Nei Paesi poveri il 41% dei bimbi non sopravvive al primo mese.
Almeno 350.000 perdono la vita per la gravidanza e il parto.
E' quanto emerge dall'11° ''Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo'' di Save the Children, presentato il 4 Maggio a Roma in occasione della Festa della Mamma, che evidenzia come per milioni di donne diventare ed essere madri e' una sfida quotidiana, a rischio della vita, cosi' come per milioni di bambini sopravvivere alla nascita e ai primi anni e' una lotteria, una scommessa.
Tante donne e neonati si salverebbero se assistiti.
Basterebbero assistenza specializzata, vaccini contro polmonite, diarrea, malaria. allattamento al seno.
Nei Paesi dove sono state adottate queste misure la mortalità materna e infantile sono diminuite.
Donne e bambini dell'Afghanistan, del Niger, dello Yemen o del Sudan, dove gli standard di ''benessere materno-infantile'' sono i piu' bassi e desolanti del mondo. Al polo opposto, anche geografico, le madri e i bambini della Norvegia, dell'Islanda o della Svezia, stanno molto meglio e godono di elevati livelli di salute, istruzione, cure. L'Italia, come evidenzia il nuovo Rapporto Fondazione Cittalia - Anci Ricerche per Save the Children su ''Le condizioni di poverta' tra le madri in Italia'', diffuso sempre oggi, si posiziona nella zona alta ma non altissima di questa graduatoria. Perche' tutto va bene al momento della nascita ma poi iniziano i problemi.
''Tanto piu' in questo periodo di grave crisi economica, il sostegno alle madri diventa cruciale e urgente se vogliamo contrastare la poverta' - commenta Valerio Neri, Direttore Generale per l'Italia di Save the Children - E' necessario procedere su un doppio binario combinando misure che agevolano l'accesso al lavoro e ai servizi, come gli asili nido che sono insufficienti, con il sostegno al reddito''. Per quanto riguarda la condizione di madri e bambini nei paesi a piu' basso reddito ''i governi nazionali, insieme alle istituzioni e organizzazioni internazionali, debbono mettere in cima alle priorita' il reclutamento, l'incremento e il rafforzamento del personale sanitario, a cominciare da quello femminile che dovrebbe costituire il primo riferimento per donne e bambini, o all'interno delle loro comunita' o in cliniche e strutture di cura prossime alle comunita' e al villaggio''.
Giovedì 06 Maggio 2010 11:42























