Certi giorni mi domando, se il fatto che io e il papà delle gemelle abbiamo questa passione insana per le barche a vela, centri qualcosa col fatto che ci siamo ritrovati ad avere una vita che assomiglia ad una regata, anzi a una specie di traversata senza soste.
Ci siamo conosciuti su una barca a vela e lui dice di ricordarsi perfettamente l’attimo in cui mi vide per la prima volta. Entrambi eravamo parte di due equipaggi che viaggiavano in flottiglia, e la mia barca (una barca di sole donne!), era ospite a cena nella barca a fianco; il romanticone sostiene che ancora ha in mente l’attimo in cui mi vide scendere dalla scaletta con al collo una Reflex, mentre lui era ai fornelli.
Anni dopo, il 50% di una barca ce lo comprammo pure, e visto che le risorse erano abbastanza scarse, l’unica cosa che ci potemmo permettere fu una barchetta in legno, un 22 piedi senza bagno, abbastanza scomoda e pure datata, tanto che io e la barca avevamo quasi la stessa età!
Nei fine settimana in cui Bianca e Carolina stavano col padre, l’incessante lavoro di manutenzione della barca e le veleggiate attorno all’Elba mi aiutavano a far passare il tempo più in fretta: i primi anni di separazione infatti, i week end senza le mie figlie mi parevano macigni. Ma faticare all’aria aperta, evitando di rimuginare, lo devo proprio ammettere, furono una terapia efficacissima.
La barchetta si chiamava “Alchimia” ( quale nome più adatto se l’armatore è un chimico!!!), ed è stata venduta a malincuore, poco dopo che abbiamo appreso di aspettare le gemelle.
Quando ne riparliamo, qualcuno sospira ( e dei due non sono io) e nelle nostre più sfrenate fantasie, quelle che ci scambiamo a letto prima di addormentarci, c’è quella di ricomprare un giorno un’altra barca, magari non in legno, magari col bagno, sicuramente grande abbastanza per tutti e sei.
E devo dire che chi va in barca ha questo insano gusto per le cose scomode ma molto soddisfacenti, un po’ come quelle donne di cui si parlava in Herry ti presento Sally: le donne ad alto mantenimento.
Stare in barca a vela richiede molta fatica, molto dispendio di energia, ma è molto appagante.
Dormire alla fonda davanti a una baia poco affollata, senza avere la luce elettrica, è meraviglioso e faticosissimo, emozionante e sfinente. Il corpo si lamenta, dopo una notte di rollio e beccheggio, in una cuccetta che difficilmente si può definire comoda, ma il potersi tuffare nell’acqua cristallina al mattino, magari per primi, è a dir poco eccitante.
E a me e all’altro marinaio che abita con me, capita spesso di guardarci in faccia mentre diamo la poppata della sera alle gemelle, dopo una di quelle giornate lunghissime di lavoro, e incastro di impegni senza un attimo di sosta, proprio come quando si va sbandati e non ci si può mai distrarre e il vento ti sbatte in faccia e magari pure c’è mare, allora con le gemelle in braccio, bellissime, rotonde con occhi azzurri come il mare, noi due ci guardiamo stremati e spesso ci diciamo: “ sembra proprio di stare in barca, eh?!”
Barbara Galli
















