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Sopravvissuta la neonata più prematura del mondo
Si tratta di un evento straordinario, considerando che la neonata alla nascita pesava solo 460 grammi per 28 centimetri di lunghezza.
Secondo il quotidiano Bild, che ha diffuso la notizia, l’evento rappresenta un record per quanto riguarda i bambini sopravvissuti ai parti prematuri.
Oggi Frieda ha raggiunto un peso ottimale che le consentirà di essere dimessa dall’ospedale.
Con tre chili e mezzo, infatti, la neonata pesa più o meno come un bambino nato regolarmente al termine di una gravidanza senza complicazioni.
“Si tratta di un miracolo, perché un bambino nato prima del 22esima settimana di gravidanza non ha nessuna possibilità di sopravvivere a causa dello sviluppo insufficiente dei polmoni, cuore e cervello. Frieda è stato accudita in un ambiente completamente sterile, sotto assistenza respiratoria e nutrita attraverso un cordone ombelicale artificialeâ€.
La piccola Frieda aveva anche un fratello gemello, Kilian, che purtroppo è sopravvissuto solo pochissimi giorni.
Fonte: DireDonna.it
Nasce il manifesto dei diritti dei prematuri
Su circa 40 mila bambini che vengono alla luce ogni anno prima della 37esima settimana di gestazione, poi, 5.600 presentano un peso corporeo alla nascita inferiore a 1.500 grammi e devono essere assistiti in maniera particolare.
A contribuire in modo consistente alla crescita del fenomeno negli ultimi anni, i piccoli nati da procreazione medicalmente assistita e dunque da parti gemellari, e l'aumento dell'età media delle madri.
Far riconoscere dalle Istituzioni il diritto prioritario dei neonati prematuri di usufruire nell'immediato e nel futuro del massimo livello di cure e di attenzioni congrue alla loro condizione è l'obiettivo del primo 'Manifesto dei diritti del bambino prematuro' al mondo, che assegna all'Italia il ruolo di Paese guida nella predisposizione di una roadmap codificata e di misure concrete per affrontare il problema.
Il documento, presentato a Roma e voluto dall'associazione Vivere onlus con il patrocinio del Senato, dell'Associazione parlamentare per la difesa e la tutela del diritto alla prevenzione, di Save the Children Italia, della Società italiana di neonatologia (Sin), della Società italiana di ginecologia ostetricia (Sigo) e con il supporto incondizionato di Abbott, prevede che il bambino prematuro debba "per diritto positivo, essere considerato una persona" (articolo 1) e possa "nascere nell'ambito di un sistema assistenziale che garantisca sicurezza e benessere, in particolare nelle condizioni che configurino rischio di gravidanza/parto/nascita pretermine, di sofferenza feto-neonatale e/o di malformazioni a esordio postnatale" (articolo 2).
Inoltre, "il neonato prematuro ha diritto al contatto immediato e continuo con la propria famiglia, dalla quale deve essere accudito" (articolo 4) e "ogni neonato prematuro ha diritto a usufruire dei benefici del latte materno durante tutta la degenza e, non appena possibile, di essere allattato al seno della propria mamma" (articolo 5).
"Considero questo documento come un lusinghiero primato italiano - ha detto Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato - e mi auguro che possa costituire uno stimolo per sviluppare anche negli altri Paesi politiche di sostegno ai bambini nati prematuri e alle loro famiglie.
E' uno strumento con cui l'Italia dà seguito all'appello lanciato da Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite" che lo scorso 22 settembre 2010 ha presentato all'Assemblea generale dell'Onu la Strategia globale per la salute delle donne e dei bambini.
Tale strategia impegna le Nazioni Unite a stimolare e coordinare gli sforzi di Governi, organizzazioni, imprese e società civile per il miglioramento della salute delle donne e dei bambini di tutto il mondo.
"Un bambino nato prima del termine - ha aggiunto Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari sociali della Camera - deve essere trattato come qualunque persona considerata a rischio e di conseguenza assistito in modo adeguato. In questo senso siamo tutti chiamati a cogliere un'opportunità unica: trasformare il primato conquistato oggi dall'Italia in un progetto a medio lungo termine in cui il nostro Paese si ponga come guida per la realizzazione di sinergie trasversali mirate alla definizione di politiche internazionali di salvaguardia dei piccoli prematuri e delle loro famiglie".
Fonte: Adnkronos
Affezione parodontale collegata al rischio di parto pretermine
Per arrivare a queste conclusioni, gli scienziati hanno esaminato 322 donne in gravidanza, tutte affette da parodontite. Le donne sono poi state suddivise in due gruppi atti a ricevere rispettivamente informazioni su una corretta igiene orale e un trattamento che prevedeva la pulizia sopra e sotto il bordo gengivale e altri trattamenti per il controllo dell’infezione. E, per le appartenenti al secondo gruppo – quello di controllo - solo le istruzioni per l’igiene della bocca.
Dai primi risultati sono emerse differenze non ritenute significative. Nello specifico, il 52,4% delle donne del gruppo di controllo ha avuto un parto pretermine; il 45,6% delle donne del gruppo trattato per la parodontite ha avuto anch’esso un parto pretermine. Ma, con il proseguire del trattamento, le cose sono cambiate.
Le partecipanti sono state esaminate 20 settimane dall’inizio del trattamento e si è scoperto che l’infiammazione gengivale era ridotta e non vi era stato un aumento nel distaccamento della gengiva dal dente. Ma, quello che è invece subito apparso evidente è che delle 160 donne trattate con successo, solo l’8% ha avuto un parto pretermine; al contrario, tra le 111 donne che non hanno beneficiato dal trattamento ben il 62% ha avuto un parto prematuro.
I risultati, fanno notare i ricercatori, sono stati mediati dal successo o meno del trattamento della parodontite. Infatti, tra le donne che non hanno avuto benefici del trattamento si è verificato l’evento del parto pretermine. Da qui la necessità di intervenire per tempo a curare le eventuali infezioni parodontali in modo da poter ridurre il rischio di parto prematuro.
Bibite dolcificate in gravidanza: rischio parto prematuro
Ecco quanto emerge da uno studio eseguito su 60.000 donne della Danimarca, il quale avverte che consumare certe bibite in gravidanza potrebbe portare le donne in dolce attesa a un parto prematuro.
Secondo quanto riportato sull’American Journal of Clinical Nutrition, infatti, le donne incinta che assumono abitualmente bibite gassate o edulcorate artificialmente hanno il 38% di probabilità in più di partorire prima della gestazione abituale di 37 settimane. Chi addirittura esagera e arriva a berne quattro al giorno ha il 78% di probabilità in più di nascita prematura.
La colpa? I principali “indiziati†sarebbero i dolcificanti artificiali che possono arrivare sino al grembo materno modificandosi e divenendo nocivi per il bambino, scrivono i ricercatori.
Tuttavia, a seguito dei risultati della ricerca condotta, Thorahallur Halldorsson, del Statens Serum Institut di Copenaghen, sembra che il parto anticipato non avvenga come effetto diretto degli edulcoranti, ma piuttosto a causa di un’alterazione del corpo che promuove il parto precoce.
«In conclusione, i nostri risultati suggeriscono che l’assunzione giornaliera di bibite zuccherate artificialmente può essere associata a un aumentato rischio di parto pretermine», ha spiegato il dottor Halldorsson.
Alcuni hanno suggerito che potrebbe accadere per via di un aumento della pressione arteriosa e per il maggiore rischio di diabete che si riscontra in questi casi, ma i ricercatori hanno escluso totalmente queste due ipotesi.
«La consistenza dei nostri risultati sulle bibite gasate e non, e l’assenza di una associazione con le bevande analcoliche zuccherate suggeriscono che il contenuto di edulcoranti artificiali potrebbe essere il fattore causale, tuttavia, la replica dei nostri risultati in un altro contesto sperimentale è giustificata», ha concluso Halldorsson.
Donne in sovrappeso a rischio parti prematuri
Questo e' quanto emerso da uno studio della McMaster University di Ontario (Canada) pubblicato sulla rivista British Medical Journal.
Dai risultati e' emerso che le donne in sovrappeso sono piu' a rischio del 30 per cento di mettere al mondo figli prematuri rispetto alle donne normopeso.
Per le donne obese, invece, il rischio aumenta fino al 70 per cento
Infine, i ricercatori hanno scoperto che le donne con chili in piu' hanno maggiori probabilita' di sviluppare complicazioni durante la gravidanza, come il diabete e l'ipertensione.
Prematuro il 6,5% bebe' italiani
Una percentuale che risulta in crescita negli ultimi cinque anni a causa del progressivo aumento sia dell'età delle madri che hanno il primo figlio, oggi pari a oltre 31 anni, sia del numero di nascite avvenute grazie alla procreazione medicalmente assistita.
Con l'obiettivo di individuare soluzioni efficaci per migliorare l'assistenza ai piccolissimi e alle loro madri nasce un comitato consultivo composto da rappresentanti del mondo medico-scientifico, accademico e associativo, presentato a Roma in occasione del convegno 'La prematurità in Italia: quali possibili azioni?'.
La prematurità è oggi la causa principale di mortalità e morbilità infantile sia nei Paesi industrializzati, sia in quelli in via di sviluppo. Inoltre i nati prematuri che sopravvivono al parto presentano un maggior rischio di complicanze per la salute, come ad esempio la paralisi cerebrale infantile, le disabilità sensoriali e motorie, le patologie respiratorie, i disturbi comportamentali e dell'apprendimento. Come offrire a questi bambini le migliori cure?
"Attualmente nei 554 punti nascita censiti in Italia - ha detto Francesco Macagno, neonatologo dell'università di Udine - sono due le tipologie di struttura sanitaria deputate a gestire la prenatalità : le Unità di terapia intensiva neonatale (Utin), presenti in 116 ospedali, e le Unità operative di neonatologia (Uon), disponibili in 198 ospedali. Bisogna precisare però che i medici neonatologi raccomandano la chiusura delle Utin in sedi con meno di 1.500-2.000 nascite all'anno, in modo da poter concentrare il personale qualificato nei centri di maggiori dimensioni e garantire così cure specialistiche di qualità , proposta che sembra essere condivisa anche dal ministero della Salute". "L'impatto della prematurità è così rilevante - ha aggiunto Antonio Tomassini, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato - da imporre un'accelerazione di tutti gli interventi finalizzati ad arginare il problema. Sul piano normativo sono nati due disegni di legge, presentati in Senato e alla Camera, che dimostrano come l'attenzione sulla prematurità sia elevata e come questo tema venga considerato rilevante da tutti gli schieramenti politici, in linea con l'impegno delle componenti civili attive da anni". Per Tomassini, "per poter affrontare al meglio la situazione italiana è tuttavia necessario definire strategie comuni e alleanze trasversali, a livello nazionale e internazionale, funzionali allo svolgimento del percorso istituzionale. Un primo esempio in tale direzione è la creazione dell''advisory board', formato da un gruppo di esperti che desidero ringraziare sin da oggi". La funzione del comitato consultivo sarà quella di dialogare con le autorità per fornire un contributo di esperienza al legislatore per definire provvedimenti a tutela delle famiglie e per ottimizzare la rete assistenziale e l'accesso alle cure.
Al termine dell'incontro i partecipanti hanno fissato per dicembre il prossimo appuntamento, con l'obiettivo di presentare la 'carta dei diritti dei bambini prematuri', primo documento ufficiale elaborato dall'advisory board e definire il quadro complessivo della prematurità in Italia.
Fonte: Adnkronos
Prematuri: l'allattamento aiuta
I dati epidemiologici documentano il fatto che l’alimentazione naturale è utile non solo per i nati sani a termine, ma anche per i nati che necessitano di cure assistenziali speciali (prematuri, neonati di basso peso, neonati patologici).
I prematuri, se nutriti con latte materno, sono meno soggetti a infezioni gravi (sepsi,meningiti) e a enterocolite necrotizzante, tutte patologie a elevata mortalità e con possibili conseguenze sulla salute a lungo termine.
Ogni giorno in Italia nascono in media 13 bambini con peso alla nascita inferiore a 1.500 grammi che vengono attaccati a una macchina anziché al seno della madre: sono circa 5.000 l’anno. Le percentuali delle nascite premature sono in aumento, in compenso migliorano le loro condizioni di salute: oggi sopravvive il 90% dei neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi, negli anni ’60 non si arrivava al 25%.
"L’alimentazione con latte materno, magari mediante un sondino, è molto importante per un neonato in terapia intensiva - afferma Riccardo Davanzo, Pediatra presso la neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’IRCSS Burlo Garofalo, Trieste - Inoltre allattare aiuta la madre a sentirsi attiva e partecipe, in un momento in cui questa sperimenta un forte senso di impotenza".
"Per riuscire ad allattare un bambino nato alla 30° o alla 27° settimana di gravidanza – continua Davanzo – è fondamentale innanzitutto che il bambino inizi a poppare subito, ma a un neonato ricoverato in terapia intensiva questo non accade quasi mai. Perciò la parola d’ordine è: stimolare il seno, se possibile spremendo il latte nelle prime ore dopo il parto".
Ma il latte materno è sufficiente a fornire i nutrienti necessari al bambino pretermine?
Recenti studi hanno hanno mostrato che il latte pretermine tende ad avere alti valori proteici, un contenuto molto diverso di acidi grassi e maggiori livelli elettroliti (per esempio sodio e potassio).
In media, il latte delle madri che partoriscono prima del termine ha una densità calorica maggiore di quello delle madri di bambini nati a termine. Tuttavia la composizione e la densità nutrizionale del latte variano a seconda della prematurità e in particolare da madre a madre, pertanto nella maggioranza dei casi si rende necessaria l’aggiunta di fortificanti.
"Il contenuto proteico ed energetico del latte materno non è sufficiente a supportare la crescita dei neonati prematuri a un ritmo paragonabile alla crescita fetale - afferma Paola Roggero, Pediatra Gastroenterologa della Terapia Intensiva Neonatale della Clinica Mangiagalli di Milano - Ne deriva pertanto la necessità di fortificare il latte materno per poter garantire una migliore crescita. Dei fortificanti disponibili in commercio, quelli derivati dal latte bovino presentano una composizione in aminoacidi differente rispetto al latte materno e possono essere meno tollerati rispetto ai fortificanti derivati dal latte umano, su cui la ricerca sta concentrando i suoi sviluppi".
Fonte: Convegno internazionale sulla lattazione e sull’allattamento umano, maggio 2010, Venezia





















