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  • Il parto: capire quando è arrivato il momento

    Il parto: capire quando è arrivato il momento Photo by: Ben Earwicker

    Nove mesi stanno per finire e la lunga attesa è giunta la termine.
    Ma quali sono i segnali che ci indicano che il momento del parto è arrivato?
    Impariamo insieme a riconoscere le varie fasi del travaglio.

    I primi segnali: il pre-travaglio

    Nelle ultime settimane di gravidanza avvertiamo dei cambiamenti, dovuti al fatto che la testa del bambino inizia ad abbassarsi e a spostarsi verso il canale da parto.

    In questi giorni proveremo una sensazione di sollievo, il respiro sarà più facile e cuore e stomaco lavoreranno meglio. Per contro, la testa del bambino andrà a comprimere la vescica e saremo costrette ad andare in bagno molto spesso.

    Con l’avvicinarsi del parto, compaiono delle contrazioni irregolari non dolorose, dette contrazioni di Braxton-Hicks: questo è il primo vero segnale che il momento si sta avvicinando.

    Il momento si avvicina: la fase prodromica

    In questa fase le contrazioni uterine diventano ritmiche e fastidiose mentre l’addome risulta teso e indurito. A volte la sensazione di fastidio viene aumentata dalla possibile comparsa di dolori lombosacrali, nausea e diarrea.

    Cosa dobbiamo fare a questo punto? Anche se è più facile a dirsi che a farsi, dobbiamo restare a casa cercando di rilassarci e mantenere la calma. La fase prodromica può durare infatti molte ore: fino a 8 nelle donne che non hanno mai partorito e fino a 5 ore in chi invece ha già avuto un bambino.

    Il momento giusto per andare in ospedale è, per le primipare, dopo almeno 2 ore che si avvertono contrazioni dolorose che si ripetono con intervalli di circa 5 minuti.

    Per chi invece ha già partorito, il travaglio è meno prevedibile e si consiglia di andare in ospedale appena le contrazioni diventano regolari.

    Se si dovessero rompere le acque, anche in assenza di contrazioni, dobbiamo recarci subito in ospedale.

    In ospedale

    Una volta arrivate in ospedale, verremo accolte dall’ostetrica e dal ginecologo che ci visiterà per accertarsi delle modificazioni avvenute a carico del collo dell’utero.

    Se il travaglio non è ancora in fase attiva, attenderemo nel reparto di maternità finché le contrazioni non diventeranno più intense e regolari. A prendersi cura di noi ci penserà l’ostetrica che controllerà periodicamente il battito cardiaco del bambino e la regolarità delle contrazioni.

    Una volta iniziata la fase attiva del travaglio, verremo accompagnate nella stanza del travaglio dove, in assenza di controindicazioni, potremo muoverci liberamente in cerca della posizione che riterremo più comoda per sopportare il dolore.

    In sala travaglio possiamo farci accompagnare dal nostro compagno o da un familiare. In più, l’ostetrica resterà per tutto il tempo al nostro fianco per spiegarci come procede il travaglio e anche per sostenerci psicologicamente mentre affrontiamo ansie e paure.

    A questo punto dobbiamo attendere che la dilatazione sia completa, il sacco delle acque si romperà e inizieranno le spinte che porteranno alla nascita del nostro bambino: il grande momento del parto è arrivato!


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