Marzia Mirabella, pedagogista conduttrice di ABC Nido e Scuola e ABC Pedagogia, ci fornisce utili consigli per aiutare i nostri figli nell'impegno quotidiano dei compiti a casa
La questione dei compiti si presenta in maniera evidente quando il bambino fa il suo ingresso alla Scuola Primaria, all'età di circa 6 anni.Abbiamo davanti un bambino che proviene dalla Scuola d'Infanzia e, in generale, da un'esperienza fatta di gioco, sperimentazione, manualità , sensorialità . A questo stesso bambino, in prima elementare, viene chiesto di adattarsi ad una situazione e ad un'organizzazione moto diverse: la scuola, con le sue regole e caratteristiche, tra le quali abbiamo appunto i compiti.
Chi ha un bambino di questa età capisce sicuramente di cosa stiamo parlando: molto spesso i bambini appaiono stanchi e svogliati, di fronte ai compiti, che a volte sono proprio tanti!
Perché succede questo? Per capirlo meglio, dobbiamo prendere in considerazione la modalità di apprendimento del bambino, molto diversa da quella di noi adulti.
Il bambino apprende prevalentemente attraverso l'azione concreta, il processo di conoscenza è induttivo, cioè parte dal particolare, dall'esperienza concreta fino ad arrivare al generale, alla conoscenza. Alla scuola d'infanzia, ad esempio, i bambini giocano con i compagni e, attraverso la relazione, l'imitazione e l'esperienza sensoriale, imparano.
Partendo da questa premessa, risulta più semplice capire che l'educazione basata sulla spiegazione (esempio emblematico, la lezione frontale a scuola) non è funzionale: il bambino non ricorda e non apprende, impara a memoria, ma poi dimentica velocemente e, soprattutto, fa molta fatica e si demotiva.
Il bambino è naturalmente predisposto all'apprendimento, non è necessario insegnarglielo! Ecco perché quando abbiamo di fronte un bambino "annoiato" dobbiamo drizzare le antenne, perché la noia non è una dimensione che gli appartiene. Piuttosto la demotivazione si può verificare quando non prendiamo in considerazione le sue esigenze o ce le dimentichiamo, solo perché ha 6 anni e "ormai è grande!".
Anche la sedentarietà non è naturale per il bambino: naturale che egli faccia molta fatica a stare seduto al banco per delle ore dopo che negli anni precedenti ha giocato per terra, ha imparato saltando, muovendosi, toccando...
In quest'ottica, come gestiamo i compiti che porta a casa?
- Valutiamo quanti compiti ha da fare, in modo da organizzare il tempo dedicato a farli;
- Ricordiamoci l'importanza della dimensione concreta ed empirica per il bambino: se, giusto per fare un esempio, deve preparare una piccola ricerca su un argomento, aiutiamolo a trovare degli strumenti anche divertenti, che lo coinvolgano emotivamente. Utilizziamo storie, disegni, filmati...
- Aiutiamolo ad esplorare l'argomento, facendo appello alla sua fantasia e creatività : ad esempio, chiediamogli "secondo te cos'è un...?" oppure "secondo te come facevano...?". Riconosciamo al bambino la possibilità di formulare ipotesi, di andare a verificarle, di avere curiosità (così importante anche nel resto della vita!).
- Manteniamo un'alleanza educativa con la scuola: confrontiamoci con gli insegnanti, condividiamo con essi le nostre eventuali perplessità , i dubbi. Cerchiamo di fare un lavoro di squadra attorno al nostro bambino!
Marzia Mirabella
Pedagogista
ABC Scuola – ABC Pedagogia
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