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  • Articoli filtrati dai tag: latte artificiale

    Martedì 27 Settembre 2011 08:31

    LATTE IN POLVERE

    Buongiorno, forse la mia domanda e' sciocca...
    il mio bimbo ha 3 mesi e prende il latte artificiale: gli do il latte liquido Mellin 1.
    Io e mio marito vorremmo poter uscire la sera per qualche ora nel weekend ma non so come fare con il suo latte.
    Posso conservare la sua bottiglietta di latte, una volta aperta, in una borsa frigo normale con del ghiaccio dentro?
    E per quanto tempo?
    La mia paura e' che la temperatura della borsa non sia sufficiente come il frigo e che il latte poi vada a male.
    Pubblicato in: Pediatra
    Mercoledì 05 Gennaio 2011 15:50

    BAMBINA CHE MANGIA DI MENO

    Ho una bimba di 47 giorni e volevo sapere se era normale che invece di svegliarsi dopo 3 ore per mangiare è un periodo che incomincia ad allungare le ore (5/6 ore).
    E' normale o mi devo preoccupare?
    Prende 120ml di latte artificiale Humana 1.
    Pubblicato in: Ostetrica
    Martedì 14 Dicembre 2010 14:36

    RIFIUTO DEL LATTE ARTIFICIALE

    Ho una bambina di tre mesi e ho sempre integrato il latte materno con quello artificiale.
    Da qualche giorno però, dopo che ha mangiato dal seno, rifiuta il biberon: lo sposta e mette in bocca la manina.
    Mi hanno detto che possono essere le gengive che la infastidiscono, ma può essere così presto?
    Pubblicato in: Pediatra
    Venerdì 12 Novembre 2010 12:24

    LATTE ANTIRIGURGITO

    Sono mamma di Ginevra (2 anni e mezzo) e Mattia (4 mesi).
    Mattia dopo quasi tutti i pasti (oltre al latte materno do l'integrazione con il Mellin1) rigurgita.
    Come distinguo i classici rigurgitini/vomitini da problemi più gravi o intolleranza al latte?
    E' il caso di cambiare latte artificiale?
    Quando lo allattavo esclusivamente al seno i vomitini erano rari e di piccole quantità.
    Pubblicato in: Pediatra
    Giovedì 16 Settembre 2010 08:52

    STITICHEZZA

    Il mio bimbo di 2 anni e mezzo da qualche mese ha problemi di stitichezza.
    Da qualche giorno ho provato a sostituire il latte per la crescita con il latte fibresse della parlamalat e ho notato che qualche miglioramente c'è stato.
    Posso continuare a darglielo o non è adatto alla sua età?
    Pubblicato in: Pediatra
    Prolungare l’allattamento o no?
    I pareri dei pediatri sono spesso contrastanti e così ci sono mamme che allattano fino oltre i tre anni di età (con biberon o naturalmente) e quelle che invece allattano fino a sei mesi.
    Quale sia la scelta giusta noi non possiamo dirlo, però possiamo riportare una ricerca condotta recentemente.
    Questa sostiene che una carenza di ferro del bambino può essere legata a un allattamento artificiale prolungato.

    Tutto ciò  è quanto riferito da un recente studio condotto dagli scienziati del The Hospital for Sick Children (SickKids) e del St. Michael's Hospital di Toronto in Canada.
    Second Jonathon Maguire, un pediatra dell’Ospedale di St. Michael, vi è il 60% in meno del rischio della carenza di ferro per i bambini che sono allattati artificialmente, se i genitori hanno potuto beneficiare di una consulenza corretta dal proprio pediatra intorno al nono mese di vita del bambino. Questo perché genitori consapevoli del pericolo evitano l’utilizzo del biberon per il proprio piccolo oltre i sedici mesi di vita. L’informazione medica appropriata, in sostanza, ha portato a un calo superiore al 60% dell’allattamento artificiale prolungato.

    «Noi e altri [ricercatori] abbiamo trovato un’associazione tra l’allattamento artificiale prolungato (oltre 16 mesi) e la carenza di ferro», afferma la dottoressa Patricia Parkin, coordinatrice dello studio e professore in Pediatria presso l’Università di Toronto. Ma non solo, perché a detta dei ricercatori si possono sviluppare altri disturbi fisici quali obesità e carie.
    La maggior parte dei bambini figli di genitori che hanno ricevuto una consulenza pediatrica, hanno smesso di allattare il proprio piccolo al primo compleanno, mentre gli altri non hanno smesso prima dei sedici mesi, spiega Maguire.
    L’American Academy of Paediatrics raccomanda di completare lo svezzamento intorno ai 15 mesi, ma secondo Maguire sia medici che genitori non sono sufficientemente informati.
    Alcuni genitori, invece, continuano ad allattare con il biberon i loro figli persino oltre i 3-4 anni di vita aumentando non di poco il rischio di patologie.
    «Se i genitori ascoltano i consigli dei medici circa i pericoli dell’uso prolungato del biberon e di quando è il momento per interrompere l’allattamento artificiale, la consulenza effettivamente funziona - ha detto Maguire - […] Ciò dimostra che è possibile per gli operatori sanitari influenzare positivamente il comportamento di salute dei bambini piccoli, prima di sviluppare abitudini malsane. Nella speranza che i bambini più sani diventino adulti in salute».

    Oltretutto è da tener presente che l’86% dei bambini con cui si tenta d’interrompere l’allattamento artificiale dopo i due anni, manifesta resistenza; cosa che invece accade raramente se il bambino è più piccolo.
    «La carenza di ferro si verifica in circa il 30% dei bambini dell’Ontario ed è associata a un ritardo nello sviluppo, problemi di comportamento, rendimento scolastico inferiore e, in rari casi, ictus», ha aggiunto Parkin.
    In ogni caso, si raccomanda sempre, quando possibile, di allattare naturalmente. L’allattamento al seno, infatti, è alla base della salute del piccolo.
    I risultati dello studio sono stati riportati sulla rivista “Pediatricsâ€.

    L'Hospital for Sick Children (SickKids) è una delle più importanti istituzioni sanitarie pediatriche al mondo. È stata fondata nel 1875 ed è affiliata con l'Università di Toronto; è uno degli ospedali che effettua più ricerche in campo pediatrico e che ha contribuito con scoperte che hanno potuto aiutare una grande moltitudine di bambini a livello globale. Fornisce i migliori complessi specialistici di assistenza incentrati sulle famiglie.

    Per maggiori info: www.sickkids.ca

    Fonte: La Stampa.it
    Pubblicato in: Cosa c'è di nuovo
    Venerdì 16 Aprile 2010 14:51

    Sostanze chimiche nel biberon: il bisfenolo A

    Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine. L’esposizione al BPA attraverso il cibo è dovuta al suo impiego in talune materie plastiche e altri materiali. Ad esempio, il BPA è usato nel policarbonato, un tipo di plastica rigida trasparente. Il policarbonato viene utilizzato per produrre recipienti per uso alimentare come le bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a rendere, i biberon, le stoviglie di plastica (piatti e tazze) e i recipienti di plastica. Residui di BPA sono presenti anche nelle resine epossidiche usate per produrre pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tini. Il BPA può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono.

    Sospettato di essere dannoso per l'uomo sin dagli anni trenta, i dubbi sull'uso del BPA hanno avuto risalto sui media nel 2008, quando molti governi hanno effettuato studi sulla sua sicurezza e alcuni venditori hanno tolto dal mercato i prodotti che ne contenevano.

    Poiché il bisfenolo rientra tra le sostanze potenzialmente in grado di interagire con gli equilibri ormonali dell'organismo ed è imputato di avere un effetto sulla fertilità e la riproduzione, nel tempo sono state condotte numerose revisioni sulla sua pericolosità. Recentemente nuovi studi hanno indotto l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a condurre una nuova valutazione sulla sicurezza di questa sostanza. In base alla revisione globale dei dati degli ultimi 5 anni l'EFSA ha stabilito che ci sono ora le condizioni per definire quale sia l'assunzione giornaliera tollerabile e ha concluso che, valutando i consumi alimentari medi, la quantità di bisfenolo assunto rimane ben al di sotto della soglia di rischio.
    Nella valutazione l'EFSA ha posto particolare attenzione ai neonati e ai bambini in quanto sono quelli che, in base al loro peso corporeo, hanno la più alta possibilità di esposizione al bisfenolo. Anche in questa fascia di età l'EFSA ritiene che si tratti di una sostanza sicura. Infatti un bambino alimentato attraverso il biberon, dovrebbe consumare 4 volte il numero usuale di biberon, prima di raggiungere l'assunzione giornaliera tollerabile.

    Ma perché allora questo allarme?

    Perché nelle plastiche che si usano negli Usa i valori di BPA sono superiori a quelli europei e quindi anziché ridurre la quantità permessa, si è preferito toglierla del tutto.

    Quali sono le precauzioni da prendersi per avere un biberon "sicuro"?

    In ogni caso la prima regola, per l'alimentazione dei neonati, resta preferire l'allattamento al seno, e questo elimina o riduce drasticamente la necessità del biberon. In seconda battuta, le mamme particolarmente preoccupate dal bisfenolo A possono sempre scegliere un biberon di vetro.
    Nel caso si volesse comunque ricorrere a biberon in plastica sarebbe corretto cambiare il biberon quando dà segni di invecchiamento o mostra delle fratture.
    Per fortuna comunque le aziende produttrici stanno cercando la soluzione migliore per non perdere quote di mercato. Avent, Disney First Years, Gerber, Nuby, Dr. Brown, Playtex, Mebby, Sitar, Medela e Evenflow hanno annunciato, infatti, di voler eliminare questa sostanza dai loro prodotti.

    E quindi?

    Occhio alle etichette: i prodotti che contengono bisfenolo A si riconoscono perchè portano il simbolo del triangolo con inscritto il numero 7.
    Pubblicato in: Salute
    Mercoledì 25 Novembre 2009 12:55

    Allattamento materno

    Latte materno e benefici per il bambino

    Latte materno e benefici per il bambino

    Il latte materno è unico, specifico per il proprio bambino, perfettamente equilibrato dal punto di vista nutritivo. Ma non solo: il latte della mamma contiene anche molteplici sostanze ad azione biologica che aiutano la digestione del piccolo, rinforzano il sistema immunitario in modo permanente, favoriscono la maturazione del sistema nervoso e degli altri organi, stimolano la produzione del sangue.
    Inoltre, è dimostrato che i bambini allattati al seno sono meno soggetti ad alcune malattie, in primis quelle infettive (soprattutto respiratorie e diarrea). E non soltanto durante l’allattamento stesso, ma anche negli anni successivi. I bambini allattati al seno, infatti, sviluppano allergie e obesità meno frequentemente rispetto ai coetanei allattati artificialmente.

    Allattamento e vantaggi per la mamma

    L’allattamento al seno non comporta benefici solo per la salute del bambino, ma anche per quella della mamma: le donne che allattano, infatti, sono più protette da tumori al seno e alle ovaie. E questo effetto protettivo è maggiore quanto più a lungo la donna ha allattato al seno. In più, durante l’allattamento, l’apparato scheletrico della mamma rilascia una quantità di calcio per la produzione di latte, e viene quindi rinforzato da questa esperienza, preparando le ossa a far fronte all’osteoporosi in età senile.
    La mamma che allatta, poi, riesce a perdere più facilmente eventuali chili di troppo conseguenza della gravidanza poiché brucia calorie e grassi per produrre il latte.
    In più, il latte materno è subito pronto, dovunque, alla temperatura giusta e igienicamente adatto. Infine, dall’allattamento al seno deriva anche un consistente risparmio economico, poiché non bisogna comprare il costoso latte artificiale, tettarelle, sterilizzatori, biberon, ecc.

    Produzione del latte e allattamento a richiesta

    Nei primi giorni dopo il parto le ghiandole mammarie producono il colostro, un latte preziosissimo poiché permette al bambino di sviluppare le difese immunitarie che lo proteggeranno nei primi mesi di vita.
    A distanza di 2-3 giorni dopo la fuoriuscita della placenta, scatta la montata lattea, cioè la produzione abbondante di latte. Gli ormoni coinvolti nell’allattamento al seno sono essenzialmente due: la prolattina, che induce le ghiandole mammarie a produrre latte, e l’ossitocina, che aiuta a spremere la ghiandola per far fuoriuscire il latte. Più spesso e più a lungo il bambino ha occasione di succhiare al seno, maggiore è la produzione di ossitocina e quella di prolattina.
    Da qui l’importanza dell’allattamento a richiesta: se il bambino ha la possibilità di attaccarsi al seno quando e quanto vuole, la mamma riuscirà ad adeguare la quantità di latte prodotto in base alle necessità del figlio, aumentando o diminuendo la produzione rispetto a quella dei primi giorni. Per lo stesso motivo, non è consigliabile alternare il latte materno con altri liquidi come latte artificiale o acqua zuccherata, poiché riducendo l’appetito del bambino si riduce anche la stimolazione della ghiandola mammaria, e quindi la quantità di latte prodotta.
    A volta capita che, nonostante la madre produca latte a sufficienza, non riesca a farlo fuoriuscire perché il riflesso di emissione del latte non agisce adeguatamente. Questo problema si può presentare se la mamma è stressata, provata dal dolore o sfiduciata. Un clima rilassato, l’affetto di chi le sta vicino e la sicurezza in sé stessa favoriscono invece la produzione di ossitocina, e quindi di latte.

    Le poppate

    Il numero di poppate varia in base alle esigenze del bambino; orientativamente sono 8 al giorno, ma possono variare da un minimo di 5 a un massimo di 12. La maggior parte dei bambini allattati esclusivamente al seno continua a volere circa 8 poppate al giorno per i primi 6 mesi di vita.
    Bisogna lasciare che il bambino succhi da un lato finché non si staccherà da solo, così che possa ricevere anche la parte più grassa del latte, che si trova proprio a fine poppata. Lasciandolo poppare tutto il latte da una mammella, inoltre, la ghiandola mammaria sarà stimolata a produrre nuovo latte. Se poi il bambino avrà ancora fame, potremo attaccarlo alla seconda mammella, anche solo per poche suzioni.

    Miti da sfatare

    Sono tanti i consigli che ci possono dare mamme, nonne, amiche e conoscenti, ma dobbiamo fare distinzione tra i suggerimenti davvero utili e quelli che invece sono frutto di false teorie diffuse nei tempi passati e che si protraggono ancora fino ai giorni nostri. Vediamo quali sono questi falsi miti da sfatare:
    - In passato si pensava che la donna dovesse rinunciare all’uso del colostro. Ora, invece, si sa che il latte dei primi giorni è importantissimo poiché è ricco di anticorpi e molto nutriente.
    - Non è necessario che la donna si imponga una dieta specifica per l’allattamento, basta che si alimenti in base al proprio appetito, anche se sarebbe consigliabile evitare sapori troppo forti (come ad esempio il cavolo, troppe spezie, l’aglio). Se poi si dovesse riscontrare l’effetto negativo di qualche alimento sulla salute del bambino, allora si potrà eliminare quel determinato cibo dalla dieta.
    - Non è vero che la mamma deve bere molti liquidi per produrre più latte: la quantità di latte prodotta dipende da quanto il bambino stimola la mammella durante la poppata.
    - La mamma non deve rinunciare all’attività fisica: se praticato con moderazione, un po’ di sport può avere effetti benefici sull’allattamento. In alcuni casi, va evitato se la madre ha poco latte.
    - Non serve seguire rituali di pulizia del capezzolo prima e dopo la poppata, poiché la normale pulizia quotidiana del corpo è sufficientemente adeguata.
    - In caso di influenza, febbre o infezioni, non è necessario sospendere l’allattamento poiché il latte non rappresenta la via di contagio.

    I problemi più comuni

    Buona parte dei problemi che si presentano durante l’allattamento possono essere evitati attaccando correttamente il bambino al seno, ovvero facendo attenzione che prenda in bocca, oltre al capezzolo, anche parte dell’areola e che non si succhi il labbro inferiore.
    Se dovessero comparire le ragadi, è meglio evitare pomate e unguenti che potrebbero confondere l’orientamento olfattivo del bambino nei confronti del seno. L’utilizzo di paracapezzoli, poi, può ridurre la stimolazione a produrre latte, perciò vanno utilizzati solo in reale caso di necessità e per un periodo limitato.
    Se il bambino, ad esempio per un periodo di malattia, dovesse succhiare meno del solito, la mamma dovrà procedere con la spremitura del latte per evitare improvvisi accumuli e ingorghi.

    Allattamento artificiale

    La mamma può scegliere di non allattare al seno per diversi motivi: per propria attitudine, per scarsa produzione di latte o per la presenza di qualche controindicazione.
    Il latte artificiale è un derivato del latte di mucca trasformato, adattato e integrato per renderlo simile al latte materno. Esistono formule dei primi mesi (per i primi 6 mesi di vita) e formule di proseguimento.
    Ovviamente va evitato il normale latte di latteria, poiché non è adatto a soddisfare le esigenze nutritive di un bambino nel primo anno di vita.
    Il latte artificiale viene venduto già in forma liquida (più costoso) oppure in polvere. Questo si prepara diluendo un misurino raso di polvere in 30 ml d’acqua oligominerale o del rubinetto fatta bollire per 20 minuti. In commercio esistono anche altri tipi di latte, ad esempio di riso, di soia, ipoallergenici, ma è sempre necessario consultarsi con il pediatra prima di procedere con la somministrazione al bambino.
    Tettarelle e biberon vanno sterilizzati quotidianamente con apposite soluzioni o facendoli bollire.
    Anche l’allattamento artificiale deve essere il più possibile elastico e andare in contro alle richieste del bambino, sia per la quantità che per il numero di pasti.


    Fonte: Ministero della Salute

    SKY

    Emanuele Giorgione, Chef - Adler Balance, spiega come devono mangiare le donne in gravidanza e in allattamento.

     
    Pubblicato in: Neonato

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