L'infanzia di oggi e quella del secolo scorso, le sfide da affrontare sul piano medico, sociale e politico.
Sono alcuni degli argomenti che, nei giorni scorsi, sono stati al centro del Congresso della Società italiana di pediatria (Sip) che, in occasione dei suoi 120 anni di congressi pediatrici, traccia un bilancio sulla condizione dell'infanzia ieri e oggi.
I progressi compiuti sul piano diagnostico e terapeutico sono innumerevoli, basti pensare ai dati sulla mortalità infantile: se a inizio secolo era pari a 174 casi su mille, negli Anni 50 è passata a 52,7 per recedere a 4,4 nel 2001 sino a 3,6 bambini nel 2008.
Molte malattie un tempo fatali, quali cardiopatie congenite, diabete, leucemie, oggi possono essere curate.
E ancora, i grandi cambiamenti sociali che stanno interessando il nostro secolo (crisi della famiglia, errati stili di vita, organizzazione della vita inadeguata alle esigenze dei bambini) impongono un ripensamento più generale delle politiche per l'infanzia, che includa anche più incisive azioni per l'ambiente.
E più formazione nella scuola per generare corretti comportamenti riguardo agli stili di vita.
La proposta della Sip è che il pediatra torni nelle scuole.
Il Congresso, quindi, evidenzia le differenze tra l'infanzia di ieri e quella di oggi.
Alla fine dell'800, per problematiche sociali, povertà , alimentazione scarsa e inadeguata, mancanza di tutti i sostegni scoperti e messi a punto nel secolo seguente, la mortalità neonatale ed infantile era elevatissima.
Polmonite, gastroenterite, morbillo, difterite, tubercolosi e tifo hanno rappresentato per lunghissimi anni le principali cause di mortalità infantile con incidenza diversa a seconda delle fasce di età .
Le malattie infettive con l'inizio dell'era antibiotica furono adeguatamente curate e vennero a guarigione moltissimi dei bambini malati.
Le malattie contagiose furono combattute con la messa a punto di vaccini, dall'antitetanico e antidifterico all'antipoliomielitico dei primi Anni 60, dall'antipertosse alla vaccinazione completa (morbillo, parotite e rosolia), fino agli gli altri più recentemente entrati nel calendario vaccinale. Grandi progressi si sono avuti nelle differenti specialità pediatriche: neonatologia, neurologia, pneumologia, gastroenterologia, nefrologia e tante altre.
Scompaiono, quindi, le malattie quale causa di mortalità .
Sono infatti traumi e lesioni che rappresentano la prima causa di mortalità tra 5 a 19 anni e la terza causa nei primi 4 anni.
Cause perinatali e anomalie congenite sono invece responsabili del maggior numero di morti dalla nascita fino a 4 anni.
Leucemie e tumori, dopo il primo anno di vita, rappresentano la seconda causa di mortalità in tutte le fasce di età con una maggiore incidenza tra i 15-19 anni (3,7 su 10 mila), ed i problemi respiratori la quarta causa. Per oltre il 90% dei tumori, la causa è ignota e si ipotizza che essi siano dovuti all'effetto dell'interazione tra fattori esterni (ambiente, abitudini di vita, etc) e il patrimonio genetico di ciascuno di noi che varia molto da soggetto a soggetto, e anche all'interno della stessa famiglia.
La mortalità pediatrica per Aids in 20 anni (dal 1980 al 2002) è diventata prossima allo zero.
Infine in crescita l'asma bronchiale.
Colpisce oggi il 10% della popolazione infantile, percentuale che negli Anni 70 era pari al 2,3%.
Evidenze scientifiche testimoniano che le crisi d'asma peggiorano in relazione all'ambiente in cui si vive.























