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  • Giovedì 24 Gennaio 2008 01:00

    La cura per i bambini allergici

    Curare le allergie alimentari somministrando dosi crescenti dell'alimento sotto accusa. Fino a riaddestrare l'organismo del paziente a tollerare anche i cibi che inizialmente rifiutava come 'velenosi'. E' questa la rivoluzionaria terapia con cui la Clinica pediatrica dell'università di Trieste-Irccs Burlo Garofolo riesce a guarire oltre un terzo dei bimbi 'superallergici' agli alimenti, e in particolare i piccoli ipersensibili alle proteine del latte e dell'uovo.

    Un esercito in continua crescita: soltanto in Italia sono almeno 400 mila i bambini 5-15enni colpiti, di cui 3 mila a rischio di gravi reazioni anche dopo minimi contatti con l'allergene incriminato. Il successo della metodica di desensibilizzazione alimentare 'made in Trieste' - in radicale controtendenza con la strada comunemente seguita, ossia la totale eliminazione del cibo allergizzante dalla dieta del bimbo - è stato decretato da uno studio pubblicato sul 'Journal of Allergy and Clinical Immunology'. La ricerca è la prima del genere nel nostro Paese, riferisce una nota del Burlo Garofolo.

    E' durata tre anni e ha reclutato in tutta la Penisola 60 bambini diagnosticati come 'superallergici' a latte e uova. Al termine del periodo di rieducazione, più di un terzo degli arruolati (36%), un tempo a rischio di vita per shock anafilattico, ha riacquistato la capacità di nutrirsi liberamente senza manifestare reazioni avverse. E oltre la metà (54%) del campione è comunque riuscito a tollerare nella dieta quantità limitate dei cibi che prima rigettava del tutto. Attraverso un rigoroso protocollo di desensibilizzazione alimentare verso le proteine del latte e dell'uovo, dunque, l'equipe della Clinica pediatrica dell'università di Trieste presso l'Irccs Burlo Garofolo, guidata da Alessandro Ventura, ha dimostrato che è possibile regalare una vita normale anche ai bambini 'superallergici', rieducandone l'organismo.

    "A questi soggetti - spiega Giorgio Longo, responsabile dell'Unità operativa di Allergologia del Burlo Garofolo - basta un contatto minimo e accidentale con la sostanza incriminata (l'allergene), talvolta il semplice odore, per scatenare una reazione violenta potenzialmente fatale". La terapia d'urgenza a base di adrenalina e cortisone risolve la crisi, ma il bimbo e i suoi familiari continuano a vivere nell'ansia di incontrare gli allergeni 'killer'. E se i bambini normo o medio-allergici tendono a guarire spontaneamente, quelli più gravi erano finora destinati a una vita di rinunce. "Nel suo complesso la nostra procedura è faticosa e richiede un impegno continuo da parte dei genitori - precisa Longo - ma regala a queste famiglie una qualità di vita nuovamente serena".

    Lo schema di desensibilizzazione si articola in due fasi: la prima, a maggior rischio di reazioni, dura 10 giorni e si svolge in ospedale con il bambino ricoverato. Durante la degenza il latte viene somministrato a dosi rapidamente crescenti, iniziando da diluizioni quasi omeopatiche, e aumentandole rapidamente ogni due ore, finché alla dimissione il bimbo riesce ad assumere tra 10-20 millilitri di latte puro. La seconda fase prosegue quindi a casa dove i genitori, seguendo lo schema indicato, continuano a somministrare il latte, ma una sola vola al giorno e con aumenti molto più lenti e graduali. In questo modo il bambino arriva a tollerare dosi sempre crescenti del cibo sotto accusa, fino a liberalizzare del tutto la sua dieta. Nell'esperienza triestina "non abbiamo avuto casi letali - dice Egidio Barbi della Clinica pediatrica - ma in alcuni casi la desensibilizzazione può dare qualche complicazione". E' però "un rischio che vale la pena correre per una ragione precisa: la strategia protettiva, cioè l'eliminazione di un cibo, è altrettanto pericolosa. Statisticamente, infatti, anche chi non mangia l'alimento incriminato entro 5 anni dall'inizio della dieta si imbatte casualmente nell'allergene - assicura - E di solito sviluppa una reazione molto violenta", avverte l'esperto.

    "Dobbiamo ringraziare tutto il personale della Clinica pediatrica se questa strategia ha dato i suoi frutti - conclude il direttore Ventura - perché gli aspetti organizzativi hanno richiesto notevoli energie che non tutti gli ospedali, per loro stessa ammissione, sono disposti a investire. La lista di 'superallergici' in attesa di entrare nel protocollo del Burlo si allunga di giorno in giorno, e dopo aver desensibilizzato una bambina americana (la cui famiglia ci ha dedicato il sito Allergyhope.com/Italian.htlm), sempre dagli States ne stiamo aspettando un'altra", conclude.

    Fonte: Adnkronos


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