Quando i nostri bimbi mostrano segni di aggressività, noi genitori entriamo subito in stato di allarme e ci facciamo assalire da mille dubbi. Ma i comportamenti che interpretiamo come aggressivi, spesso sono solo dei “maldestri” tentativi del bambino di entrare in comunicazione con gli altri, perché il piccolo non ha ancora sviluppato i mezzi adatti (come la comunicazione verbale) per relazionarsi con chi gli sta intorno. Vediamo cosa ne pensa la pedagogista.
Dobbiamo preoccuparci se il nostro bambino ha comportamenti aggressivi?
"Innanzitutto, bisogna fare distinzione fra i vari tipi di aggressività. Noi adulti tendiamo a pensare che un bambino aggressivo stia attuando un atteggiamento negativo, mentre questo non è sempre vero. Esiste, infatti, un’aggressività sana e normale che è il modo naturale con cui i bambini cercano di mettersi in comunicazione con gli altri. Questo comportamento, che noi definiamo in modo errato “aggressivo”, non ha niente a che vedere con l’aggressività causata da ansie o paure e quindi non ci deve far preoccupare."
Come riconoscere l’aggressività “naturale” per cui non ci dobbiamo preoccupare?
"Un bambino molto piccolo non possiede le proprietà di linguaggio per comunicare con i suoi coetanei. Quindi, per entrare in comunicazione, si avvale del contatto fisico, cercando di acchiappare gli altri (regalando così qualche graffio o pizzicotto) oppure di “assaggiarli”, proprio come fa con tutte le cose che vuole conoscere portandosele alla bocca.
In questo caso, non si tratta di aggressività vera e propria, ma di un modo inadeguato e inappropriato di rapportarsi con gli altri. Al nido graffi e morsi si sprecano, mentre alla scuola materna capita più raramente, perché i bambini sono già in grado di comunicare verbalmente con una certa efficacia."
Quindi non serve sgridare o punire un bambino che ha questi atteggiamenti?
"Sgridarlo in questi casi non serve a nulla, perché il piccolo non capisce il collegamento tra la sua voglia di conoscere e il possibile dolore causato agli altri. L’unica cosa che si può fare è cercare di spiegargli le motivazioni per cui una determinata cosa non si fa (ad esempio: “Non tirarle i capelli perché le fai male e poi lei piange”) e tenerlo d’occhio più che altro per l’incolumità degli altri. Questo atteggiamento in un bambino fra i 2 e i 5 anni circa è del tutto normale e non ci deve far preoccupare."
Dobbiamo intervenire quando i bambini fanno dei giochi che ci sembrano aggressivi come la lotta?
"L’aggressività giocosa, detta anche gioco turbolento, fa sempre parte dei metodi per entrare in comunicazione con gli altri. Se ci pensate, tutti i cuccioli di mammifero attuano il gioco turbolento (pensate a due leoncini che si prendono a zampate senza farsi però del male) e studi etologici dimostrano come questo tipo di gioco sia funzionale alla crescita.
La conoscenza degli altri passa innanzitutto attraverso il contatto fisico ed è stato dimostrato che i bambini che fanno più spesso ricorso al gioco turbolento diventano poi adulti che riescono a relazionarsi meglio con gli altri. Fa fede, ad esempio, il rapporto tra fratelli: i fratelli che fanno molti giochi di lotta di solito sviluppano una fraternità vera, mentre quelli che vengono richiamati continuamente all’idea che il fratello non si tocca finiscono per sviluppare più facilmente un rapporto distaccato o conflittuale. Come trasmettiamo amore al bambino toccandolo, così anche lui ha bisogno di toccare gli altri per comunicare."
Come ci dobbiamo comportare quando due bambini litigano per lo stesso giocattolo?
"La contesa per gli oggetti è un classico nei bambini fra i 2 e i 5 anni circa. Non si tratta di aggressività ma, anche in questo caso, di un modo per entrare in comunicazione. Il giocattolo o l’oggetto conteso in realtà è solo un pretesto per confrontarsi con gli altri.
E’ inutile fare la morale: a 5 anni non si è altruisti ed è inutile cercare di spiegare al piccolo che deve condividere le proprie cose con gli altri. Anzi, prima il bambino capirà che cosa è suo e che cosa no, prima potrà decidere di cedere uno dei suoi giocattoli a un amichetto.
Prima di tutto deve fare l’esperienza del “mio”. I bambini sono in cerca della propria personalità, di una propria identificazione che li distingua dagli altri, e la contesa li aiuta a definire cosa è “mio”, quindi a definire sé stessi (la parola “mio”, infatti, contiene la parola “io”)."
Qual è, invece, l’aggressività negativa cui dobbiamo fare attenzione?
"Esiste un tipo diverso di aggressività, che di solito si manifesta come “valvola di sfogo” quando il bambino cerca di scaricare delle ansie o delle paure. In questo caso, è importante cercare di comprendere la causa del suo atteggiamento, perché solo eliminando alla base il disagio che lo turba il bambino tornerà sereno e abbandonerà il comportamento aggressivo. Degli esempi classici sono il nipotino che si comporta in modo aggressivo con i nonni perché in realtà vorrebbe stare con i genitori oppure il figlio più grande che inizia a comportarsi male con i compagni di asilo perché è geloso del fratellino appena nato."
Quindi, a volte i bambini assumono comportamenti aggressivi soltanto per attirare la nostra attenzione?
"Pur di ottenere l’attenzione di mamma e papà, il bambino è disposto anche a farsi sgridare o punire. La cosa che più lo spaventa è essere ignorato. I bambini che si comportano male “solo per farsi vedere”, sono evidentemente bambini che avrebbero bisogno di più attenzione positiva. Se il piccolo ottiene la nostra attenzione quando è tranquillo (possiamo ricorrere a frasi incoraggianti quali: “ma come sei bravo!”, “che bel disegno!”), non avrà bisogno di combinare qualche guaio per farsi guardare dai genitori."
![]() |
Un programma interessante e piacevole da seguire, che potrà dare indicazioni educative molto utili anche a chi non abbia problemi particolarmente seri con i propri figli, ma che come tutti può aver bisogno di qualche consiglio e dritta pedagogica. |
|||||||||
|
||||||||||





















