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  • Il parto in acqua: indicazioni e benefici

    Il parto è, come tutti i passaggi e i cambiamenti della nostra vita, un momento estremamente traumatico.

    Ci sono teorie che leggono, nel modo in cui si è venuti alla luce, molti dei nostri atteggiamenti più profondi.

    Si dice che chi nasce prematuro sarà sempre un po’ avanti rispetto ai propri coetanei, per mentalità e per fasi di vita; chi invece ha una madre che ha preferito un’anestesia risulterebbe più pigro, quasi fosse sempre in ritardo nelle fasi della sua vita.

    Teorie verificabili o meno, è indubbio il carattere traumatico del passaggio, soprattutto a causa del repentino cambiamento di stato nel quale il bimbo si trova catapultato.

    L’ambiente uterino materno è un ambiente acqueo, i polmoni non sono aperti, il bambino non ha la minima idea di cosa sia la respirazione autonoma, fino ad allora effettuata per mezzo del cordone ombelicale. Il pianto neonatale è indotto dal medico quando questo non è presente, per un motivo prettamente logistico: piangendo il bambino “impara†a respirare.

    Il parto in acqua è considerato un’alternativa naturale e più dolce rispetto al travaglio tradizionale.
    Innanzi tutto, i benefici per il bambino sono evidenti: il passaggio dal liquido amniotico alla vasca riscaldata è notevolmente meno invasivo di quanto non possa essere il nascere direttamente a contatto dell’aria.
    Il cordone ombelicale permette, appena dopo l’espulsione dal corpo femminile, di mantenere un’ossigenazione per qualche minuto; durante questo tempo, il bambino fa in tempo a risalire lentamente verso la superficie, prendendo a respirare con graduale tranquillità.
    Anche la componente della manualità con la quale verrebbe in contatto durante le manovre tipiche della medicalizzazione ospedaliera, è notevolmente limitata, dal momento che verrebbe sorretto in modo del tutto naturale dalla spinta dell’acqua.
    Altro beneficio per il rapporto con la madre, è dato dalla possibilità di restare in acqua ad allattarsi, mentre la donna aspetta che la placenta venga espulsa in modo naturale.
    Componente imprescindibile dal travaglio è, purtroppo, il dolore.
    Un vantaggio notevole del parto in acqua si ha dal momento che il contatto con un liquido caldo induce nel corpo umano un rilassamento muscolare notevole, senza poi contare i benefici psichici che il contatto con l’acqua determina nelle persone.
    Inoltre, la possibilità di potersi muovere come meglio si crede, allevia di molto la sensazione di dolorosa impotenza che altrimenti si proverebbe sul letto ginecologico.
    L’acqua fa sentire più leggeri, massaggia e accoglie, regalando inoltre una sensazione di intimità, di rifugio.
    La dilatazione è quasi accompagnata dolcemente verso il suo naturale epilogo, e i tessuti perineali sono meno portati a lacerarsi.
    Non è però possibile per tutte le donne affrontare un travaglio in acqua, e c’è una rigida selezione a monte di questa procedura.
    La donna deve aver portato avanti una gravidanza fisiologica, senza perdite ematiche, malattie infettive, patologie della madre o del bambino, e il feto deve essere delle giuste proporzioni rispetto al bacino materno.
    È controindicata anche in caso di travaglio prematuro o se si superano le settimane previste, e comunque in tutte quelle condizioni che potrebbero presentare delle situazioni di emergenza, sia per la salute del bambino che per quella della madre.
    Ovviamente una vasca, per essere adatta ad un parto, deve rispondere a delle caratteristiche precise.
    Deve essere abbastanza grande per poter consentire alla donna una buona possibilità di movimento, e deve essere sufficientemente profonda da poter dare la spinta necessaria verso l’alto sì da poter trarne benefici.
    Generalmente le dimensioni standard sono di 2 metri per uno e mezzo, con una profondità di 80 - 100 centimetri. Il materiale usato è generalmente la vetroresina, così da poter essere perfettamente igienizzato.
    La temperatura dell’acqua, per apportare i benefici effetti rilassanti di cui dicevamo sopra, deve essere calda, come quella di un normale bagno, e deve restare costante per tutta la durata del travaglio; è poi assolutamente necessaria la presenza di un meccanismo di ricambio dell’acqua, dal momento che durante il parto vengono emesse numerose sostanze organiche, come urina, feci, liquido amniotico e sangue.


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