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Lunedì 23 Agosto 2010 11:17
La mastite
In una piccola percentuale di casi può succedere che, a seguito di un ingorgo mammario che non si è risolto, o più spesso in seguito alla formazione di ragadi, si verifichi un processo infettivo al seno (mastite) che in casi ancora più rari può dar luogo alla formazione di un ascesso.
La mastite è infatti l’infiammazione di una zona della mammella e si manifesta con una certa frequenza nelle donne che allattano, soprattutto durante le prime settimane dopo il parto.
A volte alcuni batteri o funghi possono trasformare l’infiammazione in una vera e propria infezione.
- Quando la suzione è inadeguata, per una posizione non idonea del bambino e un suo scorretto attacco al seno
- Quando la suzione è debole: talvolta è il bambino che, pur essendo attaccato bene al seno della mamma, non riesce a far defluire bene il latte dalla mammella (es. un prematuro). In questi casi è opportuno spremere manualmente il seno o ricorrere all’uso del tiralatte.
- Indossare un reggiseno stretto è un altro fattore di rischio: la compressione può causare il blocco del deflusso di latte in un dotto con conseguente infiammazione.
- La mastite può anche derivare da una ragade al capezzolo (causata sempre da uno scorretto attacco del bambino al seno): in questo caso la lesione favorisce la penetrazione dei germi che poi risalgono i dotti, provocandone in un punto l’infiammazione.
- Riposare il più possibile finché l’infezione non sia finita. Far riposare la madre, non il seno. Le madri che lavorano dovrebbero prendere permesso per malattia.
- Assicurarsi che il bambino sia attaccato per una suzione efficace.
- Allattare con la frequenza desiderata dal bambino.
- Spremere manualmente e con dolcezza il latte dal seno ammalato, dopo ogni poppata.
- Prendere un antibiotico per l’infezione e se necessario un blando analgesico per il dolore.
- L’ascesso dovrà essere inciso e drenato.
- Bagnare il seno ammalato con acqua calda per aumentare il drenaggio.
- Se c’é un drenaggio, la madre può continuare ad allattare se l’incisione col drenaggio é abbastanza lontana dall’areola in modo da non interferire con l’attaccamento.
- Se la madre non può allattare a quel seno a causa della posizione dell’ascesso, avrà bisogno di spremere il latte manualmente o mediante un tiralatte. Può gradualmente lasciar “seccare” il seno interessato e riprendere l’allattamento più avanti.
La mastite è infatti l’infiammazione di una zona della mammella e si manifesta con una certa frequenza nelle donne che allattano, soprattutto durante le prime settimane dopo il parto.
A volte alcuni batteri o funghi possono trasformare l’infiammazione in una vera e propria infezione.
Perché succede?
La causa più frequente della mastite è l’ostruzione di uno o più dotti galattofori (che sono piccoli tubicini che fanno defluire il latte fino al capezzolo), con conseguente perdita di piccole quantità di latte intorno al tessuto mammario e successiva risposta infiammatoria locale.Quando può succedere?
- Quando si impongono “regole” alla poppata (es.“dieci minuti da una parte e 10 dall’altra”): questo può comportare una suzione incompleta da parte del bambino e favorire un ristagno di latte, ostacolandone il normale deflusso- Quando la suzione è inadeguata, per una posizione non idonea del bambino e un suo scorretto attacco al seno
- Quando la suzione è debole: talvolta è il bambino che, pur essendo attaccato bene al seno della mamma, non riesce a far defluire bene il latte dalla mammella (es. un prematuro). In questi casi è opportuno spremere manualmente il seno o ricorrere all’uso del tiralatte.
- Indossare un reggiseno stretto è un altro fattore di rischio: la compressione può causare il blocco del deflusso di latte in un dotto con conseguente infiammazione.
- La mastite può anche derivare da una ragade al capezzolo (causata sempre da uno scorretto attacco del bambino al seno): in questo caso la lesione favorisce la penetrazione dei germi che poi risalgono i dotti, provocandone in un punto l’infiammazione.
Come si manifesta?
L'insorgenza dell'infezione è accompagnata da sintomi generali (malessere, febbre oltre i 38°c, stanchezza intensa) oltre a sintomi locali (dolore, gonfiore, arrossamento della mammella).Cosa fare?
- Non smettere di allattare. Continuare a mantenere il flusso di latte, magari cominciando la poppata dall’altro seno, quello non affetto.- Riposare il più possibile finché l’infezione non sia finita. Far riposare la madre, non il seno. Le madri che lavorano dovrebbero prendere permesso per malattia.
- Assicurarsi che il bambino sia attaccato per una suzione efficace.
- Allattare con la frequenza desiderata dal bambino.
- Spremere manualmente e con dolcezza il latte dal seno ammalato, dopo ogni poppata.
- Prendere un antibiotico per l’infezione e se necessario un blando analgesico per il dolore.
- L’ascesso dovrà essere inciso e drenato.
- Bagnare il seno ammalato con acqua calda per aumentare il drenaggio.
- Se c’é un drenaggio, la madre può continuare ad allattare se l’incisione col drenaggio é abbastanza lontana dall’areola in modo da non interferire con l’attaccamento.
- Se la madre non può allattare a quel seno a causa della posizione dell’ascesso, avrà bisogno di spremere il latte manualmente o mediante un tiralatte. Può gradualmente lasciar “seccare” il seno interessato e riprendere l’allattamento più avanti.
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