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  • Articoli filtrati dai tag: allergia

    Nei Paesi industrializzati le allergie respiratorie sono sempre più diffuse sia fra gli adulti che fra i bambini. In Italia sono circa 4 milioni le persone che soffrono di irritazione agli occhi, riniti e attacchi d’asma (che ha origine allergica in oltre il 50 per cento degli adulti e almeno nell’80 per cento dei bambini).

    E il numero di persone colpite dall’allergia è in costante aumento. Le cause? Gli esperti ipotizzano che la maggiore diffusione di allergia sia da collegarsi allo stile di vita moderno. Innanzitutto, il rialzo graduale della temperatura legato all’inquinamento danneggia la mucosa bronchiale e la rende più facilmente attaccabile dagli allergeni.

    In secondo luogo, le nostre case costruite a prova di spifferi favoriscono la proliferazione di acari della polvere e muffe.

    Altri fattori che aumentano il rischio di sviluppare allergie respiratorie sono lo svezzamento precoce (l’allattamento al seno nei primi sei mesi ha un effetto protettivo) ma anche l’eccesso d’igiene: in ambienti asettici come spesso sono le nostre case, i bambini hanno meno occasioni di stimolare il proprio sistema immunitario con virus e batteri; la conseguenza è che i pollini vengono scambiati dalle difese immunitarie per nemici e si innesca così la reazione allergica.

    Per combattere l’allergia, oltre ai rimedi classici, negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede il ricorso al vaccino con somministrazione sublinguale di gocce o compresse.

    «Oggi si preferiscono i vaccini sublinguali perché sono più facili da somministrare ai bambini e hanno minori effetti collaterali rispetto alle iniezioni» dice Alessandro Fiocchi, direttore di pediatria alla Macedonio Melloni di Milano.

    «Il primo documento di consenso sulla Slit (somministrazione sublinguale immunoterapia specifica), redatto dall’Organizzazione mondiale di allergologia (Wao) con 55 società specialistiche mondiali, ne conferma efficacia e sicurezza nelle malattie allergiche respiratorie e nell’asma, e affronta l’aspetto regolatorio, raccomandandone la diffusione in farmacia e il rimborso, a parità dei farmaci» sottolinea Giorgio Walter Canonica, direttore della Clinica di malattie respiratorie all’Università di Genova e past president della Wao.

    Dall’anno scorso il vaccino universale per gli allergici alle graminacee viene distribuito in farmacia e non è più necessario prepararlo appositamente per ciascun paziente su richiesta dell’allergologo.

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    Pubblicato in: Salute
    Lunedì 25 Maggio 2009 01:00

    E' primavera: arrivano le allergie

    La primavera è una stagione ricca di colori e di profumi che ci permette di apprezzare tutte le meraviglie della natura in fiore.
    Ma per chi soffre di allergie, la primavera può rivelarsi un vero e proprio incubo.

    Basta pensare che in Italia sono circa 10 milioni le persone allergiche e l’incidenza di questo disturbo colpisce un numero sempre più elevato di bambini e adulti ogni anno.

    Sono molte le cause sospettate di favorire questo boom di allergie: l’inquinamento atmosferico, l’alimentazione, l’igiene eccessiva, i cambiamenti del nostro sistema immunitario. Alcune spiegazioni hanno un fondamento scientifico, mentre altre restano solo ipotesi.

    L’inquinamento

    Ad esempio, è dimostrato come gli inquinanti che respiriamo si diffondano nei polmoni causando un aumento dei nuovi casi di allergie e di asma e un aumento di crisi in chi già ne soffre. In più, molti studi dimostrano come l’inquinamento non solo irriti le vie aeree causando l’asma, ma influisca anche indirettamente potenziando l’effetto allergico dei pollini. Tanto che l’incidenza dei sintomi respiratori legati alle allergie per chi vive in città sono di 3 volte superiori rispetto a chi vive in zone di campagna.

    In particolare, è sempre più alto il numero di bambini che soffre di allergia. Ci sono diverse tesi per spiegare questo fenomeno. Un’ipotesi, ad esempio, è che gli inquinanti atmosferici possano passare attraverso la placenta delle donne incinte, influendo negativamente sul feto e aumentando il rischio di allergie fin dalla nascita.

    Le condizioni igieniche

    Un’altra tesi molto accreditata è la cosiddetta “ipotesi igienica”. Sembra infatti che le nuove condizioni in cui crescono i bambini, cioè condizioni igieniche migliori, minor numero di persone all’interno del nucleo familiare, assenza di animali domestici e contatti più rari con la natura, influiscano direttamente sull’aumento delle allergie. In pratica, meno si viene a contatto con sostanze potenzialmente allergizzanti durante l’infanzia, maggiori probabilità si hanno di sviluppare reazioni allergiche in seguito.

    L’alimentazione

    Anche l’alimentazione sembra svolgere un ruolo di massima importanza anche per quanto riguarda le allergie. Alcune ricerche recenti dimostrano infatti come i bambini che bevono regolarmente succhi di mela o mangiano banane siano meno soggetti a soffrire di asma. I piccoli che invece mangiano molti hamburger e patatine mostrano un aumento dei sintomi asmatici. Una dieta sana, insomma, contribuisce al benessere fisico anche proteggendoci dalle allergie.

    I vaccini: una soluzione?

    I vaccini contro l’allergia possono rappresentare la soluzione al problema, anche se sono soggetti a numerose limitazioni. Il concetto su cui si fondano è la somministrazione al paziente di dosi via via crescenti della sostanza allergizzante per “abituare” il corpo.

    Fino a qualche anno fa la somministrazione del vaccino avveniva tramite un’iniezione sottocutanea e il trattamento era piuttosto impegnativo soprattutto sul piano pratico. Il paziente, infatti, doveva recarsi in ospedale una volta a settimana anche per molti anni di seguito.

    Da quando sono stati introdotti i vaccini per via orale (gocce da assumere comodamente a casa, sempre previa prescrizione medica), questa pratica è molto più accessibile.

    Restano comunque numerose le limitazioni per questa terapia desensibilizzante. Innanzitutto, il vaccino riduce i sintomi ma non li elimina del tutto, quindi alle gocce è necessario accompagnare l’usuale terapia. In secondo luogo, non è dimostrato scientificamente che i nuovi vaccini per via orale abbiano la stessa efficacia delle iniezioni sottocutanee. Infine, la vaccinazione funziona soprattutto per curare la congiuntivite allergica e le riniti, molto meno per l’asma.

    Questo trattamento, comunque, risulta molto efficace soprattutto nei bambini, che sono i piĂą colpiti dalle allergie.
    Pubblicato in: Salute
    Venerdì 16 Gennaio 2009 01:00

    Le allergie nei bambini: cause e sintomi

    L’ALLERGIA: CHE COS’E’?

    L’allergia è una malattia del sistema immunitario caratterizzata da reazioni eccessive portate da particolari anticorpi nei confronti di sostanze abitualmente innocue (pollini, acari, alcune muffe, ecc.).
    Le caratteristiche principali dell’allergia sono la specificità e la velocità.
    Specificità: la reazione allergica si manifesta solo in presenza della sostanza specifica verso la quale è diretto l’anticorpo. Cioè, se un paziente è allergico a un certo tipo di polline (ad esempio graminacee) non avrà sintomi a contatto con altri tipi di polline con struttura molecolare diversa (ad esempio parietaria, ulivo, ecc.).
    Velocità: i sintomi della reazione allergica si manifestano in un lasso di tempo che va dai 5 ai 30 minuti dopo l’avvenuto contatto con la sostanza allergizzante.

    LE CAUSE

    L’allergia è una malattia ereditaria e può comparire ad ogni età, anche nel primo anno di vita. L’incidenza è influenzata dalla predisposizione genetica:
    se i genitori non sono allergici, il rischio che il figlio soffra di allergia è del 10-15%;
    se uno dei due genitori è allergico, il rischio si attesta intorno al 30%;
    se, infine, sia mamma che papĂ  soffrono di una malattia allergica, il rischio che anche il figlio sia allergico raggiunge il 60-80%.
    Ciò che si eredita, però, è la generica predisposizione e non l’allergia a una determinata sostanza. Se, ad esempio, la madre è allergica al pelo del gatto, il figlio potrà sviluppare un’allergia nei confronti di pollini, muffe, ecc.
    Alcuni fattori, combinati con la predisposizione genetica, possono favorire il manifestarsi delle allergie: l’inquinamento atmosferico, le infezioni virali e l’uso ripetuto di antibiotici nella prima infanzia, l’allattamento artificiale.
    L’allattamento al seno, invece, è riconosciuto come lo strumento principale per ritardare o evitare la comparsa di manifestazioni conseguenti all’allergia al latte vaccino nel lattante.

    I SINTOMI

    Nei bambini ereditariamente predisposti, le allergie possono causare sintomi a carico di differenti organi e apparati (naso, occhi, vie aeree inferiori, pelle). Vediamo quali sono le forme allergiche piĂą comuni:
    Rinite allergica: infiammazione della mucosa nasale che causa prurito, starnuti, scolo nasale acquoso e sensazione di naso chiuso. Può essere sia perenne, ovvero causata dall’inalazione di allergeni prevalentemente domestici (acari), che stagionale (pollini).
    Congiuntivite allergica: infiammazione dell’occhio che causa arrossamento, prurito e lacrimazione, oltre alla sensazione di avere della “sabbia negli occhi”. Può essere sia perenne che stagionale.
    Asma: malattia infiammatoria cronica dei bronchi, caratterizzata da respiro faticoso e sibilante. Prima dei 5 anni è difficile da diagnosticare poiché il respiro sibilante è frequente nella prima infanzia (i bronchi hanno un diametro molto piccolo e si ostruiscono facilmente a causa di infezioni virali).
    Eczema o Dermatite Atopica: reazione dermica infiammatoria che causa prurito e che può manifestarsi in diverse forme (macchie rosse, gruppi di foruncoli infiammati, placche umide e rilevate). Può essere progressivo e presentarsi con una piccola macchia rossa per poi progredire con una serie di macchie più grandi anche coperte da croste.
    Orticaria: reazione della pelle caratterizzata dalla comparsa di pomfi (protuberanze della pelle di colore pallido ma circondati da un alone rosso che possono variare da pochi millimetri a diversi centimetri di diametro). Il pomfo causa intenso prurito e può durare da pochi minuti a diverse ore. Inoltre, può cambiare forma ed estendersi fino a diventare di dimensioni cospicue. In questo caso prende il nome di angioedema e si presenta frequentemente su mani, piedi, viso e genitali del neonato. L’incidenza dell’orticaria nel bambino varia dal 5 al 7% ma di solito si tratta di episodi acuti; l’orticaria cronica colpisce solo lo 0,2-1% dei bambini.
    Allergia alimentare: reazione scatenata dall’ingestione di proteine alimentari (proteine del latte, dell’uovo, ecc.) che colpisce meno dell’1% dei bambini e di solito migliora spontaneamente entro i 6 anni di vita. Le reazioni causate dall’allergia alimentare possono essere gastroenteriche (vomito, diarrea, sangue nelle feci, coliche), cutanee (orticaria, dermatite atopica) o, raramente, respiratorie (rinite e asma).
    Pubblicato in: Salute
    Giovedì 24 Gennaio 2008 01:00

    La cura per i bambini allergici

    Curare le allergie alimentari somministrando dosi crescenti dell'alimento sotto accusa. Fino a riaddestrare l'organismo del paziente a tollerare anche i cibi che inizialmente rifiutava come 'velenosi'. E' questa la rivoluzionaria terapia con cui la Clinica pediatrica dell'universitĂ  di Trieste-Irccs Burlo Garofolo riesce a guarire oltre un terzo dei bimbi 'superallergici' agli alimenti, e in particolare i piccoli ipersensibili alle proteine del latte e dell'uovo.

    Un esercito in continua crescita: soltanto in Italia sono almeno 400 mila i bambini 5-15enni colpiti, di cui 3 mila a rischio di gravi reazioni anche dopo minimi contatti con l'allergene incriminato. Il successo della metodica di desensibilizzazione alimentare 'made in Trieste' - in radicale controtendenza con la strada comunemente seguita, ossia la totale eliminazione del cibo allergizzante dalla dieta del bimbo - è stato decretato da uno studio pubblicato sul 'Journal of Allergy and Clinical Immunology'. La ricerca è la prima del genere nel nostro Paese, riferisce una nota del Burlo Garofolo.

    E' durata tre anni e ha reclutato in tutta la Penisola 60 bambini diagnosticati come 'superallergici' a latte e uova. Al termine del periodo di rieducazione, più di un terzo degli arruolati (36%), un tempo a rischio di vita per shock anafilattico, ha riacquistato la capacità di nutrirsi liberamente senza manifestare reazioni avverse. E oltre la metà (54%) del campione è comunque riuscito a tollerare nella dieta quantità limitate dei cibi che prima rigettava del tutto. Attraverso un rigoroso protocollo di desensibilizzazione alimentare verso le proteine del latte e dell'uovo, dunque, l'equipe della Clinica pediatrica dell'università di Trieste presso l'Irccs Burlo Garofolo, guidata da Alessandro Ventura, ha dimostrato che è possibile regalare una vita normale anche ai bambini 'superallergici', rieducandone l'organismo.

    "A questi soggetti - spiega Giorgio Longo, responsabile dell'Unità operativa di Allergologia del Burlo Garofolo - basta un contatto minimo e accidentale con la sostanza incriminata (l'allergene), talvolta il semplice odore, per scatenare una reazione violenta potenzialmente fatale". La terapia d'urgenza a base di adrenalina e cortisone risolve la crisi, ma il bimbo e i suoi familiari continuano a vivere nell'ansia di incontrare gli allergeni 'killer'. E se i bambini normo o medio-allergici tendono a guarire spontaneamente, quelli più gravi erano finora destinati a una vita di rinunce. "Nel suo complesso la nostra procedura è faticosa e richiede un impegno continuo da parte dei genitori - precisa Longo - ma regala a queste famiglie una qualità di vita nuovamente serena".

    Lo schema di desensibilizzazione si articola in due fasi: la prima, a maggior rischio di reazioni, dura 10 giorni e si svolge in ospedale con il bambino ricoverato. Durante la degenza il latte viene somministrato a dosi rapidamente crescenti, iniziando da diluizioni quasi omeopatiche, e aumentandole rapidamente ogni due ore, finché alla dimissione il bimbo riesce ad assumere tra 10-20 millilitri di latte puro. La seconda fase prosegue quindi a casa dove i genitori, seguendo lo schema indicato, continuano a somministrare il latte, ma una sola vola al giorno e con aumenti molto più lenti e graduali. In questo modo il bambino arriva a tollerare dosi sempre crescenti del cibo sotto accusa, fino a liberalizzare del tutto la sua dieta. Nell'esperienza triestina "non abbiamo avuto casi letali - dice Egidio Barbi della Clinica pediatrica - ma in alcuni casi la desensibilizzazione può dare qualche complicazione". E' però "un rischio che vale la pena correre per una ragione precisa: la strategia protettiva, cioè l'eliminazione di un cibo, è altrettanto pericolosa. Statisticamente, infatti, anche chi non mangia l'alimento incriminato entro 5 anni dall'inizio della dieta si imbatte casualmente nell'allergene - assicura - E di solito sviluppa una reazione molto violenta", avverte l'esperto.

    "Dobbiamo ringraziare tutto il personale della Clinica pediatrica se questa strategia ha dato i suoi frutti - conclude il direttore Ventura - perché gli aspetti organizzativi hanno richiesto notevoli energie che non tutti gli ospedali, per loro stessa ammissione, sono disposti a investire. La lista di 'superallergici' in attesa di entrare nel protocollo del Burlo si allunga di giorno in giorno, e dopo aver desensibilizzato una bambina americana (la cui famiglia ci ha dedicato il sito Allergyhope.com/Italian.htlm), sempre dagli States ne stiamo aspettando un'altra", conclude.

    Fonte: Adnkronos

    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    La primavera è una stagione ricca di colori e di profumi che ci permette di apprezzare tutte le meraviglie della natura in fiore. Ma per chi soffre di allergie, la primavera può rivelarsi un vero e proprio incubo.
    Basta pensare che in Italia sono circa 10 milioni le persone allergiche e l’incidenza di questo disturbo colpisce un numero sempre più elevato di bambini e adulti ogni anno.
    Sono molte le cause sospettate di favorire questo boom di allergie: l’inquinamento atmosferico, l’alimentazione, l’igiene eccessiva, i cambiamenti del nostro sistema immunitario. Alcune spiegazioni hanno un fondamento scientifico, mentre altre restano solo ipotesi.

    L’inquinamento

    Ad esempio, è dimostrato come gli inquinanti che respiriamo si diffondano nei polmoni causando un aumento dei nuovi casi di allergie e di asma e un aumento di crisi in chi già ne soffre. In più, molti studi dimostrano come l’inquinamento non solo irriti le vie aeree causando l’asma, ma influisca anche indirettamente potenziando l’effetto allergico dei pollini. Tanto che l’incidenza dei sintomi respiratori legati alle allergie per chi vive in città sono di 3 volte superiori rispetto a chi vive in zone di campagna.
    In particolare, è sempre più alto il numero di bambini che soffre di allergia. Ci sono diverse tesi per spiegare questo fenomeno. Un’ipotesi, ad esempio, è che gli inquinanti atmosferici possano passare attraverso la placenta delle donne incinte, influendo negativamente sul feto e aumentando il rischio di allergie fin dalla nascita.

    Le condizioni igieniche

    Un’altra tesi molto accreditata è la cosiddetta “ipotesi igienica”. Sembra infatti che le nuove condizioni in cui crescono i bambini, cioè condizioni igieniche migliori, minor numero di persone all’interno del nucleo familiare, assenza di animali domestici e contatti più rari con la natura, influiscano direttamente sull’aumento delle allergie. In pratica, meno si viene a contatto con sostanze potenzialmente allergizzanti durante l’infanzia, maggiori probabilità si hanno di sviluppare reazioni allergiche in seguito.

    L’alimentazione

    Anche l’alimentazione sembra svolgere un ruolo di massima importanza anche per quanto riguarda le allergie. Alcune ricerche recenti dimostrano infatti come i bambini che bevono regolarmente succhi di mela o mangiano banane siano meno soggetti a soffrire di asma. I piccoli che invece mangiano molti hamburger e patatine mostrano un aumento dei sintomi asmatici. Una dieta sana, insomma, contribuisce al benessere fisico anche proteggendoci dalle allergie.

    I vaccini: una soluzione?

    I vaccini contro l’allergia possono rappresentare la soluzione al problema, anche se sono soggetti a numerose limitazioni. Il concetto su cui si fondano è la somministrazione al paziente di dosi via via crescenti della sostanza allergizzante per “abituare” il corpo.
    Fino a qualche anno fa la somministrazione del vaccino avveniva tramite un’iniezione sottocutanea e il trattamento era piuttosto impegnativo soprattutto sul piano pratico. Il paziente, infatti, doveva recarsi in ospedale una volta a settimana anche per molti anni di seguito.
    Da quando sono stati introdotti i vaccini per via orale (gocce da assumere comodamente a casa, sempre previa prescrizione medica), questa pratica è molto più accessibile.
    Restano comunque numerose le limitazioni per questa terapia desensibilizzante. Innanzitutto, il vaccino riduce i sintomi ma non li elimina del tutto, quindi alle gocce è necessario accompagnare l’usuale terapia. In secondo luogo, non è dimostrato scientificamente che i nuovi vaccini per via orale abbiano la stessa efficacia delle iniezioni sottocutanee. Infine, la vaccinazione funziona soprattutto per curare la congiuntivite allergica e le riniti, molto meno per l’asma.
    Questo trattamento, comunque, risulta molto efficace soprattutto nei bambini, che sono i piĂą colpiti dalle allergie.
    Pubblicato in: Salute

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