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    Giovedì 05 Maggio 2011 15:05

    Parto sicuro: l'Italia solo al 21esimo posto

    In tre quarti del pianeta, come Niger, Chad, Eritrea, Yemen, Afghanistan, “nascere†vuol dire molto spesso “morireâ€. Per i bambini e per le loro madri.
    Nel complesso, circa 350mila mamme e 800 mila bambini all’anno: quasi tutte morti evitabili con semplici misure di base.
    L’indagine sconfortante della fragile maternità di milioni di donne nel mondo lo ha tracciato a Roma Save the Children, in occasione anche del lancio della nuova campagna contro la mortalità infantile, con il 12° Rapporto sullo stato delle madri nel mondo.

    Le cause sono malattie come polmonite, diarrea, malaria: tutte patologie curabili e dunque evitabili.
    Certo è che "se tutti i parti avvenissero in presenza di ostetriche o di personale sanitario con competenze analoghe – ha sottolineato Neri –, ogni anno si potrebbe salvare la vita di 1,3 milioni di neonati e di decine di migliaia di donne". Allo stesso modo, milioni di morti infantili dovute a malattie potrebbero essere evitate "con semplici ed economiche misure – precisato il direttore dell’organizzazione –, dall’allattamento esclusivo al seno, ai vaccini, all’utilizzo tempestivo di un antibiotico o sali reidratanti".

    A distanza siderale si pongono invece Norvegia, Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Belgio, Paesi Bassi e Francia, considerati i paesi con il livello più alto di assistenza alla maternità.

    Maglia grigia per l’Italia che figura solo al 21° posto.
    Una situazione planetaria giudicata come un affronto non solo contro la vita da Mariapia Garavaglia, senatrice Pd e componente della Commissione per la tutela dei diritti umani, intervenuta all’incontro. §
    "Una vita – ha affermato – da tutelare sempre e dovunque", anche perché trascurarla va contro "democrazia e sviluppo, perché lì dove ci sono donne e madri che stano bene, c’è operosità e salvaguardia di quel pilastro di che è la famiglia, luogo da cui si irradia la civiltà".

    Fonte: Avvenire.it
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Venerdì 24 Settembre 2010 07:37

    Partorire in Italia

    Secondo la ricerca condotta dal dottor Christopher Murray dell’Institute for Health Metrics and Evaluation, e pubblicato sulla rivista «The Lancet», l’Italia è il Paese più sicuro al mondo.
    Con una percentuale di 3,9 decessi ogni 100mila nati vivi è ultima nella classifica della mortalità durante la gravidanza e il parto.
    Al secondo posto c’è la Svezia, mentre al terzo si trovano Lussemburgo e Australia.

    Non bisogna lasciarsi allarmare da quest’ondata di episodi, insomma. Lo chiedono a gran voce i medici italiani. «Fermiamo il panico che dilaga tra le donne in gravidanza che stanno per partorire nel nostro Paese. I recenti fatti di cronaca hanno fatto aumentare nelle partorienti la preoccupazione di dover affrontare questo evento. La ginecologia italiana è sana», avverte Massimo Moscarini, presidente dei Ginecologi Universitari Italiani.

    L’ultimo rapporto sulle nascite in Italia realizzato dal ministero della Salute è un po’ datato: è stato pubblicato nel 2009 ma si riferisce a dati del 2006.
    Nello studio si rileva innanzitutto la preferenza per le strutture pubbliche: solo poco più di un parto su 10 (l’11,6%) avviene nelle case di cura e lo 0,1% a domicilio.

    Da un po’ di tempo si è sollevato il problema delle strutture troppo piccole, non adeguate in casi di parti difficili o in caso di emergenze. Un parto su 10 avviene in luoghi che accolgono meno di 500 nascite l’anno, inferiore al tetto indicato negli standard di sicurezza previsti in un decreto del 2000. Un parto su 4 avviene in struttura non grandi, dove avvengono fino a 800 parti. I centri più grandi sono presenti soprattutto al nord. In Val d’Aosta, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte oltre l’87% dei parti si svolge in punti nascita di grandi dimensioni, con almeno mille nascite l’anno.

    Nel 2006, 14,7 parti su 100 sono avvenuti da madri di cittadinanza non italiana. Le nascite straniere sono frequenti soprattutto al nord dove si arriva quasi al 20%. Nelle donne italiane l’età media delle madri è di 32,1 anni, molto più bassa per le straniere: 28,7 anni. Un’altra differenza è nell’istruzione. Hanno una bassa scolarità più di una su due donne straniere che hanno partorito nel 2006. Fra le italiane più di 6 su 10 hanno una scolarità alta o la laurea. Ma si sa anche che il 33%, e quindi una su tre, è una casalinga.

    Il padre è quasi sempre presente al parto, in oltre il 92% dei casi.
    Ma i parti spesso sono cesarei e dunque richiedono un’operazione chirurgica. In media nel 37,4% dei casi, percentuale molto superiore alla soglia del 10-15% che secondo l’OMS garantisce il massimo beneficio complessivo per la madre ed il bambino. La percentuale di tagli cesarei è più alta per i parti che avvengono in case di cura private (61,6% nelle case di cura accreditate e 76,1% in quelle non accreditate) ed è è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana: nel 39,2% dei parti contro il 26,9% delle straniere.

    E’ molto alto anche il ricorso alle visite ostetriche.
    Nell’84,5% delle gravidanze se ne fanno più di 4, nel 73,2% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie.
    Si arriva anche abbastanza presto a consultare un ginecologo. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre la 12° settimana è pari al 4,0% mentre tale percentuale sale al 17,7% per le donne straniere.

    In circa 4.995 parti si è fatto ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita, in media 0,97 ogni 100 gravidanze. Ed è anche l’aumento di questo tipo di gravidanze ad aver fatto aumentare i parti gemellari. Le gravidanza gemellari da procreazione medica assistita sono circa il 14-20% del totale. Ogni cento parti in Italia tre sono gemellari.
    Oggi, i gemelli in Italia sono circa un milione e rappresentano il 3% all’anno del totale delle nascite.

    Fonte:Lastampa.it
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Martedì 06 Novembre 2007 01:00

    Il parto in acqua: indicazioni e benefici

    Il parto è, come tutti i passaggi e i cambiamenti della nostra vita, un momento estremamente traumatico.

    Ci sono teorie che leggono, nel modo in cui si è venuti alla luce, molti dei nostri atteggiamenti più profondi.

    Si dice che chi nasce prematuro sarà sempre un po’ avanti rispetto ai propri coetanei, per mentalità e per fasi di vita; chi invece ha una madre che ha preferito un’anestesia risulterebbe più pigro, quasi fosse sempre in ritardo nelle fasi della sua vita.

    Teorie verificabili o meno, è indubbio il carattere traumatico del passaggio, soprattutto a causa del repentino cambiamento di stato nel quale il bimbo si trova catapultato.

    L’ambiente uterino materno è un ambiente acqueo, i polmoni non sono aperti, il bambino non ha la minima idea di cosa sia la respirazione autonoma, fino ad allora effettuata per mezzo del cordone ombelicale. Il pianto neonatale è indotto dal medico quando questo non è presente, per un motivo prettamente logistico: piangendo il bambino “impara†a respirare.

    Il parto in acqua è considerato un’alternativa naturale e più dolce rispetto al travaglio tradizionale.
    Innanzi tutto, i benefici per il bambino sono evidenti: il passaggio dal liquido amniotico alla vasca riscaldata è notevolmente meno invasivo di quanto non possa essere il nascere direttamente a contatto dell’aria.
    Il cordone ombelicale permette, appena dopo l’espulsione dal corpo femminile, di mantenere un’ossigenazione per qualche minuto; durante questo tempo, il bambino fa in tempo a risalire lentamente verso la superficie, prendendo a respirare con graduale tranquillità.
    Anche la componente della manualità con la quale verrebbe in contatto durante le manovre tipiche della medicalizzazione ospedaliera, è notevolmente limitata, dal momento che verrebbe sorretto in modo del tutto naturale dalla spinta dell’acqua.
    Altro beneficio per il rapporto con la madre, è dato dalla possibilità di restare in acqua ad allattarsi, mentre la donna aspetta che la placenta venga espulsa in modo naturale.
    Componente imprescindibile dal travaglio è, purtroppo, il dolore.
    Un vantaggio notevole del parto in acqua si ha dal momento che il contatto con un liquido caldo induce nel corpo umano un rilassamento muscolare notevole, senza poi contare i benefici psichici che il contatto con l’acqua determina nelle persone.
    Inoltre, la possibilità di potersi muovere come meglio si crede, allevia di molto la sensazione di dolorosa impotenza che altrimenti si proverebbe sul letto ginecologico.
    L’acqua fa sentire più leggeri, massaggia e accoglie, regalando inoltre una sensazione di intimità, di rifugio.
    La dilatazione è quasi accompagnata dolcemente verso il suo naturale epilogo, e i tessuti perineali sono meno portati a lacerarsi.
    Non è però possibile per tutte le donne affrontare un travaglio in acqua, e c’è una rigida selezione a monte di questa procedura.
    La donna deve aver portato avanti una gravidanza fisiologica, senza perdite ematiche, malattie infettive, patologie della madre o del bambino, e il feto deve essere delle giuste proporzioni rispetto al bacino materno.
    È controindicata anche in caso di travaglio prematuro o se si superano le settimane previste, e comunque in tutte quelle condizioni che potrebbero presentare delle situazioni di emergenza, sia per la salute del bambino che per quella della madre.
    Ovviamente una vasca, per essere adatta ad un parto, deve rispondere a delle caratteristiche precise.
    Deve essere abbastanza grande per poter consentire alla donna una buona possibilità di movimento, e deve essere sufficientemente profonda da poter dare la spinta necessaria verso l’alto sì da poter trarne benefici.
    Generalmente le dimensioni standard sono di 2 metri per uno e mezzo, con una profondità di 80 - 100 centimetri. Il materiale usato è generalmente la vetroresina, così da poter essere perfettamente igienizzato.
    La temperatura dell’acqua, per apportare i benefici effetti rilassanti di cui dicevamo sopra, deve essere calda, come quella di un normale bagno, e deve restare costante per tutta la durata del travaglio; è poi assolutamente necessaria la presenza di un meccanismo di ricambio dell’acqua, dal momento che durante il parto vengono emesse numerose sostanze organiche, come urina, feci, liquido amniotico e sangue.

    Pubblicato in: Parto
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:39

    Naturale o cesareo?

    Come affrontare la paura del dolore e i dubbi legati al parto

    La donna ha ricevuto dalla natura il dono di poter mettere al mondo un’altra vita e il parto è la conclusione della fantastica esperienza che è la gravidanza. Ma questo evento, naturalmente doloroso, va vissuto in modo sereno per non serbare brutti ricordi del giorno in cui nostro figlio è venuto alla luce.

    Abbiamo chiesto qualche consiglio alla Dott.ssa Maria Ferrari, dirigente medico presso la Clinica Ostetrico Ginecologica dell’Istituto Mangiagalli di Milano.

    Il modo migliore per prepararsi al parto, secondo la Dott.ssa Ferrari, è “affrontare fin da subito l’argomento con il proprio ginecologo per capire esattamente come funzionano travaglio e parto. Se una donna arriva al parto già cosciente di ciò che può accadere, affronterà meglio eventuali problemi che possono insorgere. Con un’adeguata preparazione, è possibile anche affrontare un cesareo senza viverlo come una sconfitta (cosa che a volte succede). Sempre nell’ambito della preparazione al parto, è molto importante partecipare agli appositi corsi che si tengono sia all’interno degli ospedali che in strutture private.â€

    Il parto è comunque un’esperienza dolorosa e molte donne ne serbano un ricordo negativo a causa delle sofferenze del travaglio. “Per ridurre il dolore del travaglio e vivere il parto in modo sereno – prosegue la Dott.ssa Ferrari – è possibile ricorrere all’anestesia peridurale che toglie le sensazioni dolorose permettendo di mantenere la motilità e la sensibilità, e quindi di partecipare attivamente al parto. Il mio consiglio è di informarsi durante la gravidanza se nell’ospedale in cui si intende partorire è possibile ricorrere all’anestesia periduraleâ€.

    Per quanto riguarda il cesareo, invece, bisogna ricorrervi solo in caso di effettiva necessità. “E’ vero che rispetto a 50 anni fa – ci spiega la Dott.ssa Ferrari – il cesareo è meno invasivo e l’entità del trauma e del dolore sono piuttosto contenute, ma non dobbiamo dimenticare che resta pur sempre un intervento chirurgico, e in quanto tale comporta dolore post-operatorio e un certo numero di possibili complicanzeâ€.
    Negli ultimi anni si è incrementata l’idea di poter partorire non per via vaginale ma tramite cesareo per paura del parto. “La donna è fatta apposta per partorire – conclude Maria Ferrari – e il parto è la conclusione naturale della vita riproduttiva femminile.


    Quindi, la prima scelta della donna deve essere quella di partorire per via naturale. Un colloquio con il proprio ginecologo potrà aiutarci a superare la paura e a farci conoscere le tecniche che riducono il dolore del partoâ€.
    Pubblicato in: Parto

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