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    Martedì 08 Giugno 2010 09:06

    TOGLIERE IL PANNOLINO

    Ho un bambino di tre anni e mezzo.
    Sia a livello cognitivo che comportamentale ha conseguito uno sviluppo adeguato all'età, ma purtroppo è rimasto un pò indietro con il controllo sfinterico.
    A due anni circa gli ho tolto il pannolino durante il giorno compreso il pisolino pomeridiano. Per la notte invece lo metto (anche perchè noto la mattina che è molto bagnato).
    Fino a due mesi fa, il bambino mi chiedeva il pannolino solo per fare il bisognino e non c'era modo di distoglielo dall'idea e portarlo sul gabinetto. Purtroppo oltre che a farla nel pannolino anche la postura era scorretta (facendola in piedi) e quindi spesso, appena il fecoma diventava un pò più solido lui si bloccava per paura che gli facesse male.
    L'unico rimedio è sempre stato (sotto il consiglio del pediatra) il clistere.
    Ultimamente però non chiede più il pannolino, la fa direttamente nelle mutandine.
    Scrivo a lei perchè credo sia una questione psicologica che però non riesco a comprendere.
    Potrebbe darci una mano?
    Pubblicato in: Sviluppo e crescita
    Lunedì 31 Maggio 2010 09:57

    TOGLIERE IL PANNOLINO

    Buongiorno, mio figlio ha due anni e 4 mesi ed è arrivato il momento di togliere il pannolino. Vorrei sapere se bisogna toglierlo definitivamente (a parte la notte) oppure se è possibile toglierlo in casa e magari rimetterlo per uscire a fare una passeggiata. Non ho trovato nessuna indicazione in tal senso. Grazie anticipatamente.
    Pubblicato in: Pediatra
    Mercoledì 21 Aprile 2010 12:50

    Il pannolino

    Quando nasce un bambino i pannolini non possono mancare in casa.
    Anzi, sarebbe meglio fare una bella scorta!
    Per un neo-genitore è difficile scegliere tra i numerosi formati in vendita perchè si ha solo l’imbarazzo della scelta.

    A cosa serve e come si usa

    Il pannolino è il primo “indumento†che un neonato indossa quando viene alla luce. Un neonato deve essere cambiato spesso. Soprattutto nei primi mesi, arriva fino a consumare fino a 8 pannolino al giorno, il che significa ogni 3 ore circa, dopo ogni poppata o comunque ogni volta che scarica.

    Man mano che cresce, i pannolini che si consumeranno al giorno saranno 6, poi 4, poi metterete al vostro bimbo solo il pannolino di notte, fino a quando, ormai grandicello non avrà più bisogno nemmeno di quello.

    Il fatto di cambiarlo spesso è dovuto proprio alla pelle del neonato che è molto delicata e deve rimanere asciutta.

    Quando il pannolino viene messo, il bimbo non deve nemmeno accorgersi che ce l’ha, deve muoversi libero e in tutta tranquillità. Ricordatevi che quando slacciate il pannolino per toglierlo, potete usare l’estremità per eliminare i “residui†e poi procedere al lavaggio del sederino e mettere pannolino pulito.
    Il pannolino pulito deve essere chiuso in modo consono, senza comprimere l’addome del bimbo.

    Se avete dei dubbi, se avete paura di stringere troppo, non vi resta che mettere in atto un vecchio “truccoâ€, quello cioè di mettere il vostro dito indice tra il pannolino e l’addome. Se avete fatto un buon lavoro, il dito dovrebbe passare liberamente, altrimenti allentate la chiusura del pannolino.

    Un buon pannolino oltre ad assorbire sia il liquido che il solido,( sua funzione principale),non deve permettere fuoriuscite e non deve far arrossare il sederino.

    Deve essere anche sgambato ed aderire dalle gambine al pancino del bimbo. Deve essere in grado di mantenere la pelle asciutta, scongiurando così problemi alla cute. Tutte queste caratteristiche si trovano nei pannolini di ottima qualità, composti da materiali di altissima capacità super-assorbente. Ecco perchè, ci sono sempre novità per questo articolo. I produttori di pannolini si rinnovano spesso, sia per quanto riguarda i materiali, sia per rendere il pannolino sempre più invisibile e sempre più assorbente.

    Tipologie

    Oltre al classico pannolino, esiste anche quello di stoffa, meno conosciuto sicuramente, ma buono dal punto di vista dell’assorbenza.
    Potendo essere riutilizzati (si devono pulire, lavare e asciugare) risultano essere alla lunga più economici (i pannolini lavabili non costano poco, diventamo un piano economico nel tempo, solo dopo che si utilizzano parecchie volte, e quindi si va ad ammortizzare il prezzo).
    Oltre a rispettare l’ambiente davvero al 100%, il vostro bimbo sarà sempre avvolto nel benessere. E’ facile da renderlo riutilizzabile. Una volta cambiato il bimbo, pulite il pannolino e mettetelo, magari insieme agli altri precedentemente messi in attesa di lavaggio, in lavatrice. Procedete col lavaggio fino a 60* e metteteli ad asciugare. La lavatrice può essere fatta quando avete un certo quantitativo di pannolini da lavare, in modo da lavarli tutti insieme senza altre cose, e da non sprecare l’energia elettrica.

    Anche per questi tipi di pannolini, vi sono diverse tipologie:
    - per i neonati ci sono pannolini di cotone che vanno legati al bacino del neonato, non prima di aver inserito degli strati assorbenti. Sopra il pannolino viene messa appunto una mutandina.
    - intorno ai 9 mesi quando il bimbo comincia a muoversi di più o comunque verso l’anno di vita, quando sarà alle prese coi primi passi, meglio scegliere un pannolino di stoffa “tutto inclusoâ€, cioè con incorporata la mutandina.

    I pannolini usa e getta invece, sono usati dalla stragrande maggioranza delle mamme.
    Esiste il cosidetto formato stardard, che fa tuttavia differenza tra i primi mesi di vita del bebè.
    I pannolini in questo caso, sono curati di più, nei minimi particolari, per proteggere al massimo la pelle da eventuali rossori.
    Oltre a quelle formato standard, esistono quelli a mutandina ideati per il bimbo alle prese coi primi passi.
    Una novità è rappresentata anche dal fatto che si possono trovare i costumini-pannolini.
    Sembrano dei veri e propri costumi, rendono ottima la vestibilità, sono composti da un materiale assorbente particolare al fine di non gonfiarsi in acqua come invece accadrebbe con il classico pannolino che potrebbe addirittura sgretolarsi in mille pezzettini.
    Infine, tra i pannolini usa e getta, è giusto citare anche i pannolini monouso ecologici prodotti esclusivamente con sostanze biodegrabili

    Materiali

    I pannolini ecologici monouso sono prodotti con materiale biodegradabile e rispettano in tutto e per tutto la natura. Quelli di stoffa, a seconda della marca, possono essere di cotone non biologico e sbiancato al cloro oppure, di cotone proveniente da agricoltura biologica e non sbiancato. Ci sono poi anche quelli di cotone naturale non biologico, in spugna di cotone ale 100%. Sempre per quanto riguarda i pannolini di stoffa, esistono diversi tipi di strati da inserire tra il pannolino e la mutandina.

    C’è per esempio un foglio chiamato “pre-pannolinoâ€, di cellulosa, e per questo completamente biodegradabile. I bisognini del bimbo andranno a finire in questo foglio che si può buttare direttamente nel water senza alcun problema, oppure lavare in lavatrice insieme ai pannolini e comuque riutilizzabile al max 3 volte, in quanto potrebbe restringersi.

    Tra il pannolino e la mutandina si può inserire anche il cosidetto “panno di seta burettaâ€, ideale sopratutto contro il rossore del sederino. Una particolarità di questo panno è, che per la completa efficacia, prima di utilizzarlo bisogna intingerlo di latte materno. Questo tipo di panno deve essere lavato a mano, cosi come il panno di lana, adatto a tutti i tipi di pannolini. La mutandina è in microfibra e si asciuga molto velocemente.

    Inoltre, non è necessario cambiarla ad ogni cambio di pannolino se non è sporca e, proprio per questo motivo non ne servono molte.

    Per quanto riguarda i classici pannolini “usa e gettaâ€, citiamo la Fater, nota casa produttrice dei pannolini più noti, i Pampers, che da sempre si occupa di produrre pannolini con prodotti per non danneggiare la natura. Un pannolino pampers, per citare appunto il più conosciuto, è composto da composti da cellulosa, poliestere, polietilene, polipropilene e gel superassorbente.

    Alcuni addirittura, vengono prodotti con coloranti naturali che messi a contatto con la cute del piccolo non comporta nessun rischio e serve per rafforzare alcuni punti del pannolini ed impedire la fuoriuscita di pipì o pupù. Quelli per i primi mesi, sono “profumati†con crema di aloe, delicata sulla pelle del neonato. La cellulosa è presente fino al 60% di un pannolino ed è biodegradabile.

    Il poliestere è presente nei pannolini nella misura del 5%.
    Dal 20% al 40% a seconda del modello, è la percentuale presente in ogni pannolini per quanto riguada il gel superassorbente.
    Ricordate che anche i pannolini hanno una scadenza. In ogni confezione, come ogni altro prodotto, potete vederla impressa a lato o sul fondo.
    Dopo numerosi studi si è giunti alla conclusione che i pannolini hanno una durata massima di 2 anni dalla data di produzione.

    Come sceglierli

    Il pannolino va scelto essenzialmente secondo il peso del bambino.

    Su ogni confenzione c’è scritto la misura e il peso indicativamente del bimbo.
    Quando il bambino è piccolo sono da preferire una taglia in più rispetto a quella che dovrebbe portare per il suo peso. Il pannolino resterà così più morbido senza stringere la pancia del bambino durante la chiusura.

    Poi meglio scegliere un pannolino sagomato, facilmente chiudibile tra le gambine, in modo da non trovare brutte sorprese al prossimo cambio

    Sceglieteli in base poi alle esigenze fisiche del bambino: sarà il bambino stesso che risponderà con la sua pelle (potrebbe comparire l’eritema) a dire che va bene o meno.

    Dove acquistarli

    I pannolini comunque si possono acquistare presso tutti gli ipermercati e supermercati ma non solo. Anche le farmacie sono attrezzate ma i prezzi ovviamente sono un pochino più alti.
    Nelle grandi città trovate spacci che trattano anche pannolini di diverse marche a prezzi davvero stracciati.
    In alcuni negozi di prima infanzia oltre ai pannolini “usa e getta†potete trovare anche quelli lavabili.
    Esistono poi, tanti siti internet dove poter acquistare on-line tutti i tipi pannolini. In questo caso, è meglio ordinarne in quantità “industriale†per ammortizzare le spese di spedizione.
    Pubblicato in: Neonato
    Mercoledì 10 Marzo 2010 10:20

    Addio al pannolino, come fare

    A cura della Dott.ssa Raffaella Ravasio, Psicologa - Psicoterapeuta

    Per  prima cosa dobbiamo considerare che il togliere il pannolino è un evento molto importante per ogni bambino ed ogni bimbo può utilizzare strategie, tempistiche (di solito tra i 18 e i 24 mesi  ma alcuni bimbi non sono pronti fino ai quattro anni) ed incontrare difficoltà proprie e personali: l’abbandono dell’ uso del pannolino è vissuto con particolari aspettative anche dai genitori e dagli adulti che stanno intorno al piccolo.

    Tutto ciò ci fa già comprendere come sia delicato questo passaggio e come sia importante non considerare questo cambiamento un “problema†anche quando i tempi  tendono a protrarsi maggiormente; al bambino viene richiesta la capacità di “fare come gli adulti†e di affrontare un notevole cambiamento verso una maggiore autonomia, in tal senso spesso alcuni bambini,  può essere il caso della sua bimba, che hanno timore dei cambiamenti e tendono maggiormente a controllare (l’aspetto che lei chiama “decisioneâ€) possono affrontare maggiori difficoltà. Noi adulti dobbiamo cercare di non vivere queste stato con eccessiva ansia e rigidità, rendendo così maggiormente faticoso questo passaggio.

    Ci sono  dei comportamenti fisiologici  indicativi (riscontrabili attraverso la vostra osservazione e il confronto con il pediatra) del fatto che il bambino potrebbe essere pronto (la capacità di avvertire gli stimoli intestinali, la capacità di comunicarli ai genitori, il fastidio per lo sporco e la capacità di stare asciutti per un numero sufficiente di ore): nel caso della sua bimba mi sembra che potrebbero essere stati  raggiunti e quindi si tratta di accompagnarla in questo cambiamento.

    Come?

    •  Per prima cosa non utilizzare mai punizioni o commenti squalificanti, cercare di puntare l’attenzione non sulle difficoltà della bambina ma sul fatto che sta crescendo e presto acquisirà anche questa competenza.
    •  Utilizzando buon senso non essere troppo rigidi sulle modalità del “processo†(porta aperta/chiusa, da solo o con i genitori, nel water o nel vasino, con giochi, il tempo impiegato) e sottolineare con apprezzamenti anche i passi intermedi; non pretendere cioè che la bambina faccia tutto e bene fin da subito. Valorizzando e rinforzando anche i piccoli passi il bambino acquista più sicurezza e teme meno il passaggio successivo.
    •  Si può creare una certa routine nelle prove, ad esempio accompagnare la bambina  dopo i pasti a casa,  senza però diventare troppo rigidi. Piuttosto che fare tanti tentativi “fallimentari†conviene fissare un momento di prova in cui abbiamo ha disposizione tempo e sufficiente tranquillità.
    •  Una volta raggiunto un “successo†gratificare molto la bambina, non attraverso regali varie ma utilizzando  il vostro entusiasmo di mamma e papà
    In sostanza mamma e papà hanno il compito, in questa delicata ma naturale fase di passaggio, di accompagnare con calma e tranquillità la bimba dandole la sicurezza sufficiente per tentare una nuova esplorazione.

    Pubblicato in: Psicologia
    Mercoledì 25 Novembre 2009 13:26

    Dal pannolino al WC

    I nostri piccoli stanno crescendo e iniziamo a chiederci se sia finalmente giunta l’ora di abbandonare il pannolino. Ma fare questo importante passo lungo il sentiero della crescita significa anche affrontare un mare di dubbi. Qual è l’età giusta? Come fare? Mio figlio come reagirà?
    Premettiamo che ogni bambino è unico e non è possibile stillare una regola adatta a tutti per rispondere a queste domande. Ma possiamo comunque attenerci ad alcune indicazioni generali che ci aiuteranno a superare l’abbandono dell’amico “panno†nel migliore dei modi.

    Quando togliere il pannolino?

    Un’età giusta, come accennato prima, non esiste, in quanto ogni bambino ha i suoi tempi. Di solito, tra i 18 e i 24 mesi il piccolo impara a controllare i propri stimoli. Provare a togliere il pannolino prima dei due anni, perciò, di solito non porta grandi risultati. La preparazione psicologica, poi, è altrettanto importante di quella fisica e può capitare che nostro figlio non si senta pronto prima dei 4 anni.
    Fisicamente, il bambino è pronto quando avverte in anticipo gli stimoli e lo comunica alla mamma, è infastidito dalla sensazione del pannolino sporco e ha dei periodi asciutti di 3-4 ore. Psicologicamente, invece, il pargolo è abbastanza maturo quando vuole imitare gli atteggiamenti degli adulti perché si sente “grandeâ€, comprende alcune semplici richieste e le mette in pratica, è in grado di abbassarsi e alzarsi i pantaloni da solo e mostra un certo desiderio di indipendenza.
    Un consiglio che viene dato generalmente è quello di abbandonare il pannolino prima di iscrivere il nostro piccolo all’asilo perché molte scuole dell’infanzia non accettano bambini che portano ancora il “pannoâ€. Però, se il bambino ancora non se la sente di fare questo passo, cercando di costringerlo otterremo difficilmente effetti positivi. Anzi, è probabile che se nostro figlio vedrà la cosa come un obbligo farà di tutto per ritardare il più possibile questo momento.

    Come togliere il pannolino?

    Le parole d’ordine sono pazienza e tatto. Nostro figlio, infatti, si sente caricato di una grossa responsabilità in questa fase in cui dovrà dire addio alla protezione dell’amico pannolino. Perciò, l’ultima cosa di cui ha bisogno è un genitore che gli metta fretta o di qualcuno che faccia commenti umilianti (come ad esempio “ma non ti vergogni ancora con il pannolino alla tua età?â€).
    Per iniziare, compriamo un vasino che piaccia anche al piccolo, (l’ideale sarebbe farlo scegliere a lui). Poi facciamo i primi tentativi stabilendo una routine, ad esempio accompagnando il bambino sul vasino dopo ogni pasto e facendolo sedere senza pannolino. Potrebbero aiutare nell’impresa alcuni giocattoli messi vicini al vasino e la presenza della mamma al suo fianco, magari per leggergli una fiaba. Se, al contrario, il piccolo mostra un desiderio di privacy, meglio lasciarlo solo per farlo sentire a suo agio.
    Inoltre, cerchiamo di non arrabbiarci se nostro figlio combina qualche pasticcio (è quasi inevitabile in questa fase di sperimentazione). Ad ogni successo, invece, è importante elogiare il bambino anche in modo plateale, poiché il piccolo sarà molto orgoglioso del prodotto del suo corpo e del controllo che è riuscito a raggiungere su di esso.
    Alcuni suggerimenti: in questa fase possono risultare molto utili i pannolini mutandina che, anche se un po’ cari, aiutano il pargolo ad abituarsi alle mutandine ma contengono anche alcuni “incidenti di percorsoâ€. Esistono, poi, anche dei libretti illustrati che si possono leggere ai nostri bimbi per aiutarli a comprendere l’uso del vasino.
    Pubblicato in: Crescendo
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:54

    L'igiene del neonato

    A cura del Ministero della Salute

    Il bambino è naturalmente dotato di meccanismi di difesa immunitaria e di anticorpi per adattarsi rapidamente all’ambiente esterno e per raggiungere così un delicato equilibrio tra poteri di difesa interni e microrganismi dell’ambiente. Proprio per l’impatto che il neonato ha con l’ambiente, il genitore si è sempre preoccupato di ridurre i rischi dell’infezione adottando norme igieniche di protezione per salvaguardare la salute del neonato. Anche se negli anni c’è stato un graduale e costante miglioramento delle misure di garanzia d’igiene e sicurezza ambientale che ha contribuito alla riduzione del rischio di infezioni nei neonati, tutto ciò non dispensa comunque i genitori dal seguire alcune regole fondamentali d’igiene.

    Quali precauzioni generali è necessario prendere?

    La trasmissione di microrganismi responsabili delle infezioni neonatali, successive ai primissimi giorni di vita, avviene per lo più attraverso le mani, il respiro e il contatto di corpi estranei con la pelle o le mucose del piccolo. In questo contesto, rivestono notevole importanza delle semplici regole d’igiene:
    - un’accurata detersione delle mani che dovrà precedere qualsiasi accudimento diretto del bambino
    - l’eventuale uso da parte dell’adulto di mascherine sterili a protezione della bocca e delle narici è opportuno per evitare il passaggio attraverso il respiro di micro-organismi diretti sul neonato, in caso di infezioni delle vie respiratorie del genitore o di chi accudisce direttamente il neonato al momento della poppata, del cambio di pannolino, del coccolamento. La mascherina va rimossa non appena cessi il contatto diretto con il neonato
    - la protezione del tralcio del cordone ombelicale allo scopo di impedirne contaminazione e l’infezione che può far seguito.

    Cosa fare per l’igiene e la cura del tralcio del cordone ombelicale?

    Nei primi giorni dopo la nascita, le cure date al neonato prevedono sia l’accurata detersione del tralcio del cordone ombelicale, sia la protezione di questo da fonti di possibili infezioni. Molto importante è anche cercare di favorire il rapido essiccamento del tralcio così da facilitarne la caduta. Queste attenzioni coinvolgono direttamente i genitori che, dopo la dimissione della mamma e del neonato, dovranno prendersi particolare cura del tralcio ombelicale per alcuni giorni.
    Consigli pratici A seconda delle condizioni ambientali (temperatura, umidità, ecc.) e dell’eventuale contatto con le urine del bimbo o con altre fonti di umidità, i tempi dell’essiccamento variano. Per favorirlo si possono adottare diverse tecniche e, anche in base alle esperienze locali, le metodiche qui proposte sono varie:
    - se le condizioni igienico-ambientali sono buone, l’essiccamento può essere favorito dell’esposizione all’aria, avvolgendo il tralcio solo in garze sterili protettive;
    - il tralcio ombelicale può anche essere oggetto di medicazioni, 2-3 volte al dì, con soluzioni antisettiche specifiche;
    - alcuni punti nascita utilizzano e consigliano l’applicazione più volte al dì, senza mai esagerare, di alcol etilico a basso volume (60°-70°), non tanto per la sua modesta azione antisettica, quanto piuttosto per l’effetto essiccante che deriva dalla sua evaporazione;
    - si possono anche utilizzare medicamenti antisettici in polvere;
    -più recentemente è stata adottata l’applicazione di zucchero salicilato (97% di zucchero a velo e 3% di acido salicilico in polvere, con effetto antisettico), cosparso quotidianamente fino a ottenere il distacco del cordone.
    Ricordate: il mancato distacco del tralcio del cordone ombelicale, talora anche dopo 15-20 giorni, o la presenza d’infezioni ombelicali o peri-ombelicali richiedono l’intervento e le cure di personale sanitario specializzato.

    Come lavare e detergere il bambino?

    Dopo la dimissione, soprattutto dopo il distacco definitivo del cordone ombelicale – che comunque non costituisce di per se stesso un ostacolo all’immersione del bambino in acqua – il piccolo può fare il bagnetto a seconda delle scelte dei genitori, delle loro attitudini e motivazioni di varia natura. Lo scopo del bagno, al di là dei bisogni di pulizia, è anche quello di attivare la circolazione sanguigna della pelle e la traspirazione. Così, dopo il bagnetto, non è assolutamente indispensabile applicare creme o latte idratante sulla pelle del bambino. Può invece essere molto utile l’applicazione di una pasta/crema sul sederino per proteggerlo da qualsiasi irritazione da urine e feci.
    È invece sicuramente pericoloso l’uso del borotalco – in alcuni paesi è chiaramente indicata sulle confezioni la sua pericolosità nella prima infanzia – in quanto può essere inalato dal bambino se cosparso in quantità cospicua sul torace e sugli arti superiori o, peggio, aspirato direttamente dal contenitore, se il piccolo lo utilizza per gioco.
    L’alternativa al bagno è costituita dall’uso di spugnature con acqua a temperatura adeguata, almeno nei primi giorni dopo la nascita. L’acqua e il sapone possono essere sostituiti da latte detergente o da altri prodotti dell’ampia gamma di offerte destinate a queste età. Se, infatti, si nota che il bambino vive il bagnetto come un momento di tensione o di disagio, in tal caso è meglio diradarne la frequenza, detergendolo in modo adeguato ma evitando o limitando la fase d’immersione.

    Il rito del bagnetto

    Mentre viene lavato, il piccolo può gradire molto che gli parliate o gli offriate giochini in modo da rendergli questo momento particolarmente piacevole. Se il bambino si diverte a contatto con l’acqua, è giusto prolungare questo momento ludico. Se invece protesta, piange, si irrigidisce non vuol dire che non ama l’acqua, ma che avverte qualche elemento di disagio (temperatura, schizzi, insicurezza da parte di chi lo sostiene, ecc.).
    In questo caso sarà opportuno cercare di comprendere le ragioni di questo disagio e provare a rifare il bagnetto dopo qualche giorno. Se d’estate fa molto caldo, si può dare sollievo al piccolo utilizzando delle spugnature fresche oppure offrendogli più volte l’immersione in acqua tiepida.
    La pratica del bagnetto, dopo i primi giorni del rientro a casa, può essere seguita da un leggero massaggio, che, se gradito dal piccolo, induce rilassamento e predispone al sonno. L’esperienza, comunque, insegna che se il bambino dimostra gradimento per il bagnetto, che rappresenta un momento felice, quasi un gioco, non vi è alcuna controindicazione nel lavarlo nella vaschetta da bagno anche quotidianamente.
    Consigli pratici Anche se ogni bambino può reagire diversamente all’esperienza del bagnetto, si possono tuttavia dare alcuni utili suggerimenti:
    - il bagno può essere eseguito anche nei primi giorni dopo la nascita;
    - il bagno non deve comunque rappresentare momenti di tensione o di disagio: in tal caso è meglio diradarne la frequenza detergendo il piccolo in altro modo;
    - la temperatura ideale dell’acqua oscilla tra i 32°C e i 35°C, a seconda della percezione del piccolo e, perciò, del suo gradimento: il controllo della temperatura può essere fatto con termometri a lettura istantanea o, più tradizionalmente col contatto del gomito della madre o del padre con l’acqua;
    - il bagno può essere eseguito direttamente nella vasca di casa o, ancora meglio, in una vaschetta per bambini, mettendo sul fondo un tappetino di gomma per ridurre il rischio di scivolamento;
    - se si usa la vaschetta per bambini, bisogna accertarsi ogni volta che questa venga sistemata su un piano molto stabile e grande, adeguato a contenere tutto quanto occorre, evitando così di doversi allontanare anche solo un istante dal piccolo (non lasciatelo mai solo nell’acqua, neanche per un secondo!);
    - in caso venga utilizzata la vasca grande, opportunamente detersa e predisposta per le esigenze del piccolo, è opportuno che si ponga maggiore attenzione vista la grande massa d’acqua e lo spazio molto più ampio; l’opzione del bagno in vasca grande offre l’opportunità, in molte famiglie, d’immergersi accanto al figlio;
    - la stanza dove viene effettuato il bagno dovrà essere sufficientemente riscaldata, evitando però l’eccessivo surriscaldamento e la relativa umidità;
    - i prodotti in commercio per il bagnetto del bambino offrono un’ampia possibilità di scelta di pH, di detergenza, di comfort adeguati alle caratteristiche della cute a quest’età, ma ciò non esclude l’uso del tradizionale sapone cosiddetto neutro.
    Ricordate: non si deve abbandonare mai, nemmeno per un attimo, il bambino da solo nella vaschetta, infatti, a parte il rischio di annegamento che può verificarsi anche in condizioni di ridotto volume di acqua, il piccolo può inalare acqua schizzata o riversata sul volto giocando con contenitori cavi, ecc. oppure, scivolando, può spaventarsi e procurarsi piccoli traumi. Infine non deve essere posto in prossimità di erogatori di acqua (rubinetti, miscelatori, ecc.) per il rischio di ustioni di acqua ad alta temperatura.

    Quando tagliare le unghie?

    Dopo il bagnetto, si possono tagliare le unghie del piccolo (che si saranno ammorbidite con l’acqua) utilizzando forbicine a punta arrotondata: il profilo delle unghie delle mani segue la curvatura del polpastrello delle dita, mentre quello dei piedi è più lineare, conservando l’angolatura alle estremità.

    Come pulire le orecchie?

    La pulizia dell’orecchio del neonato si limita al padiglione esterno e all’accesso del condotto uditivo, ricordandosi di non utilizzare cotone idrofilo (cotton-fiock) o altro materiale estraneo leall’interno del condotto, in quanto il piccolo, reagendo a stimoli dolorosi o fastidiosi, potrebbe improvvisamente effettuare bruschi movimenti del capo con conseguenti lesioni del timpano.

    Come pulire il naso?

    Anche per la pulizia interna del naso, si raccomanda di non usare corpi estranei, ma tutt’al più l’instillazione di qualche goccia di acqua, di soluzione fisiologica o isotonica di bicarbonato, per migliorare la fluidificazione del muco e per favorirne la rimozione.

    Cosa fare per il cambio del pannolino?

    Nei primi giorni dopo la nascita il bambino viene generalmente cambiato e lavato molto spesso, in rapporto alla frequenza dei suoi bisogni. Tolto il pannolino, il bambino può essere lavato con acqua nel lavandino del bagno, tenendolo in braccio a pancia in giù e ben appoggiato sul braccio di sostegno, mentre viene deterso con l’altra mano utilizzando sapone o altro detergente. Può essere risciacquato direttamente sotto il rubinetto verificando prima che l’acqua corrente sia tiepida. Per quanto riguarda le bambine, per evitare che eventuali fonti d’infezione passino dall’ano alla vagina, sarà opportuno lavarle e asciugarle procedendo dal davanti al dietro. La scelta di preferire l’uso di salviettine predisposte per la pulizia del bambino al momento del cambio di pannolino è ovviamente lasciata ai genitori.
    L’offerta del commercio è ampia, ma andrebbero privilegiati, almeno nei primi tempi, i prodotti che non contengono essenze profumate, ma solo emulsioni leggere che non ungono la cute. In tal caso si raccomandano comunque lavaggi giornalieri, con l’utilizzo di detergenti a basso grado di acidità.
    Nelle bambine, nel corso delle prime settimane dopo la nascita, possono essere frequenti delle secrezioni vaginali, ma non è assolutamente opportuno tentare di rimuoverle dall’interno. Esse sono la conseguenza dell’effetto, sulla mucosa del neonato, di ormoni materni ricevuti attraverso la placenta nel corso della gravidanza, ma nel volgere di 15-20 giorni esauriscono i loro effetti. Nei maschietti il prepuzio è spesso aderente al glande, ma nelle delicate manovre di detersione del pene non è opportuno cercare di scoprire del tutto il glande con manovre di stiramento verso il dietro del prepuzio.
    Il pannolino non deve mai essere troppo aderente, ma di misura adatta e posizionato con gli adesivi davanti. Nei maschietti ancora in attesa del distacco del cordone ombelicale, nel pannolino il pene dovrebbe essere rivolto verso il basso, nel tentativo di evitare che, facendo la pipì, il piccolo bagni il cordone ombelicale. Di fronte a banali arrossamenti del sederino è spesso sufficiente, se le condizioni ambientali lo consentono, detergere e asciugare delicatamente la parte e lasciarla esposta alla circolazione d’aria attraverso l’impiego di un pannolino applicato in modo ampio e molto largo, oppure ponendo per qualche ora il piccolo a pancia in giù adagiato su un pannolino "aperto" per raccogliere la pipì.

    Come prevenire e curare la congiuntivite neonatale?

    Alla nascita, a tutti i neonati vengono instillate negli occhi delle soluzioni antisettiche o contenenti antibiotici, come pratica di prevenzione dell’infezione congiuntivale. Tuttavia a distanza di qualche giorno dalla nascita, alcuni neonati possono presentare una secrezione oculare che ostacola la normale apertura delle palpebre. Questo fenomeno, denominato congiuntivite neonatale può coinvolgere un solo occhio, ma più frequentemente tutti e due gli occhi. L’evento non deve preoccupare eccessivamente il genitore; si tratta, infatti, di una banale congestione della mucosa nasale o di un ostacolo nel deflusso delle lacrime con conseguente infiammazione e produzione di secrezione.
    Tuttavia questo piccolo inconveniente potrebbe ripresentarsi nel corso dei primi mesi, ma dovrebbe scomparire con la crescita del bambino (lo sviluppo della parte centrale del volto). Pertanto è molto raro dovere far ricorso all’oculista o all’otorinolaringoiatra per curare questa congiuntivite.
    Questa lieve infezione, che nel piccolo neonato può presentarsi a qualunque ora, nel bambino più grandicello compare per lo più al suo risveglio al mattino. È sufficiente detergere delicatamente l’occhio dalle secrezioni ed effettuare un leggero massaggio della palpebra inferiore verso la radice del naso. In questo modo si potrà osservare la regressione di questo banale evento in poche ore.
    Se, invece, il fenomeno non regredisce, dopo la detersione accurata, nel volgere di 12-24 ore, oppure si è in presenza di un importante arrossamento delle palpebre, soprattutto se accompagnato da rialzo della temperatura corporea, è comunque necessario consultare con tempestività il pediatra o l’oculista.

    Quali precauzioni prendere durante l’allattamento?

    Per quanto riguarda l’alimentazione del bambino, l’allattamento al seno evita tutti i rischi di contaminazioni del latte, connessi alla manipolazione e utilizzo del biberon e delle tettarelle, all’uso ripetuto dei contenitori del latte, ecc. Invece, nel caso in cui il bambino è alimentato con latte artificiale, i genitori devono porre la massima attenzione all’igiene di contenitori (sia del latte in polvere, sia di quello in confezione liquida), delle tettarelle, dei biberon, delle ghiere, ecc. È buona pratica, quindi, porre dopo un accurato lavaggio tutto l’occorrente per la poppata in soluzioni disinfettanti (o in acqua bollente per quindici minuti) il biberon sarà così "sterile" in tutte le sue parti e pronto per l’uso. Sarà importante poi seguire ogni precauzione che eviti ogni ulteriore contaminazione del biberon, si dovrà prestare la massima attenzione a ogni passaggio-manipolazione che preceda il contatto del biberon con la bocca del piccolo. Soprattutto nel momento in cui viene trasferito il latte liquido dal contenitore al biberon oppure quando viene ricomposto il latte in polvere, c’è rischio di appoggiare la tettarella del biberon o il misurino del latte in polvere su superfici improprie, vanificando gli effetti delle precauzioni prese precedentemente nelle procedure di lavaggio e di sterilizzazione del biberon.


    Fonte: opuscolo "Quando nasce un bambino" (sezione a cura del Prof. Franco Macagno - SIN - Società Italiana di Neonatologia)
    Pubblicato in: Neonato

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