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    Mercoledì 22 Dicembre 2010 14:26

    COSE DA PORTARE ALL'OSPEDALE PER IL PARTO

    COSA SI DEVE PORTARE ALL’OSPEDALE PER IL GIORNO DEL PARTO?
    Pubblicato in: Ostetrica
    Lunedì 03 Maggio 2010 08:55

    Happy Hour... Happy Mum!

    In occasione della Festa della mamma, Mangiagalli Onlus vi invita a questo evento imperdibile: aperitivo con ricco buffet e a seguire Dj Set e lotteria Benefica. Il 40% del ricavato della serata sarĂ  devoluto in beneficenza all'Associazione Mangiagalli Life per sostenere un ospedale materno infantile.

    L'Associazione Mangiagalli life Onlus, ha lo scopo di sostenere, agevolare e promuovere i reparti afferenti al dipartimento per la salute della Donna, del bambino e del neonato, della Fondazione IRCCS Policlinico Mangiagalli Regina Elena di Milano.
    AmLife sostiene iniziative di supporto sanitario, di assistenza sociale, di ricerca clinica, di didattica e formazione, promuovendo le conoscenze scientifiche e umane relative al concepimento, alla nascita e alla salute riproduttiva e post-riproduttiva della donna.

    esmeraldas

    Pubblicato in: Eventi e concorsi
    Alla clinica Macedonio Melloni di Milano grazie a 4 videotelefoni già attivi (ma se l'iniziativa avrà successo si potrà arrivare a una postazione in ogni stanza), familiari e amici potranno conoscere il bebè appena nato e dargli il benvenuto.
    Un servizio particolarmente utile alle mamme straniere, che riusciranno subito a condividere la gioia del nuovo arrivo con la famiglia lontana.
    Il presidio pubblico che fa capo all'ospedale Fatebenefratelli, e che con circa 3 mila parti all'anno si presenta come una delle strutture con piĂą parti di Milano, ha lanciato il progetto "Il primo vagito via Skype".

    In aree dedicate le mamme potranno dunque videochiamare i propri cari e presentare loro il neonato. I videotelefoni con webcam e microfono, sono dotati di uno schermo touchscreen da 7 pollici e di un'interfaccia a icone semplificata, che permette di contattare gratuitamente altri utenti Skype.
    Nel caso parenti e amici non abbiano Skype, è comunque possibile chiamare numeri di rete fissa e cellulari a tariffe convenienti.

    "Il nostro obiettivo è di essere sempre a fianco delle famiglie e accompagnarle durante l'attesa e dopo la nascita - afferma Callisto Bravi, direttore sanitario dell'ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico e del Presidio Macedonio Melloni - Il progetto realizzato con Skype permetterà alle neomamme di far partecipare al lieto evento anche i parenti lontani, coinvolgere tutta la famiglia fin da subito, e sentirsi così meno sole nei giorni successivi al parto", aggiunge. "Molti neogenitori utilizzano Skype per condividere la gioia della nascita e stare più vicini ai propri cari - sottolinea Enrico Noseda, business manager Emea di Skype - Immaginate la gioia per un nonno di poter vedere il volto del proprio nipotino a pochi minuti dalla nascita, nonostante sia a centinaia o migliaia di chilometri di distanza".
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Martedì 23 Marzo 2010 15:48

    I casi in cui è bene recarsi all'ospedale

    Di seguito elenchiamo i momenti incui è consigliato recarsi all'ospedale durante la gravidanza:

    - Quando le contrazioni che avvertite già da un po’ di tempo si fanno più frequenti e regolari (per es.da circa due ore contrazioni ogni 5 minuti che danno la stessa sensazione dolorosa) e il rimanere a casa o occupate dalla vostre solite attività vi mette a disagio;

    - Se siete una pluripara, almeno dopo un’ora (valutate la distanza da casa vostra e, in base all'ora, il traffico!) dall'insorgenza di contrazioni dolorose, della durata di circa un minuto e con ritmo ogni 4-6 minuti;

    - Se siete una primipara, almeno dopo due ore di contrazioni con le stesse caratteristiche;

    - Quando i dolori sono tali da non riuscire a rimanere a casa;

    - Quando sentite che è l'ora!

    - Se c’è stata la rottura delle membrane e perdete liquido amniotico. Al termine della gravidanza se il liquido che cola è chiaro, non c’è urgenza, potete andare con calma in pronto soccorso. Viceversa se il liquido è giallo o verdastro, è meglio accelerare i tempi e presentarsi entro breve in ospedale;

    - Se vi coglie un senso di paura. Piuttosto che rimanere nel dubbio è meglio fare una verifica;

    - Se vi sono perdite ematiche;

    - Se non sentite piĂą muovere bene il bambino.

    Pubblicato in: Gravidanza

    Nove mesi stanno per finire e la lunga attesa è giunta la termine.
    Ma quali sono i segnali che ci indicano che il momento del parto è arrivato?
    Impariamo insieme a riconoscere le varie fasi del travaglio.

    I primi segnali: il pre-travaglio

    Nelle ultime settimane di gravidanza avvertiamo dei cambiamenti, dovuti al fatto che la testa del bambino inizia ad abbassarsi e a spostarsi verso il canale da parto.

    In questi giorni proveremo una sensazione di sollievo, il respiro sarĂ  piĂą facile e cuore e stomaco lavoreranno meglio. Per contro, la testa del bambino andrĂ  a comprimere la vescica e saremo costrette ad andare in bagno molto spesso.

    Con l’avvicinarsi del parto, compaiono delle contrazioni irregolari non dolorose, dette contrazioni di Braxton-Hicks: questo è il primo vero segnale che il momento si sta avvicinando.

    Il momento si avvicina: la fase prodromica

    In questa fase le contrazioni uterine diventano ritmiche e fastidiose mentre l’addome risulta teso e indurito. A volte la sensazione di fastidio viene aumentata dalla possibile comparsa di dolori lombosacrali, nausea e diarrea.

    Cosa dobbiamo fare a questo punto? Anche se è più facile a dirsi che a farsi, dobbiamo restare a casa cercando di rilassarci e mantenere la calma. La fase prodromica può durare infatti molte ore: fino a 8 nelle donne che non hanno mai partorito e fino a 5 ore in chi invece ha già avuto un bambino.

    Il momento giusto per andare in ospedale è, per le primipare, dopo almeno 2 ore che si avvertono contrazioni dolorose che si ripetono con intervalli di circa 5 minuti.

    Per chi invece ha già partorito, il travaglio è meno prevedibile e si consiglia di andare in ospedale appena le contrazioni diventano regolari.

    Se si dovessero rompere le acque, anche in assenza di contrazioni, dobbiamo recarci subito in ospedale.

    In ospedale

    Una volta arrivate in ospedale, verremo accolte dall’ostetrica e dal ginecologo che ci visiterà per accertarsi delle modificazioni avvenute a carico del collo dell’utero.

    Se il travaglio non è ancora in fase attiva, attenderemo nel reparto di maternità finché le contrazioni non diventeranno più intense e regolari. A prendersi cura di noi ci penserà l’ostetrica che controllerà periodicamente il battito cardiaco del bambino e la regolarità delle contrazioni.

    Una volta iniziata la fase attiva del travaglio, verremo accompagnate nella stanza del travaglio dove, in assenza di controindicazioni, potremo muoverci liberamente in cerca della posizione che riterremo piĂą comoda per sopportare il dolore.

    In sala travaglio possiamo farci accompagnare dal nostro compagno o da un familiare. In più, l’ostetrica resterà per tutto il tempo al nostro fianco per spiegarci come procede il travaglio e anche per sostenerci psicologicamente mentre affrontiamo ansie e paure.

    A questo punto dobbiamo attendere che la dilatazione sia completa, il sacco delle acque si romperà e inizieranno le spinte che porteranno alla nascita del nostro bambino: il grande momento del parto è arrivato!

    Pubblicato in: Parto
    Lunedì 14 Dicembre 2009 01:00

    Scambio di neonate in ospedale

    E’ successo a Barletta, all’ospedale Dimiccoli: due neomamme hanno allattato, accudito e coccolato per ben due giorni l’una la figlia dell’altra.
    Ad accorgersene una delle puerpere, che ha notato che il braccialetto identificativo che portava la bambina non corrispondeva al proprio.
    Le bambine, nate a sole due ore di distanza, sono state scambiate subito dopo il parto. Nonostante la segnalazione immediata di una delle mamme, sono passate ben 48 ore prima che si ponesse rimedio all’errore, confermato dagli esami del sangue.
    Una volta riconosciuto dal medico l’errore, fra genitori e parenti si è diffusa una comprensibile agitazione che ha costretto le forze dell’ordine a intervenire per placare gli animi.
    Il primario del reparto insieme alla direzione sanitaria del presidio ospedaliero hanno disposto una verifica interna per capire come sia stato possibile lo scambio.
    Per il momento i genitori non hanno ancora sporto denuncia.
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:40

    Scegliere l'ospedale per partorire

    Ogni donna ha le proprie esigenze e la struttura in cui partorire va scelta con grande attenzione

    Le decisioni da prendere durante la gravidanza sono molte ma una delle più importanti è la scelta dell’ospedale dove partorire. Ogni mamma ha le proprie esigenze ed è importante capire quale sia la struttura più adatta a rendere il nostro parto un’esperienza meravigliosa.
    Innanzitutto, dobbiamo pensare se affidarci a una struttura pubblica o a una privata. I grandi ospedali pubblici possono essere ambienti un po’ freddi e anonimi, ma garantiscono la migliore assistenza 24 ore su 24 anche in caso di emergenza e complicazioni.
    Le strutture private assicurano maggiori confort per la futura mamma, ma dobbiamo ricordare che le spese saranno tutte a nostro carico non essendo convenzionate, oppure essendo convenzionate solo in parte, con il Sistema Sanitario Nazionale.
    Scendendo più nel dettaglio, sono molti i particolari su cui dovremo informarci prima di scegliere l’ospedale in cui partorire. Quindi armiamoci di telefono, connessione internet e, se possibile andiamo di persona a visitare le varie strutture cercando risposta alle seguenti domande:
    - L’ospedale organizza corsi di preparazione al parto?
    In tal caso avremo la possibilitĂ  di familiarizzare con ambiente e operatori medici giĂ  durante la gravidanza.
    - Le camere sono singole o a piĂą letti?
    Le singole o quelle con massimo 2 letti offrono ovviamente una privacy maggiore e favoriscono il riposo della neomamma.
    - Durante il travaglio e il parto avremo la possibilitĂ  di scegliere la posizione che riteniamo piĂą comoda per ridurre il dolore?
    - La struttura è attrezzata per il parto in acqua?
    Se non ci sono controindicazioni, il travaglio e il parto in acqua possono portare molti benefici a mamma e bambino.
    - Il partner o una persona scelta dalla donna può assistere al parto?
    In linea di massima lo permettono tutte le strutture, ma in quelle più affollate può capitare che lo si vieti per rispetto della privacy in caso ci fosse un’altra partoriente nella stessa sala parto.
    - E’ previsto il parto indolore con utilizzo di anestesia peridurale?
    Questo tipo di anestesia riduce le sensazioni dolorose senza ridurre la motilità e la sensibilità e permette quindi di partecipare attivamente al parto. E’ un grande aiuto ed è molto importante sulla sua disponibilità nelle struttura che si andrà a scegliere.
    - Il proprio ginecologo di fiducia può assistere al parto?
    In alcune cliniche private è possibile farsi assistere da un ginecologo esterno alla struttura.
    - Il bambino viene attaccato al seno immediatamente dopo il parto?
    Questa pratica favorisce la lattazione. In più, per la neo-mamma è un momento di emozione impareggiabile!
    - E’ possibile tenere il bambino nella propria stanza (roaming-in)?
    Anche questa pratica ormai è molto diffusa ma è sempre meglio verificare.
    Pubblicato in: Parto
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:15

    Il parto

    A cura della Azienda UnitĂ  Sanitaria Locale di Piacenza

    Il feto

    Con i nuovi metodi di indagine ecografica e semplicemente con la palpazione addominale si può stabilire come è posizionato il feto all’interno dell’utero e i rapporti che intercorrono con esso.

    Si dirà perciò che il feto è in situazione longitudinale, la più frequente, quando il suo asse cefalo-podalico è parallelo all’asse dell’utero.

    Si dirà presentazione la parte grossa fetale, comunemente la testa, che si confronta per prima con lo stretto superiore e quindi con l’esplorazione vaginale viene raggiunta attraverso la bocca uterina.

    Per posizione si intende il rapporto che una parte della testa fetale, detta indice della presentazione assume con il bacino.

    Convenzionalmente si dirĂ  dunque:

    OSA: occipito-sinistra anteriore;
    ODA: occipito-destra anteriore;
    OSP: occipito-sinistra posteriore;
    ODP: occipito-destra posteriore.
    Nella maggior parte dei casi si ha presentazione di vertice e posizione OSA.

    All’interno dell’utero il feto è raccolto su se stesso assumendo la forma di un ovoide adattandosi bene alla cavità uterina (atteggiamento fetale).

    La presentazione cefalica o di vertice è la più fisiologica e si presenta nel 95% dei casi.

    La testa è dunque la parte più importante e più voluminosa del feto e la meno comprimibile. Poiché essa deve passare attraverso il canale del parto occorre che il suo volume si riduca e i suoi diametri divengano più favorevoli al passaggio. Questo è permesso dalla conformazione delle ossa craniche che non sono completamente ossificate e le linee di contatto delle squame ossee, chiamate suture, si accavallano favorendo in tal modo la plasticità della testa fetale. Importanti ai fini del travaglio sono le fontanelle, spazi più larghi ove confluiscono le suture.

    I movimenti impressi dalle contrazioni uterine al corpo fetale nell’attraversare il canale del parto e le resistenze che il corpo incontra durante il parto vengono chiamati fenomeni meccanici.

    L’insieme dei movimenti del corpo fetale e i cambiamenti di rapporti che si verificano fra esso e il canale genitale contribuiscono al meccanismo del parto.

    Schematicamente il parto si può dividere in 6 tempi:

    - riduzione dei diametri della testa fetale da uno meno favorevole ad uno più favorevole per facilitare il passaggio ed impegno della parte presentata, cioè passaggio della sua maggior circonferenza al di là del piano dello stretto superiore;
    - progressione: la testa fetale scende dallo stretto superiore al piano perineale;
    - rotazione interna: la testa ruota portandosi al di sotto del pube;
    - disimpegno: la testa viene espulsa all’esterno attraverso l’ostio vulvo-vaginale;
    - rotazione esterna in direzione contraria alla rotazione interna;
    - espulsione totale del feto.

    L’accoglienza e il ricovero

    Eccoci finalmente giunte al giorno tanto atteso della nascita del vostro bambino, il conto alla rovescia è terminato! Saper riconoscere i prodromi del travaglio dal travaglio conclamato è utile ai fini del ricovero in ospedale.

    Il ricovero ospedaliero può essere urgente o ordinario.

    Urgente: può avvenire in qualsiasi momento della giornata; sono considerate urgenze il travaglio di parto, la rottura delle membrane, le perdite ematiche, eccetera.

    Ordinario: è un ricovero programmato, avviene di solito la mattina alle sette direttamente in reparto di maternità (ad esempio, per un taglio cesareo programmato).

    Al momento del ricovero in sala travaglio troverete sempre ad accogliervi l’ostetrica ed il medico che con cortesia e cordialità vi faranno accomodare in ambulatorio per sottoporvi all’esecuzione del tracciato. Il ginecologo vi sottoporrà alla visita per accertarsi delle modificazioni avvenute a carico del collo dell’utero e terminerà la compilazione della cartella clinica. L’ostetrica rileverà la pressione arteriosa ed eseguirà il controllo dell’albumina nelle urine.

    Se il travaglio non è in fase attiva, verrete accompagnate nel reparto di maternità dove rimarrete in attesa che le contrazioni diventino più intense e regolari; durante questa permanenza sarete accudite dall’ostetrica del reparto che ad intervalli rileverà il battito cardiaco del bambino, valuterà la regolarità delle contrazioni ed eventualmente vi sottoporrà alla visita.

    Nel caso in cui il travaglio sia in fase attiva, verrete accompagnate nella stanza del travaglio dove toglierete i vostri abiti per indossare un camice in dotazione in sala parto o la vostra camicia da notte..

    Se non ci sono complicazioni l’ostetrica vi lascerà libere di muovervi, di camminare o anche di restare a letto e sarete incoraggiate ad urinare spesso.

    In sala travaglio è gradita la presenza del compagno o di un vostro famigliare, che vi rimarrà accanto per tutto il periodo del travaglio ed anche del parto.

    L’ostetrica della sala parto è sempre presente e disponibile ad assecondare ogni vostro bisogno o desiderio, seguirà costantemente il vostro travaglio, vi aiuterà e vi sosterrà psicologicamente, vi metterà al corrente di ciò che vi succederà in tale periodo al fine di aiutarvi a superare le paure e le ansie.

    E’ importante sottolineare che in travaglio sarete libere di assumere le posizioni che riterrete più comode e che vi aiutino a sopportare meglio il dolore, anche durante il periodo espulsivo potrete assecondare il bisogno di spingere in terra, accucciate o coricate sul letto.

    Inoltre se non ci sono fattori di rischio avrete la possibilitĂ  di utilizzare la vasca per alleviare il dolore delle contrazioni sia durante il travaglio che per il parto.

    I parenti possono accedere alla sala travaglio uno alla volta indossando gli appositi calzari e un camice monouso.

    Che cosa dovete portare con voi? La valigia con i vostri effetti personali, il tesserino sanitario, gli abiti del neonato e la cartella con gli esami della gravidanza (cartellino del gruppo sanguigno, esami ematochimici piĂą recenti, ecografie, ecc.).

    Fisiologia del travaglio

    Il travaglio di parto assume un valore importante per la gravida perché in esso si assommano tutte le paure, le tensioni, le aspettative della gravidanza.

    Prepararsi bene ad affrontare il travaglio vuol dire viverlo serenamente e con la consapevolezza che alla fine tutto si risolverĂ  nel migliore dei modi.

    Circa i fattori responsabili dell’inizio del travaglio non c’è ancora nulla di preciso, varie sono le ipotesi: modificazioni dell’equilibrio ormonale, mutamenti di dimensioni dell’utero dovuti alla tensione delle fibre muscolari, produzione di ormoni preposti alla stimolazione della contrattilità uterina.

    Si suole distinguere il travaglio in:

    - pre-travaglio
    - fase prodromica
    - fase dilatante
    - fase espulsiva
    - fase del secondamento o espulsione della placenta.

    Il pre-travaglio è quella fase che si verifica nelle ultime settimane di gravidanza in cui si hanno un certo numero di cambiamenti:
    - il segmento uterino inferiore si espande permettendo alla testa del bambino di abbassarsi e di impegnarsi nel canale da parto, si avverte quindi una sensazione di sollievo perché il fondo uterino non raggiunge più il torace, il respiro diventa più facile, cuore e stomaco lavorano più facilmente.
    - la compressione data dalla testa del bambino limita la capacitĂ  espansiva della vescica che deve quindi essere vuotata piĂą spesso.
    - con l’avvicinarsi del parto compaiono delle contrazioni irregolari che non comportano sensazioni dolorose dette contrazioni di Braxton-Hicks.

    Si parla di fase prodromica quando le contrazioni uterine diventano ritmiche e avvertite come sensazioni fastidiose e si può apprezzare l’addome teso e indurito.
    Il tempo è di difficile definizione ma si ritiene che il periodo prodromico possa durare fino a otto ore nelle donne che non hanno mai partorito e fino a 5 ore nelle pluripare. La sensazione di fastidio porta la gravida a sentirsi insofferente e aumenta il disagio se compaiono nausea e diarrea associate a dolori lombosacrali.

    Che fare quando inizia il periodo prodromico e ci si rende conto che “il grande momento sta arrivando?”

    Bisogna aspettare a casa propria, cercando di rilassarsi e mantenere la calma e, per quanto è possibile, svolgere le normali funzioni quotidiane.

    Si consiglia di recarsi in ospedale quando da almeno due ore consecutive si avvertono contrazioni regolari e dolorose con un intervallo di circa 5 minuti (per le primi gravide).
    Per le pluripare i tempi del travaglio sono meno prevedibili quindi si consiglia di recarsi in ospedale quando l’attività contrattile diviene regolare. Per tutte le gravide è indicazione per il ricovero la rottura delle membrane indipendentemente dalla comparsa di contrazioni.

    Nel periodo prodromico si può perdere il tappo mucoso, formazione gelatinosa che chiude il collo dell’utero durante la gravidanza, a cui si associa una modesta perdita di sangue dovuta alla rottura dei capillari superficiali del canale cervicale.

    Si dice invece periodo dilatante quando si attuano le modificazioni del collo dell’utero e la progressione della parte presentata nel canale da parto.
    E’ il momento più intenso, doloroso e carico di tensione emotiva per la donna perché corrisponde alla fase attiva del travaglio. Le contrazioni si fanno via via più frequenti, prolungate e non solo fastidiose ma dolorose interessando tutto l’addome a cintura in special modo al di sopra del pube e nella zona delle fosse iliache.

    Il periodo dilatante si compone essenzialmente di:
    - fenomeni dinamici o materni
    - fenomeni meccanici o fetali.
    Le modificazioni del collo dell’utero avvengono allorché inizia l’attività contrattile, che è composta da:
    - la contrazione, che è un temporaneo, brusco e notevole accorciamento delle fibre muscolari;
    - una pausa, fase interposta tra due contrazioni, in cui le fibre muscolari sono relativamente distese;
    - la retrazione che è l’accorciamento stabile delle fibre muscolari.
    Un buon travaglio si considera tale quando la frequenza delle contrazioni è in numero di 3-4 in circa 10 minuti.

    Se la dinamica uterina è costante ad ogni contrazione le fibre muscolari del corpo si accorciano, mentre il collo, povero di muscolatura ma ricco di fibre elastiche, si riduce fino a scomparire dilatandosi progressivamente. Con la scomparsa del collo, l’orifizio uterino esterno del canale cervicale verrà chiamato, d’ora in poi, bocca uterina.

    A ogni visita si vedrĂ  di quanto la bocca uterina verrĂ  dilatata. Si sentirĂ  dunque parlare di collo raccorciato o scomparso, pervio al dito o dilatato di 3-4 cm, 6-7 e, alla fine, dilatazione completa fino a 10 cm.

    Se la gravida lo richiede, quando la dilatazione è avanzata, la testa fetale è adattata allo stretto superiore del canale del parto, l’attività contrattile è regolare e in assenza di alterazioni del battito cardiaco fetale, può proseguire il travaglio in acqua.

    Per dilatazione completa si intende quando la cavitĂ  vaginale e quella uterina comunicano liberamente e non si sentono piĂą i bordi della bocca uterina intorno alla parte presentata (testa fetale).

    Durante il periodo dilatante c’è la formazione della borsa anteriore delle acque; ciò è dovuto al fatto che una piccola quantità di liquido amniotico, sotto lo stimolo delle contrazioni, si porta davanti alla testa fetale formando una piccola “sacca” che esercita una costante pressione sulla cervice favorendone la dilatazione. Si sentirà dunque parlare di membrane integre quando, durante la visita, si avverte la presenza del sacco, e di membrane rotte quando si vedrà la fuoriuscita del liquido amniotico.

    Normalmente la rottura del sacco dovrebbe avvenire quando il canale cervicale è ampiamente dilatato ma talvolta accade che la rottura avvenga molto prima; perciò si parlerà di rottura prematura delle membrane quando il sacco si rompe al di fuori del travaglio senza la presenza di contrazioni.

    Sotto la spinta delle contrazioni, rotto il sacco e a dilatazione completa, la parte presentata fuoriesce dalla bocca uterina, attraversa la vagina e raggiunge il pavimento pelvico dando inizio al periodo espulsivo.

    Il dolore del travaglio

    Il dolore, nel travaglio, costituisce una delle grandi paure della gravidanza e uno dei problemi che molto spesso dettano il comportamento della donna di fronte alla nascita.

    Il dolore ha due componenti: una attuale, che è data dalla percezione fisica del dolore, che si genera in una zona del nostro corpo e viene trasmessa al cervello; l’altra, futura, è data dalla “paura del dolore che deve venire”, da una aspettativa ansiosa e talvolta angosciante del dolore stesso.

    Questa seconda componente è la più difficile da controllare e sopportare, perché abbraccia un lungo periodo di tempo. Essendo il dolore da parto una sensazione spiacevole, è chiaro come fino ad oggi, dagli albori della storia, si sia messo il massimo impegno per combatterlo.

    Occorre quindi che si guardi a questa realtĂ  con luciditĂ  e serenitĂ  senza crearsi drammi o provocare angoscia, ma anche senza determinare false aspettative.

    Un certo dolore durante il travaglio e il parto c’è, ma ben sopportabile e accettato senza grandi problemi dalla maggior parte delle donne.
    E’ possibile comunque in alcuni ospedali ridurre il dolore del periodo dilatante ricorrendo alla analgesia epidurale praticata dall’anestesista quando il travaglio è ben avviato e non ci sono controindicazioni ostetriche. E’ importante informarsi però, presso la struttura in cui si desidera partorire, se il servizio è fornito di routine o solo in particolari situazioni e se è gratuito o a pagamento. Di solito è bene programmare un colloquio preliminare nel terzo trimestre in cui l’anestesista compilerà la scheda necessaria, prescriverà gli esami indispensabili e spiegherà i rischi e i benefici della procedura per madre e bambino.

    La sorveglianza del travaglio fisiologico

    OPERATORI:

    - Ostetrica, responsabile diretta del travaglio;
    - Medico, responsabile indiretto del travaglio, perché chiamato se insorge una patologia o un dubbio diagnostico;
    - Ostetrica del reparto di ostetricia, chiamata come aiuto per il travaglio e sempre per l’espletamento del parto quale collaboratrice per l’ostetrica responsabile diretta del travaglio (in alcune strutture);
    - Ausiliaria, collabora con l’ostetrica nel soddisfare i bisogni della gravida ed espleta le mansioni autonome del reparto.

    Assistenza nel periodo dilatante

    1 - Rilevazione del battito cardiaco fetale e delle contrazioni uterine:
    - saltuario
    - ogni 10-15 minuti in vasca
    - costante in presenza di tecniche farmacologiche
    - costante in presenza di patologie

    2 - Visita vaginale:
    - nel periodo dilatante ogni due ore circa (in caso di rottura del sacco amniotico, è bene ridurre al minimo le visite per limitare il rischio infettivo)

    3 - Posizioni materne:
    - libera, a scelta della gravida
    - libera in vasca
    - allettata in situazioni patologiche

    4 - Alimentazione:
    - assunzione a piccole dosi di sostanze preferibilmente liquide e zuccherate (the, ecc.)

    5 - Diuresi:
    - si consiglia una minzione frequente

    6 - Igiene della gravida:
    - autonoma (es. doccia, bidet, ecc) e fisiologica
    - allettata e patologica in collaborazione tra ostetrica e ausiliaria

    7 - Interventi che modificano il travaglio fisiologico:
    - gel con prostaglandine per indurre il travaglio in particolari condizioni (gravidanza oltre termine, patologie, ecc.)
    - rottura del sacco amniotico (amniorexi)
    - uso di ossitocina per indurre l’attività contrattile quando esse è carente
    - esecuzione di esami pre-operatori urgenti in situazioni patologiche materno-fetali che possono intervenire durante il travaglio fisiologico.

    Condotta assistenziale in travaglio

    Il ruolo dell’ostetrica è di fondamentale importanza nella conduzione del travaglio perché oltre alla competenza professionale deve svolgere un valido supporto psicologico. Deve assumere un atteggiamento fiducioso e sereno per rendere la gravida calma e attenuare ansie e paure. E’ bene che sia presente il marito o qualunque altra persona che le sia gradita ed è giusto spiegare quali cose si eseguono durante il travaglio.

    Nella fase dilatante l’ostetrica si limita alla sorveglianza del benessere fetale e materno.

    Quali sono le metodiche in uso nel nostro ospedale?

    - al momento del ricovero si esegue il monitoraggio cardiotocografico per valutare la presenza di contrazioni, la qualitĂ  e la frequenza e controllare il rapporto tra queste e il battito cardiaco fetale;
    - periodicamente si valutano le modificazioni del collo dell’utero, se vi è perdita di liquido amniotico, se la parte presentata progredisce nel canale da parto;
    - si eseguono procedimenti terapeutici se il medico lo ritiene necessario. Ad esempio si può iniziare la stimolazione farmacologia con ossitocina per stimolare e regolarizzare la contrattilità uterina, o si può eseguire un terapia antispastica per “ ammorbidire il collo”;
    - se le condizioni locali lo permettono e non si è ancora rotto il sacco amniotico si può provvedere ad amniorexi. Allorché la dilatazione è completa, la parte presentata sta progredendo e la donna ha la sensazione e la voglia di spingere si può dire che ha inizio il periodo espulsivo.

    Parto fisiologico

    E’ giunto il vostro grande momento! La dilatazione è completa, il sacco è rotto la sensazione di premito è sempre più intensa, iniziano ora le spinte che porteranno alla nascita del vostro bambino.

    La vagina viene progressivamente distesa dalla parte presentata e le sue fibre, che sono prevalentemente elastiche, risalgono verso l’alto permettendo la costante discesa della testa verso il piano perineale.

    Anche il perineo si distende progressivamente sotto lo stimolo delle contrazioni fino a che si vede affiorare la parte presentata dalla rima vulvare.

    Prima di passare ai fenomeni meccanici o fetali occorre dare un accenno di anatomia del bacino. Nel suo insieme il bacino può essere paragonato ad un cilindro irregolare con asse rivolto in avanti. La parte anteriore, la più breve, è costituita dal pube (4-5 cm), la parte posteriore, più lunga, costituita dalla faccia interna del sacro e coccige (12,5 cm). Le pareti laterali sono irregolari e sono costituite dalle grandi ossa pelviche. Il piccolo bacino, o piccola pelvi, assume grande importanza in travaglio perché la parte presentata deve passare attraverso i vari piani delle pelvi. Per comodità si suole distinguere:

    - lo stretto superiore che ha la forma che ricorda un cuore di carta da gioco, è detto ingresso pelvico ed è il primo ostacolo che il feto deve attraversare;
    - lo stretto pelvico o stretto medio, situato al di sotto dello stretto superiore;
    - lo stretto inferiore è invece la porta d’uscita del canale da parto.
    Sia nello stretto medio che in quello inferiore, la parte presentata deve cercare un diametro più favorevole per progredire. Il diametro più favorevole tra le varie parti del bacino e la parte presentata è l’antero-posteriore.

    Il feto attraversando i vari piani del canale da parto segue un asse immaginario che è perpendicolare al piano dello stretto superiore, forma poi un angolo aperto in avanti a livello dello stretto medio, di conseguenza il feto per uscire deve compiere una curva rivolta prima anteriormente poi anteriormente e in alto.

    I fenomeni del parto sono:

    - progressione: la parte presentata avanza lungo il canale da parto spinta dalla contrazioni;
    - rotazione interna: a livello dello stretto medio la testa fetale è costretta a compiere una piccola rotazione per proseguire il suo tragitto in maniera più agevole;
    - disimpegno della testa: per effetto delle contrazioni e delle spinte materne la testa viene espulsa dalla vulva;
    - rotazione esterna: dopo l’uscita della testa anche le spalle devono entrare e progredire nel canale da parto, per questo motivo la testa ruota insieme alle spalle che si orientano in modo tale da poter essere espulse;
    - espulsione totale: con un movimento di flessione laterale del tronco le spalle si liberano ed il bambino viene espulso.

    Condotta assistenziale durante il parto

    Il compito principale dell’ostetrica è di assistere al disimpegno della testa facendo in modo che risulti meno traumatico possibile per il bambino, cercando di proteggere il perineo della donna. E’ al momento del parto che l’ostetrica decide se conviene praticare o no l’episiotomia. E’ un’incisione del perineo della donna eseguita quando la testa preme sul margine vulvare, per facilitare la fuoriuscita della parte presentata e per proteggere i tessuti molli materni da possibili lacerazioni.

    L’episiotomia può essere di tre tipi: mediana, laterale, medio-laterale, la più frequente. Viene effettuata a destra per maggiore praticità nella riparazione.

    Il taglio è di per se poco doloroso data la scarsa innervazione della zona e l’impegno della donna nella spinta che la distraggono momentaneamente. Viene comunque solitamente praticata un’anestesia locale.

    Essa è indicata:

    - quando si vuole accelerare la nascita del feto perché lo si ritiene sofferente;
    - se il disimpegno risulta ostacolato da una eccessiva rigiditĂ  del pavimento pelvico;
    - per prevenire lacerazioni gravi;
    - in caso di parto prematuro, per ridurre al minimo i danni al feto.
    Una volta nato il bambino viene posto sulla pancia della mamma se questa lo desidera e si favorisce l’attaccamento al seno. Passato qualche minuto si pinza il cordone ombelicale e lo si recide. Se la donna desidera donare il sangue cordonale e non ci sono fattori sfavorevoli il cordone verrà clampato subito dopo la nascita del bimbo e dopo accurata disinfezione del restante funicolo e preparazione di un campo sterile, si provvede alla raccolta.

    Da questo momento il piccolo deve affrontare da solo i primi ostacoli della vita autonoma extrauterina, deve compiere i primi atti respiratori ed adattarsi alla nuova temperatura ambientale.

    Subito dopo la nascita gli verranno prestate le prime cure: gli verranno liberate le prime vie aeree dal muco con un piccolo aspiratore, sarĂ  asciugato con dei telini caldi, gli verrĂ  applicato il braccialetto di riconoscimento con i dati anagrafici dei genitori, la data e il numero progressivo di nascita.

    Lo stesso bracciale viene applicato anche al braccio della neo-mamma. In alcune strutture verrà poi consentito al papà di praticare, insieme all’ostetrica, il primo bagnetto al neonato.

    Il piccolo sarĂ  poi affidato alle cure delle infermiere del nido.

    Da ultimo la neo-mamma deve aspettare il secondamento.

    Per secondamento si intende il distacco e la fuoriuscita della placenta, esso avviene in un tempo variabile da pochi minuti fino ad un’ora dopo la nascita del bimbo e richiede un piccolo sforzo espulsivo non doloroso da parte della puerpera.

    Se non ci sono lacerazioni perineali e non è stata praticata l’episiotomia, il parto può dirsi concluso.

    Il medico provvede alla sutura qualora ce ne sia bisogno, questa verrà eseguita in anestesia locale. I punti di sutura nella maggior parte dei casi non devono essere rimossi perché si riassorbono e cadono da soli.

    Oltre all’ostetrica, al medico e all’infermiera del nido in sala parto vi è anche il padre o un familiare scelto dalla gravida, la loro presenza crea una sorta di intimità, di sicurezza e può essere fonte di tranquillità, solidarietà e coraggio per la donna che deve partorire. Per il padre invece significa sentirsi più partecipe, più attivo nella nascita di suo figlio.

    Dopo il parto l’ostetrica provvede a controllare lo stato di retrazione e contrazione dell’utero che deve formare il cosiddetto globo di sicurezza, necessario perché si riduca la perdita ematica.

    Successivamente l’ostetrica compila gli attestati di nascita che consegnerà alla puerpera spiegandole le varie procedure burocratiche. Trascorse le due ore del post-partum, in cui la donna viene assiduamente controllata dall’ostetrica, viene invitata ad urinare, a provvedere alla propria igiene intima e se lo desidera può fare una doccia; dopodiché viene accompagnata in reparto di degenza.

    Il taglio cesareo

    Il taglio cesareo è un intervento chirurgico che consiste nell’estrazione manuale del feto dall’addome materno previa incisione dei tessuti.

    La degenza ospedaliera è lievemente superiore rispetto al parto spontaneo; la dimissione avviene alla 5-7a giornata. Il rapporto col bambino può talvolta essere più impegnativo per la difficoltà a camminare nelle giornate successive all’intervento, ma sono eventi che si superano in breve tempo.

    La mobilizzazione avviene il giorno successivo all’intervento, con rimozione del catetere vescicole e breve passeggiata in bagno. In alcuni casi il taglio cesareo può essere prevedibile (ad esempio, nel caso di posizione podalica, gravidanza gemellare) e può essere prefissato il giorno dell’intervento.

    Un pregresso taglio cesareo non implica l’esecuzione assoluta di un successivo taglio cesareo.

    Di solito lo si effettua nel corso della 38a settimana di gestazione.

    Il taglio cesareo non comporta la sospensione dell’allattamento, anzi il bambino viene attaccato al seno il giorno stesso dell’intervento.

    Preparazione al taglio cesareo programmato
    Il giorno stabilito dell’intervento, all’ingresso la gravida indosserà un camice aperto davanti (per agevolare le manovre di disinfezione della cute) e sarà praticata la tricotomia (rasatura dei peli sovrapubici) per evitare infezioni della ferita.

    Il medico di turno effettuerĂ  la visita ostetrica di accettazione.

    L’ostetrica termina la compilazione della cartella clinica rilevando la pressione arteriosa e dosando l’albuminuria, rileva il battito cardiaco fetale e, previa disinfezione dei genitali esterni, inserisce il catetere vescicale.

    SarĂ  quindi infusa la terapia antibiotica e, in base al tipo di anestesia scelta, la donna sarĂ  sottoposta a terapia idratante.

    Pochi minuti prima di accedere alla sala operatoria è prevista, se prescritta, la preanestesia.

    In sala operatoria sarà presente il personale infermieristico, l’anestesista, i ginecologi che eseguiranno l’intervento, l’ostetrica che accoglierà nelle sue mani il vostro bimbo, il pediatra, l’infermiera del nido che coadiuva il medico durante la prima visita neonatale.

    Terminato l’intervento la madre è riaccompagnata in una stanza della sala travaglio dove rimane per circa 2 ore, assisti da un parente; l’ostetrica provvederà a controllare le perdite ematiche, i parametri vitali (pressione, polso, diuresi) e la terapia infusiva post-operatoria.

    Trascorse le due ore del post-partum, l’ostetrica, con l’aiuto dell’ausiliaria, eseguirà un accurato bidet, sostituirà la biancheria sporca del letto prima dell’accompagnamento nel reparto di ostetricia.

    Taglio cesareo d’urgenza
    Vi sono casi in cui la necessità di ricorrere al taglio cesareo nasce all’improvviso, per sofferenza fetale acuta durante il travaglio oppure la decisione matura gradualmente per mancanza di progressione della parte presentata, oppure fuori travaglio per una gestosi ribelle alla terapia, eccetera.

    Le procedure sono le stesse sopra elencate; talvolta, però, sarà necessario eseguire in tempi brevi gli esami ematochimici urgenti, l’elettrocardiogramma e la visita anestesiologica

    I giorni seguenti il taglio cesareo
    Il giorno dopo l’intervento, verrà rimosso il catetere vescicale, sarà rinnovata la medicazione dell’incisione chirurgica e con l’aiuto dell’ostetrica e dell’infermiera, la neo mamma sarà incoraggiata a scendere dal letto.

    Le medicazioni verranno rinnovate secondo un protocollo stabilito.

    Nei giorni successivi la donna acquisterĂ  la forza necessaria per accudire e allattare il suo bambino.

    La montata lattea arriva anche con il taglio cesareo: il bambino viene dunque attaccato al seno dopo poche ore dall’intervento.

    Il taglio cesareo richiede un periodo di tempo piĂą lungo prima che la paziente si ristabilisca completamente.

    Non comporta effetti collaterali dannosi, è quindi una modalità di assistenza che può essere utilizzata ogni qualvolta vi sia la richiesta da parte della gravida, naturalmente il suo utilizzo dipende dalla disponibilità del
    Pubblicato in: Parto
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:13

    Il corredo mamma e neonato per l'ospedale

    Ad una coppia che si appresti a ricevere un nuovo nato è bene consigliare di preparare tutto quanto gli sia necessario qualche mese prima del parto, in modo tale da poter fare con calma, essere preparati all’evenienza di un parto pretermine, evitare di cadere in crisi quando si torna a casa e succede sempre che “manca tutto”, dilazionare un poco le spese.

    Prima di tutto bisogna preparare una borsa capiente con tutto il necessario per la degenza in ospedale, sia della mamma, sia del neonato. La degenza media è di 3-4 giorni per il parto spontaneo (escluso il giorno del parto) e di 5 giorni per il taglio cesareo (escluso quello dell’intervento).

    Occorre preparare più o meno biancheria per se stesse in modo da potersi cambiare spesso; un’igiene accurata è infatti importantissima come lo è essere ordinate.


    In genere per un parto spontaneo occorrono:

    - camicie da notte o pigiami in fibre naturali facilmente lavabili e apribili davanti;
    - vestaglia;
    - ciabatte comode (in plastica per il travaglio ed il parto in acqua);
    - accappatoio in caso di travaglio e parto in acqua;
    - reggiseno: da allattamento della misura idonea;
    - mutande monouso e in cotone, diversi cambi;
    - assorbenti igienici;
    - necessaire per igiene e toeletta;
    - asciugamani (in clinica non occorrono).

    Per il neonato è sufficiente che vengano preparati 5-6 cambi completi (anche molti ospedali forniscono le tutine). Ognuno deve contenere:

    Per i nati da ottobre a maggio:

    - maglietta intima o body mezza manica di lana e cotone sulla pelle oppure cotone felpato
    - tutina con i piedini oppure coprifasce e ghettine con piedini
    - copertina per culla in stanza

    Per i nati da giugno a settembre:

    - maglietta intima o body di cotone
    - tutina di cotone leggero manica lunga con piedini oppure coprifasce manica lunga e ghettine con piedini
    - copertina di cotone per culla in stanza.
    Il neonato viene lavato e cambiato completamente ogni giorno.
    Pubblicato in: Gravidanza

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