Quanti di voi hanno dovuto confrontarsi con lo shock iniziale di questa diagnosi fatta ai propri figli?
Sembra impossibile all’inizio che proprio il nostro bambino dovrà, per tutta la vita, rinunciare a mangiare, vivere e socializzare come tutti gli altri.
Eh si, perché se è vero che il cibo unisce gli individui, nel nostro caso potrebbe addirittura discriminare chi ha questo problema.
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in moltissimi cereali fra cui innanzitutto frumento, orzo, avena e Kamut.
In Italia, un soggetto ogni cento persone ne è affetto e si stima che siano ancora moltissime le diagnosi “sommerse” con i danni all’organismo che ne conseguono (diabete, carie, anemia, carenze di calcio, vitamina B12...).
Una volta effettuata la diagnosi però, il celiaco deve esclusivamente attenersi alla dieta senza glutine e tutti i valori rientreranno nella normalità senza necessità alcuna di assumere farmaci.
Ma i bambini come affrontano tutto ciò?
Le domande che ogni mamma si pone sono molteplici, specie se non si è mai avuto a che fare con questo problema o, ancor più, se lo si è vissuto marginalmente magari attraverso l’esperienza di qualche compagno di scuola già alle prese con il disagio. Sembra tutto così difficile, quasi impossibile ma forse sottovalutiamo il senso di responsabilità dei nostri bambini.
Personalmente posso dire che io, con mia figlia ho avuto il terreno già spianato dalla mia stessa diagnosi. Non nego che a 33 anni sentirsi dire che non si avrà mai più l’opportunità di mangiare la pizza, il pane fragrante e tutto ciò che fino a quel momento caratterizzava il proprio “pane quotidiano” può essere indubbiamente destabilizzante. Ma dopo le copiose lacrime versate mi sono rimboccata le maniche e ho deciso di cominciare una “nuova vita senza glutine”.
Quando alla mia bambina di 3 anni è stata fatta la stessa diagnosi, ho sentito come un pugno allo stomaco per 2 motivi: il primo era che anche lei avrebbe dovuto scordarsi pane e pizza che tanto adorava e il secondo… che in fondo era “colpa mia”.
Col tempo però ho capito che nulla è impossibile. La celiachia non è una malattia ma una condizione mentale. Se entriamo in quest’ottica riusciremo a non soffrire più di tanto.
Intanto il consiglio che dò a tutte le mamme è quello di far vivere al proprio baby-celiaco la sua intolleranza con serenità. Mai farsi vedere tristi o preoccupati di fronte e una rinuncia forzata, mai dire “purtroppo tu non lo puoi mangiare” ma piuttosto “guarda che tu hai quest’altro, è solo senza glutine”. Il mercato offre davvero tantissimi prodotti simili a quelli in commercio glutinosi e l’offerta si amplia ogni giorno di più. Inoltre, ormai su tutto il territorio nazionale, sono presenti ristoranti, pizzerie, tavole calde, Bed&Breakfast, Agriturismi e alberghi sensibilizzati al problema.
La cosa migliore però, sarebbe preparare merende e stuzzichini fatti in casa e vi assicuro che con un po’ di pazienza ci riusciremmo tutti.
E malgrado i mille impegni quotidiani e pur di far vivere a mia figlia un compleanno, una festa a scuola o una semplice merenda come gli altri, ritaglio spazi per cucinare nei momenti meno probabili!
Non lo fareste anche voi?
Quando c’è un invito per un compleanno chiamo la mamma del festeggiato e chiedo cosa intende preparare per far sì che ci sia qualcosa di simile senza glutine. Anche le maestre sanno che devono sempre avvisarmi preventivamente quando in classe è previsto un compleanno.
Ed ecco che mia figlia parte con la sua pizzetta, crostatina o torta farcita per essere esattamente insieme a tutti gli altri!
Anna Lisa Iacobellis















