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    Festa della mamma lavoratrice? Assolutamente si! Abbiamo incontrato Patrizia Eremita, fondatrice di mamma&Lavoro che ci ha raccontato come è iniziata la sua avventura e le soluzioni che cerca di offrire ogni giorno a tutte le mamme acrobate che ogni giorno si destreggiano fra figli e lavoro: “Tutto è cominciato quasi 4 anni fa, quando è nato il mio "giovanotto".  Venivo da anni di lavoro intenso e ricco di soddisfazioni professionali, convinta che le lamentele sulla difficoltà di gestire famiglia e lavoro fossero il risultato di mamme esagerate, poco pratiche e portate ad atteggiarsi a vittime. Ho capito sulla mia pelle che mi sbagliavo: le mamme italiane devono letteralmente fare i salti mortali per far funzionare tutto al meglio, le loro lamentele sono più che fondate. È nata così l'idea di creare un portale sulla conciliazione vita e lavoro e molto altroâ€.

    Mamma&Lavoro vuole essere uno spazio di informazione, condivisione e orientamento riguardo a temi come lavoro, maternità e salute. Siamo on line da 2 anni e in questo breve periodo il sito   si è trasformato in aggregatore per mamme interessate agli argomenti più disparati (dalla puericultura alla cucina, dalla lettura alla Formazione). Ma siamo solo all'inizio: ora intendiamo proporci come serio interlocutore alle aziende, per offrire servizi volti ad ottimizzare, favorire e potenziare il reinserimento lavorativo delle mamme.

    Grazie a collaborazioni e partnership mamma&Lavoro propone momenti formativi e si propone anche di fare da Patner per le Aziende virtuose che credono nel welfare in azienda e nel benessere dei dipendenti.

    WORKSHOP SULLA COMUNICAZIONE AUTENTICA

    Per la Festa della mamma stiamo organizzando un Workshop in collaborazione con una Coach certificata. Aspettiamo tante donne e Mamme al prossimo incontro: Workshop sulla Comunicazione Autentica†in calendario per Venerdì 11 Maggio: tutte le informazioni qui (http://www.mammaelavoro.it/corsi-coaching-mamme.html).

    Una mattinata dedicata a tutte le donne che ogni giorno conciliano tanti impegni di vita personale e professionale e desiderano semplificare la loro vita migliorando la qualità della loro comunicazione in famiglia o al lavoro. Coaching e strumenti di sviluppo personale per gestire più efficacemente le situazioni che tolgono energia, sperimentando nuovi modi di essere in relazione con l’altro.

    QUANDO : venerdì 11 Maggio dalle 09.30 alle 13.00

    DOVE : A Milano, Via Correggio 19, c/o Correggio 19, Networking @ Work

    Il Workshop è a numero chiuso.

    Per saperne di più:

    http://www.mammapiu.com/site/calendario/
    http://www.mammaelavoro.it/corsi-coaching-mamme.html

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    Pubblicato in: Eventi e concorsi
    Martedì 16 Novembre 2010 14:33

    A 2 ANNI NON PARLA

    Sono la mamma di un bambino di 23 mesi che non parla.
    Cosa posso fare?
    Per sentire sente bene e capisce quello che uno gli chiede; ogni tanto dice qualche parola, poi però non parla più e fa solo dei gesti per chiedere qualcosa.
    Vorrei un consiglio su cosa potrei fare.
    Pubblicato in: Sviluppo e crescita
    Lunedì 11 Maggio 2009 01:00

    Aggressività e rabbia nei bambini

    Intervista alla pedagogista Giulia Marchioli

    Quando i nostri bimbi mostrano segni di aggressività, noi genitori entriamo subito in stato di allarme e ci facciamo assalire da mille dubbi. Ma i comportamenti che interpretiamo come aggressivi, spesso sono solo dei “maldestri†tentativi del bambino di entrare in comunicazione con gli altri, perché il piccolo non ha ancora sviluppato i mezzi adatti (come la comunicazione verbale) per relazionarsi con chi gli sta intorno. Vediamo cosa ne pensa la pedagogista.

    Dobbiamo preoccuparci se il nostro bambino ha comportamenti aggressivi?
    "Innanzitutto, bisogna fare distinzione fra i vari tipi di aggressività. Noi adulti tendiamo a pensare che un bambino aggressivo stia attuando un atteggiamento negativo, mentre questo non è sempre vero. Esiste, infatti, un’aggressività sana e normale che è il modo naturale con cui i bambini cercano di mettersi in comunicazione con gli altri. Questo comportamento, che noi definiamo in modo errato “aggressivoâ€, non ha niente a che vedere con l’aggressività causata da ansie o paure e quindi non ci deve far preoccupare."

    Come riconoscere l’aggressività “naturale†per cui non ci dobbiamo preoccupare?
    "Un bambino molto piccolo non possiede le proprietà di linguaggio per comunicare con i suoi coetanei. Quindi, per entrare in comunicazione, si avvale del contatto fisico, cercando di acchiappare gli altri (regalando così qualche graffio o pizzicotto) oppure di “assaggiarliâ€, proprio come fa con tutte le cose che vuole conoscere portandosele alla bocca.
    In questo caso, non si tratta di aggressività vera e propria, ma di un modo inadeguato e inappropriato di rapportarsi con gli altri. Al nido graffi e morsi si sprecano, mentre alla scuola materna capita più raramente, perché i bambini sono già in grado di comunicare verbalmente con una certa efficacia."

    Quindi non serve sgridare o punire un bambino che ha questi atteggiamenti?
    "Sgridarlo in questi casi non serve a nulla, perché il piccolo non capisce il collegamento tra la sua voglia di conoscere e il possibile dolore causato agli altri. L’unica cosa che si può fare è cercare di spiegargli le motivazioni per cui una determinata cosa non si fa (ad esempio: “Non tirarle i capelli perché le fai male e poi lei piangeâ€) e tenerlo d’occhio più che altro per l’incolumità degli altri. Questo atteggiamento in un bambino fra i 2 e i 5 anni circa è del tutto normale e non ci deve far preoccupare."

    Dobbiamo intervenire quando i bambini fanno dei giochi che ci sembrano aggressivi come la lotta?
    "L’aggressività giocosa, detta anche gioco turbolento, fa sempre parte dei metodi per entrare in comunicazione con gli altri. Se ci pensate, tutti i cuccioli di mammifero attuano il gioco turbolento (pensate a due leoncini che si prendono a zampate senza farsi però del male) e studi etologici dimostrano come questo tipo di gioco sia funzionale alla crescita.
    La conoscenza degli altri passa innanzitutto attraverso il contatto fisico ed è stato dimostrato che i bambini che fanno più spesso ricorso al gioco turbolento diventano poi adulti che riescono a relazionarsi meglio con gli altri. Fa fede, ad esempio, il rapporto tra fratelli: i fratelli che fanno molti giochi di lotta di solito sviluppano una fraternità vera, mentre quelli che vengono richiamati continuamente all’idea che il fratello non si tocca finiscono per sviluppare più facilmente un rapporto distaccato o conflittuale. Come trasmettiamo amore al bambino toccandolo, così anche lui ha bisogno di toccare gli altri per comunicare."

    Come ci dobbiamo comportare quando due bambini litigano per lo stesso giocattolo?
    "La contesa per gli oggetti è un classico nei bambini fra i 2 e i 5 anni circa. Non si tratta di aggressività ma, anche in questo caso, di un modo per entrare in comunicazione. Il giocattolo o l’oggetto conteso in realtà è solo un pretesto per confrontarsi con gli altri.
    E’ inutile fare la morale: a 5 anni non si è altruisti ed è inutile cercare di spiegare al piccolo che deve condividere le proprie cose con gli altri. Anzi, prima il bambino capirà che cosa è suo e che cosa no, prima potrà decidere di cedere uno dei suoi giocattoli a un amichetto.
    Prima di tutto deve fare l’esperienza del “mioâ€. I bambini sono in cerca della propria personalità, di una propria identificazione che li distingua dagli altri, e la contesa li aiuta a definire cosa è “mioâ€, quindi a definire sé stessi (la parola “mioâ€, infatti, contiene la parola “ioâ€)."

    Qual è, invece, l’aggressività negativa cui dobbiamo fare attenzione?
    "Esiste un tipo diverso di aggressività, che di solito si manifesta come “valvola di sfogo†quando il bambino cerca di scaricare delle ansie o delle paure. In questo caso, è importante cercare di comprendere la causa del suo atteggiamento, perché solo eliminando alla base il disagio che lo turba il bambino tornerà sereno e abbandonerà il comportamento aggressivo. Degli esempi classici sono il nipotino che si comporta in modo aggressivo con i nonni perché in realtà vorrebbe stare con i genitori oppure il figlio più grande che inizia a comportarsi male con i compagni di asilo perché è geloso del fratellino appena nato."

    Quindi, a volte i bambini assumono comportamenti aggressivi soltanto per attirare la nostra attenzione?
    "Pur di ottenere l’attenzione di mamma e papà, il bambino è disposto anche a farsi sgridare o punire. La cosa che più lo spaventa è essere ignorato. I bambini che si comportano male “solo per farsi vedereâ€, sono evidentemente bambini che avrebbero bisogno di più attenzione positiva. Se il piccolo ottiene la nostra attenzione quando è tranquillo (possiamo ricorrere a frasi incoraggianti quali: “ma come sei bravo!â€, “che bel disegno!â€), non avrà bisogno di combinare qualche guaio per farsi guardare dai genitori."

    SKY

    Un programma interessante e piacevole da seguire, che potrà dare indicazioni educative molto utili anche a chi non abbia problemi particolarmente seri con i propri figli, ma che come tutti può aver bisogno di qualche consiglio e dritta pedagogica.

    Pubblicato in: Psicologia
    Lunedì 02 Novembre 2009 15:23

    Genitori e bambini: la comunicazione

    La comunicazione tra genitori e figli non è mai stata una questione semplice, ma negli ultimi anni il problema sembra essersi complicato. Forse i genitori di oggi sono più aperti all’ascolto dei figli, o forse la generazione 2000 è diversa da quelle precedenti.
    Per capire cosa rende la comunicazione con le nuove generazioni così difficile e per cercare un modo di comunicare serenamente con i nostri figli, abbiamo intervistato la Dott.ssa Chiara Sozzi, pedagogista e terapeuta delle relazioni familiari.

    Perché la comunicazione tra adulti e bambini oggi sembra così difficile?
    “I nostri figli stanno crescendo in un mondo diverso da quello in cui siamo cresciuti noi. Hanno un modo completamente nuovo di affrontare la realtà. In un certo senso, noi siamo cresciuti seguendo il motto “prima il dovere, poi il piacereâ€. Per le nostre generazioni il “dovere†visto come impegno, fatica, sacrificio è l’obbiettivo primario da perseguire. Ma se ci si dedica soltanto al “dovereâ€, si finisce per relegare in un angolino il “piacere†e così facendo è come se ci scollegassimo dalle nostre emozioni. I bambini di oggi, al contrario, sembrano essere in stretto contatto con la propria sfera emotiva. E non riescono a comprendere perché i genitori cerchino in ogni modo di reprimere le emozioni a favore del “dovereâ€. Da qui nascono i disagi e le difficoltà di comunicazioneâ€.

    Come si manifestano i disagi della nuova generazione?
    “I bambini si trovano disorientati e reagiscono essenzialmente in due modi: contrapponendosi ai genitori oppure isolandosi. Nel primo caso, se l’adulto si impone, il bambino si oppone. Non riesce a comprendere il punto di vista del genitore perciò reagisce urlando, piangendo e agitandosi nel tentativo di farsi ascoltare. Altre volte, invece, il figlio si isola, rinunciando a comunicare con chi non lo comprende e chiudendosi in una sorta di mutismo o abbandonandosi passivamente davanti alla TV.â€
    Cosa possiamo fare per comunicare in modo adeguato con i nostri figli?
    “Urlare affinché i bambini ci obbediscano non serve a niente. Invece di ordinare, dovremmo chiedere, proponendo loro di partecipare e collaborare. La generazione 2000 non può scollegarsi dalle proprie emozioni. Essendo bambini, hanno però bisogno di una guida. Ma l’educazione classica non basta. Serve anche un’educazione emozionale. E l’unico modo per educare i nostri figli a gestire le proprie emozioni, è che noi genitori per primi cerchiamo di ristabilire il contatto con la nostra sfera emotiva. Solo ripristinando il collegamento con le nostre emozioni potremo capire a fondo i nostri figli, garantendo loro una crescita serena e armoniosaâ€.


    La Dott.sa Chiara Sozzi è anche l’ideatrice di “Famiglia oggi: radici e aliâ€, progetto che si pone l’obbiettivo di aiutare i genitori a recuperare il contatto con la propria sfera emotiva e risolvere eventuali problemi di comunicazione con i figli. Per maggiori informazioni potete visitare il blog: chiunque può scrivere per chiedere pareri o per suggerire idee e spunti. Basta cliccare qui.

    SKY

    Un programma interessante e piacevole da seguire, che potrà dare indicazioni educative molto utili anche a chi non abbia problemi particolarmente seri con i propri figli, ma che come tutti può aver bisogno di qualche consiglio e dritta pedagogica.

    Pubblicato in: Famiglia
    La comunicazione tra genitori e figli non è mai stata una questione semplice, ma negli ultimi anni il problema sembra essersi complicato. Forse i genitori di oggi sono più aperti all’ascolto dei figli, o forse la generazione 2000 è diversa da quelle precedenti.

    Per capire cosa rende la comunicazione con le nuove generazioni così difficile e per cercare un modo di comunicare serenamente con i nostri figli, abbiamo intervistato la Dott.ssa Chiara Sozzi, pedagogista e terapeuta delle relazioni familiari.
    Perché la comunicazione tra adulti e bambini oggi sembra così difficile?
    “I nostri figli stanno crescendo in un mondo diverso da quello in cui siamo cresciuti noi. Hanno un modo completamente nuovo di affrontare la realtà. In un certo senso, noi siamo cresciuti seguendo il motto “prima il dovere, poi il piacereâ€. Per le nostre generazioni il “dovere†visto come impegno, fatica, sacrificio è l’obbiettivo primario da perseguire. Ma se ci si dedica soltanto al “dovereâ€, si finisce per relegare in un angolino il “piacere†e così facendo è come se ci scollegassimo dalle nostre emozioni. I bambini di oggi, al contrario, sembrano essere in stretto contatto con la propria sfera emotiva. E non riescono a comprendere perché i genitori cerchino in ogni modo di reprimere le emozioni a favore del “dovereâ€. Da qui nascono i disagi e le difficoltà di comunicazioneâ€.

    Come si manifestano i disagi della nuova generazione?
    “I bambini si trovano disorientati e reagiscono essenzialmente in due modi: contrapponendosi ai genitori oppure isolandosi. Nel primo caso, se l’adulto si impone, il bambino si oppone. Non riesce a comprendere il punto di vista del genitore perciò reagisce urlando, piangendo e agitandosi nel tentativo di farsi ascoltare. Altre volte, invece, il figlio si isola, rinunciando a comunicare con chi non lo comprende e chiudendosi in una sorta di mutismo o abbandonandosi passivamente davanti alla TV.â€
    Cosa possiamo fare per comunicare in modo adeguato con i nostri figli?
    “Urlare affinché i bambini ci obbediscano non serve a niente. Invece di ordinare, dovremmo chiedere, proponendo loro di partecipare e collaborare. La generazione 2000 non può scollegarsi dalle proprie emozioni. Essendo bambini, hanno però bisogno di una guida. Ma l’educazione classica non basta. Serve anche un’educazione emozionale. E l’unico modo per educare i nostri figli a gestire le proprie emozioni, è che noi genitori per primi cerchiamo di ristabilire il contatto con la nostra sfera emotiva. Solo ripristinando il collegamento con le nostre emozioni potremo capire a fondo i nostri figli, garantendo loro una crescita serena e armoniosaâ€.
    La Dott.sa Chiara Sozzi è anche l’ideatrice di “Famiglia oggi: radici e aliâ€, progetto che si pone l’obbiettivo di aiutare i genitori a recuperare il contatto con la propria sfera emotiva e risolvere eventuali problemi di comunicazione con i figli. Il progetto si concluderà con un incontro che si terrà il 1° novembre in provincia di Brescia, dove relatori e genitori avranno modo di confrontarsi di persona. Ma la collaborazione inizia già da ora sul blog: chiunque può scrivere per chiedere pareri o per suggerire idee e spunti. Basta cliccare qui.
    “Famiglia oggi: radici e ali†non è solo per i genitori: la giornata del 31 ottobre è dedicata a coppie e single, che fin da subito possono partecipare all’iniziativa scrivendo nel blog.

    Clicca per scaricare il pdf da stampare

    SKY

    Un programma interessante e piacevole da seguire, che potrà dare indicazioni educative molto utili anche a chi non abbia problemi particolarmente seri con i propri figli, ma che come tutti può aver bisogno di qualche consiglio e dritta pedagogica.

     
    Pubblicato in: Psicologia

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