assicurarsi che le stesse non vengano esposte al lavoro in posizioni sopraelevate.
    Il rischio di lavori su scale e piattaforme è molto comune nelle imprese di pulizia.

    - Lavoro su mezzi di trasporto: l’esposizione a vibrazioni a bassa frequenza, come accade per uso di mezzi in movimento, può accrescere il rischio di aborti spontanei.
    Il lavoro a bordo di veicoli può essere di pregiudizio per la gravidanza soprattutto per il rischio di microtraumi, scuotimenti, colpi, oppure urti, sobbalzi o traumi che interessino l’addome.

    - Posizione eretta per più di metà dell’orario di lavoro: come specificato nella Linee Guida della Commissione UE, l’attività in postura eretta comporta mutamenti fisiologici nel corso della gravidanza (maggiore volume sanguigno e aumento delle pulsazioni cardiache, dilatazione generale dei vasi sanguigni e possibile compressione delle vene addominali o pelviche) che favoriscono la congestione periferica durante la postura eretta.
    Periodi prolungati in piedi anche solo da ferme e/o camminando durante la giornata lavorativa determinano per le donne un maggiore rischio di parto prematuro.
    Relativamente alla postura seduta, i mutamenti dovuti alla gravidanza che interessano i fattori di coagulazione e la compressione delle vene pelviche da parte dell’utero determinano un rischio relativamente elevato di trombosi o embolia per le donne gestanti.
    I suddetti fattori di rischio possono essere evitati assicurandosi che siano disponibili sedili ove appropriato e che le posture “eretta” e “seduta” non siano mantenute in modo prolungato; a tal fine è auspicabile l’alternanza tra le due posture e se questo non è possibile si dovrebbero prevedere pause.
    Soprattutto il rischio da postura eretta è comune in un numero elevato di attività come le commesse, le cuoche, le infermiere, le cameriere, le parrucchiere, per non parlare delle facchine, delle bariste, delle addette alle pulizie, le impiegate allo sportello, ecc. La postura seduta è invece riscontrabile nelle cassiere, nelle impiegate d’ufficio, ecc.

    - Lavoro su macchine mosse a pedale: nei casi in cui il pedale determini il movimento della macchina ovvero comporti il sollevamento e lo spostamento di tutto l’arto.

    - Lavoro notturno: esso può avere ripercussioni sulla salute delle lavoratrici gestanti. L’affaticamento mentale e psichico, aumenta durante la gravidanza a causa dei diversi cambiamenti, fisiologici e non,
    che intervengono. E' quindi vietato adibire la donna al lavoro dalle ore 24 alle ore 6 dall’accertamento dello stato di gravidanza.


    Qualsiasi lavoratrice che entri in gravidanza, oltre a dover comunicare al datore di lavoro il suo stato, può chiedere allo stesso, al rappresentante dei lavoratori, al rappresentante del servizio di prevenzione e protezione o al medico competente dell’azienda, quali rischi in ambito lavorativo siano stati individuati per la gravidanza e quali siano le misure preventive adottate.
    La donna comunque, a garanzia della salute propria e del bambino, può rivolgersi allo SPISAL dell’ULSS competente per territorio per ottenere informazioni sui rischi cui va incontro in ambiente di lavoro, sui propri diritti e su come comportarsi al fine di vederli tutelati.

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