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  • Articoli filtrati dai tag: genitori

    Giovedì 28 Aprile 2011 09:55

    Arriva il manuale antipanico per genitori

    All'ospedale Bambin Gesù di Roma da anni stanno divulgando la lista di oggetti che i medici hanno recuperato nelle trachee e negli stomaci dei loro piccoli pazienti: biglie, tappi, forcine, monete, bottoni e così via. Un elenco impressionante di oggetti per l'incubo peggiore di ogni genitore: il bambino che sembra soffocare, la corsa all'ospedale, il ricovero e l'operazione per risolvere il problema.

    Ai genitori è dedicato un volume, in uscita in Italia in questi giorni, di Lara Zibners (pediatra d'urgenza tra Londra e New York) che si intitola "Aiuto mio figlio ha ingoiato un bottone" (edizioni Giunti) che passa in rassegna timori e angosce dei genitori.

    Si tratta, più che altro, di un pratico prontuario di rimedi da tenere a portata di mano e di mente: "Il libro", racconta l'autrice "si concentra sugli eventi più comuni che i genitori di bambini piccoli (dai 3 ai 5 anni) devono affrontare. A parte il primo capitolo, che si focalizza sul neonato, il resto si può applicare ai bambini più grandi e, a volte, anche agli adulti. Eccetto alcune malattie, come la bronchiolite, che prende solo i neonati, il trattamento per le bruciature, il naso che sanguina o le ossa rotte è quasi lo stesso per tutti, adulti compresi. Non ho visto tanti adulti con i bottoni nel naso, ma immagino che potrebbe succedere".

    Quali sono i comportamenti che un genitore deve tenere quando il figlio è in una situazione di pericolo?
    "Prima di tutto la calma.
    Quando un bambino ha un problema urgente è normale diventare ansiosi e stressati e questo si può tradurre anche in un atteggiamento sbagliato nei confronti dello staff ospedaliero.
    Talvolta una corretta diagnosi ha bisogno di alcune ore o anche alcuni giorni e può succedere che non si riesca esattamente a stabilire la causa del malessere, nonostante nella maggior parte dei casi i medici sappiano come fare per trovarla.
    La pazienza e la calma sarebbero i due regali più grandi che un genitore può fare ai dottori del Pronto Soccorso, così possiamo collaborare per aiutare il bambino.
    In più i bambini assorbono l'attitudine dei loro genitori, quindi se un genitore è ansioso anche il figlio lo sarà a sua volta.
    Nella mia famiglia, quando uno dei miei bambini cade (e si tratta di una piccola caduta) mio marito applaude e gli dice "Bravo!" per dimostrargli che va tutto bene e che non si è realmente ferito, ma solo impaurito.
    Così il bambino smette di piangere e lui si applaude da solo quando cade".

    Fonte: L'Espresso
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Domenica 12 Dicembre 2010 19:56

    La ricetta per essere buoni genitori

    Secondo appuntamento con la "scuola per genitori" di Confartigianato Imprese di Arezzo dove la scrittrice, psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi ha parlato di "Onora il figlio e la figlia".

    “Vorrei dire che si tratta di un quarto comandamento bis”, ha spiegato la Professoressa durante le interviste, “da aggiungere all’onora il padre e la madre”.

    Una formula un po’ provocatoria già cara a don Oreste Benzi e che Maria Rita Parsi ha voluto affiancare al pensiero di Pericle che individua il segreto della felicità nella libertà e il segreto della libertà nel coraggio.

    Per questo la Parsi chiede ai genitori di avere “il coraggio della libertà di educare e di crescere se stessi per continuare a crescere ancora i bambini che hanno messo al mondo”.
    Un percorso duro e difficile, ma che rappresenta uno degli scopi più alti dell’esistenza.

    “Un buon genitore – ha continuato Maria Rita Parsi - deve essere anche un buon educatore.
    E per essere un buon educatore deve prendere coscienza che l’amore è fondamentale, ma non basta, perché servono anche formazione e informazione”.
    Elementi questi ultimi, resi necessari dall’attuale contesto dove la tecnologia “viaggia alla velocità della luce” e dove “un mondo virtuale corre parallelo a quello reale”.
    Le nuove generazioni, le cosiddette “native digitali”, conoscono e sanno utilizzare in maniera rapidissima supporti tecnologici che permettono contatti immediati e un vero e proprio “bombardamento di informazioni”, senza parlare della televisione, “un comitato di pietra” che “vomita immagini”.
    Per questo, un genitore-educatore deve avere “gli strumenti per decodificare tutti i messaggi che arrivano” in modo da saper indirizzare ed educare i bambini “a contenere oppure a evitare certi messaggi così drammatici e forti”.
    I genitori secondo Maria Rita Parsi devono conoscere “meglio dei propri figli” tutte le tecnologie come per esempio internet, che “non è sempre un posto sicuro dove lasciar navigare i propri figli”.
    Da qui l’esigenza di scommettere sulla formazione, come nel caso della Scuola per genitori.

    Fonte: ArezzoNotizie.it
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Lunedì 10 Maggio 2010 10:01

    Come diventare buoni genitori

    Negli anni recenti la vita familiare è cambiata enormemente. Le famiglie degli ultimi venti o trent’anni sono molto diverse da quelle attuali, e non si vuole sostenere che quanto accadeva nel passato era meglio, ma sicuramente era molto diverso. Fin dai primi giorni di vita del bambino i genitori gli creavano intorno una specie di guscio protettivo e più tardivamente il bambino si apriva agli stimoli del mondo esterno. La madre dedicava molto del suo tempo all’accudimento del figlio, il padre si occupava del sostentamento economico della famiglia. I bambini conducevano una loro vita separata da quella dei genitori: non uscivano con loro la sera, e solo raramente partecipavano ai loro viaggi e spostamenti. Era un’esistenza da bambini!

    Oggi non è più così. Il nuovo padre è un uomo che sa prendersi cura dei figli, per la donna è un compagno, a volte un collega e soprattutto un sostegno. Sa cambiare i pannolini, si sveglia di notte. Ma il rischio è che questa figura diventi troppo androgina, un padre senza mascolinità. Cosa accade nelle famiglie di oggi quando nasce un bambino? Fin dalla sua comparsa il neonato entra immediatamente nella corrente familiare, entrambi i genitori si occupano di lui e non esiste più il guscio protettivo che c’era in passato, adesso deve fare i conti con mille stimoli. Non esistono più le rigide regole del passato, ma ogni giorni ci si deve regolare nel rapporto con l’altro, è una negoziazione continua. I genitori devono trovare un accordo con il lattante cercando di capire ciò che vuole comunicare, si discute con il bambino di 2 anni per convincerlo a fare la pipì nel vasino, occorre pregarlo per andare a letto. I bambini seguono i genitori dovunque: li accompagnano nelle uscite serali, si addormentano nei divani delle sale di attesa degli aeroporti, si alzano presto al mattino per andare al nido dove rimarranno fino a tardi, per essere poi presi magari da genitori di altri bambini che svolgono a turno questa incombenza. Quando sono più grandi, iniziano una vita da piccoli manager: mattina a scuola, pranzo di corsa perché c’è la lezione di musica, poi alle 5 la palestra e via dicendo. A sera genitori e figli sono esausti, e non c’è più tempo per la condivisione e per il dialogo.

    Ma tutto questa sarĂ  positivo?

    Se la rigida autorità dei genitori del passato era fonte di sofferenza, forse oggi i genitori corrono il rischio opposto: quello di non stabilire sufficienti regole di cui i bambini, ma anche gli stessi genitori, hanno bisogno. I bambini imparano a vivere secondo un ritmo frenetico che rispecchia il mondo degli adulti. I bambini sono tuttavia troppo poco protetti dall’autorità dei genitori, in particolare i padri: avendo rinunciato al ruolo tradizionale, non sanno ancora trovare la strada nuova da percorrere e spesso la loro funzione si sovrappone a quella delle madri. E la mancanza di un’autorità paterna che stabilisca le norme si risente soprattutto durante l’adolescenza dei figli, che a questo punto rischiano di ballare da soli, privi della necessaria cornice familiare.

    E’ necessario oggi aiutare i genitori a capire come parlare con i figli, come contrattare se il bambino si ostina a non collaborare, come intervenire se il bambino si oppone, eventualmente facendo anche la voce grossa.

    L’aspetto che oggi preoccupa maggiormente i genitori, riguarda proprio le regole: quando è opportuno imporsi? fino a che punto?

    Educare i figli è uno dei compiti più difficili, e i genitori possono trovarsi destabilizzati e sentirsi sopraffatti dalle problematiche dei loro figli.

    I genitori si occupano della gestione quotidiana dei figli che è fatta di condivisioni, confronti, regole, trasgressioni, conflitti, momenti di serenitĂ , comportamenti che possono segnalare un disagio (come il bullismo), le difficoltĂ  di interazione con i coetanei, le problematiche scolastiche, i comportamenti “di abuso” in adolescenza (utilizzo di sostanze stupefacenti, rapporti sessuali non protetti, fumo, alcol). 

    Come intervenire?

    I genitori solitamente oscillano fra due metodi educativi: quello AUTORITARIO e quello PERMISSIVO, ma entrambi questi metodi hanno dei limiti e non favoriscono la crescita e lo sviluppo della responsabilità nei figli. Un metodo relativamente recente, ma già molto conosciuto in tutto il mondo, per educare i figli con metodo empatico, è quello suggerito da Thomas Gordon. I corsi che adottano il metodo, aiutano i genitori ad essere sempre più AUTOREVOLI.

    Cosa vuol dire essere Genitori Efficaci?

    Il metodo Gordon offre strumenti pratici e concreti che aiutano i genitori nella relazione quotidiana con i propri figli, con l'obiettivo di diventare più efficaci nel supportarli, nell’accogliere i loro problemi e nello stabilire e far rispettare regole di comportamento. Diminuisce così il rischio che i figli sfuggano ai loro impegni scolastici o domestici, rifiutino la famiglia con i suoi valori e ideali e sviluppino comportamenti a rischio. Un’educazione familiare che applica il metodo proposto da Gordon ha dimostrato avere un’influenza positiva nella crescita dei figli, soprattutto per quello che riguarda la stabilità emotiva e la maturità cognitiva.

    Per diventare genitori autorevoli bisogna…

    1. Saper migliorare la qualità dell’ascolto rivolto ai figli, in modo che si sentano maggiormente compresi;
    2. Stabilire norme di comportamento;
    3. Riconoscere ed evitare i comportamenti che ostacolano la comunicazione con i figli;
    4. Modificare insieme ai figli l'ambiente domestico in modo da ridurre i problemi riguardanti la vita in comune;
    5. Favorire la discussione e l'interazione con i figli;
    6. Risolvere i conflitti in modo che tutte le parti in causa si sentano rispettate;
    7. Evitare le conseguenze negative del permissivismo, senza cadere in comportamenti autoritari;
    8. Aiutare i figli a diventare persone fiduciose ed autonome, contribuendo allo sviluppo della loro autostima e fiducia in se stessi;
    9. Supportare i figli nelle scelte e nelle decisioni importanti che riguardano la loro vita.

     

    Essere genitori è davvero un’impresa ardua, forse è il mestiere più difficile che si possa immaginare di poter svolgere, soprattutto ai nostri giorni. Altrettanto difficile è dipingere un prototipo di genitore perfetto in quanto strutturarlo entro alcuni termini significherebbe privarlo di tutte quelle caratteristiche umane e imperfette da cui l’uomo stesso viene soggiogato. Nonostante ciò, le coordinate di uno psicologo possono risultare utili a tutti quei genitori che si chiedono continuamente se sono o meno dei buoni genitori e cosa possono fare per migliorarsi al fine di assicurare al proprio figlio uno sviluppo sano.

     

    Paola Catalano

    Pubblicato in: Famiglia
    Mercoledì 28 Aprile 2010 08:55

    Diventare genitori: cosa cambia per la coppia?

    Diventare genitori rappresenta un cambiamento importante. La notizia di aspettare un figlio, anche nei casi in cui è stato cercato, porta con sé un mix di emozioni: dalla gioia indescrivibile alla paura. Si comincia a pensare a come sarà e come funzioneranno le cose.
    I futuri papà e mamma iniziano il cammino del “diventare genitori” in tempi e modi diversi ma per entrambi ricco di grossi cambiamenti. In gioco ci sono il rapporto con sé stessi, il rapporto con i propri genitori, la relazione di coppia e il rapporto con il proprio corpo.

    La madre

    La madre per il bambino è sia fisicamente che psicologicamente la sua “materia vivente”, garantisce la sua sopravvivenza e successivamente, dopo la nascita, lo guiderà alla conquista dell’autonomia attraverso una graduale separazione.
    La madre dentro di sé deve affrontare due compiti: all’inizio della gravidanza deve accettare e accogliere il feto come parte di sé e successivamente riuscire a concepire il bambino come entità a sé stante per prepararsi alla futura separazione.
    Lo stato della gravidanza con i suoi cambiamenti ormonali favorisce l’attitudine materna a essere più a contatto con le proprie emozioni e sensazioni, questa capacità sarà importante dopo il parto per potersi sintonizzare con il proprio bambino (capire i suoi bisogni: fame, coccole, ecc).
    Spesso questo è un periodo ricco di dubbi rispetto a sé stessa e alle proprie capacità di accudimento (sarò una buona madre?). La relazione con la propria madre può essere un buon punto di riferimento anche se spesso riemergono antichi conflitti.

    Il padre

    La consapevolezza profonda dell’essere padre è per l’uomo un processo più lento, spesso questo è favorito da eventi tangibili come i primi movimenti, le ecografie e soprattutto con il parto.
    Oggi rispetto al passato sappiamo che la presenza paterna è importante anche durante la gravidanza, infatti può essere per la sua compagna fonte di accudimento, di cura e sostegno.
    Per il figlio non ancora nato è il mondo esterno, l’altro mondo rispetto a quello materno. Sarà colui che pone distanza tra madre e bambino, che introdurrà l’alterità, l’essere unici e diversi.
    Come per la madre, il diventare padre comporta l’assumersi di nuove responsabilità, che spesso sono cariche di dubbi e paure.

    La coppia

    La coppia è la realtà che raccoglie e unisce papà e mamma, ed è in questa che il figlio nasce e crescerà. E’ importante, quindi, che questa trovi un nuovo equilibrio di fronte ai cambiamenti che la nascita di un figlio comporta: dalle paure e le inibizioni che durante la gravidanza possono influenzare la vita intima, alla possibilità di ritagliarsi spazi per la coppia (uscire, ecc). Il diventare genitori rappresenta un momento di ristrutturazione e di verifica del rapporto.

    Articolo a cura della Dott.ssa Elisabetta Valtorta, Psicologa clinica e Psicoterapeuta della Gestalt

    Clicca qui per fare una domanda alla Dott.ssa Valtorta

    SKY

    Un programma interessante e piacevole da seguire, che potrà dare indicazioni educative molto utili anche a chi non abbia problemi particolarmente seri con i propri figli, ma che come tutti può aver bisogno di qualche consiglio e dritta pedagogica.

    Pubblicato in: Psicologia

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